La composizione della dieta culturale delle famiglie italiane rivela i gusti e il capitale di conoscenze acquisito attraverso l’educazione e le esperienze formative, e se è condizionata, almeno in parte, dall’accesso fisico a beni e a servizi, sembra risentire delle variazioni nelle disponibilità economiche in modo non meccanico. Il confronto fra i livelli di consumo e di pratica del 2008 e del 2016 mette in luce una generale riduzione dei consumi culturali presi in considerazione. Lo rileva l’Istat nel Rapporto Annuale 2017. Se intesa nella versione “analogica”, la riduzione più drastica si registra nella lettura dei quotidiani cartacei (diminuisce di 9,5 punti percentuali la quota di lettori assidui e di 12,7 punti percentuali per quelli occasionali); è però da tenere in considerazione la quota di lettori di quotidiani online, che non solo contrastano la perdita, ma che fanno aumentare la platea di lettori (ammesso che le due modalità di accesso all’informazione siano omogenee): il 27,8 per cento delle persone legge quotidiani online almeno una volta a settimana e il 14,7 per cento lo fa almeno tre volte a settimana. Un’altra dimensione che ha perso capacità d’attrazione è la lettura di libri, ma con una orte distinzione tra lettori deboli (un solo libro letto nell’anno) e forti (almeno quattro libri letti nell’anno): la quota di lettori deboli scende dal 44,0 per cento del 2008 al 40,5 per cento del 2016, mentre la quota dei secondi si mantiene stabile nei due anni (oltre un quinto delle persone). Oltre a queste due categorie di lettori vanno considerati i lettori di e-book, che nel 2016 raggiungono il 7,3 per cento.

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