De Mauro - sala linguistica biblioteca Nazionale“Il desiderio di Tullio era rendere accessibile a studenti e studiosi i libri che aveva messo insieme nel corso degli anni. Ci teneva che non finissero dentro i magazzini, dentro i depositi ma che fossero a vista e senza impedimenti con libero accesso per tutti”. Silvana Ferreri De Mauro, docente all’Università della Tuscia e moglie del linguista Tullio De Mauro, ha descritto così le motivazioni alla base della donazione alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma del fondo librario dell’ex ministro dell’Istruzione. E proprio in occasione del conferimento del fondo, la Biblioteca di Roma ha intitolato la sala di linguistica allo studioso morto all’inizio del 2017. La stessa sala dove hanno trovato collocazione i volumi donati.

Secondo Rossana Rummo, direttore generale Biblioteche e Istituti di cultura del Mibact, “quello di De Mauro rappresenta un enorme patrimonio che non è solo un patrimonio bibliografico, ma un patrimonio di idee e di percorsi intellettuali che ha compiuto nella sua vita”. E la sala che da oggi porta il suo nome “sarà un luogo vivo. Si potrà far vivere il pensiero di De Mauro e anche l’evoluzione del suo pensiero. Questo sia l’inizio di un percorso di arricchimento”. Tutto questo, secondo il direttore generale, non sarebbe stato possibile senza la passione e l’impegno della Biblioteca Nazionale che, “con il lavoro che è stato fatto in questi anni, rappresenta un luogo vivo dove il Novecento ha una sua voce forte”.

E il Novecento “è un secolo in cui Tullio De Mauro ha dato un contributo intellettuale e culturale gigantesco”. Questa biblioteca “sta rinascendo anche grazie all’apporto delle donazioni ricevute e per quelle che probabilmente arriveranno ancora: l’ultima arrivata “è la biblioteca dell’Isiao (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, ndr) che stava per sparire e che ha trovato ospitalità qui alla Nazionale”.

“La lingua italiana a cui Tullio De Mauro ha dedicato tutta la sua vita di studioso e di intellettuale – aggiunge la Rummo -, è stata la chiave della sua vita. È giusto quindi dare oggi un’attenzione particolare: la lingua italiana e quello che le gira intorno è una chiave di volta anche per il nostro futuro, un futuro che si apre a nuove culture e a nuovi linguaggi. Non a caso De Mauro si è interessato anche all’interazione della lingua italiana con le altre lingue e culture del mondo”.

La contestazione dei “volontari” della Nazionale

Apprezzamenti per la nuova vitalità della Biblioteca Nazionale sono arrivati anche da Giampaolo D’Andrea, capo di gabinetto del ministro Dario Franceschini: “Il fondo – ha detto – trova collocazione in una Biblioteca Nazionale che sta facendo della ricostruzione della cultura italiana del Novecento il suo motivo ispiratore”. D’Andrea ha rappresentato il ministro Franceschini, impegnato alla Camera per “rimediare” alla sentenza del Tar che la settimana scorsa, accogliendo il ricorso di due candidati alla carica di direttori di musei autonomi, ha messo in discussione l’intero assetto della riforma del sistema museale statale pensata dallo stesso Franceschini tre anni fa. Franceschini ha così pure evitato la contestazione dei volontari dell’associazione Avaca, della quale facevano parte, e che forniva al Mibact stesso “manodopera”. I volontari, oggi, hanno ricevuto dal Mibact la rassicurazione sul fatto che il ministro riceverà una loro delegazione a breve.

Il rapporto tra De Mauro e la Biblioteca Nazionale

Il rapporto tra la Biblioteca Nazionale e De Mauro risale a vari decenni fa, a un momento fondamentale per la storia della biblioteca: quello relativo al trasferimento dal Collegio Romano, dove era stata fondata, alla sede di Castro Pretorio. Era il 1969, direttore Emilio Cerulli. In linea col progetto di realizzare un archivio della letteratura contemporanea, si inserisce anche quello di istituire una sala linguistica. L’allora direttore ebbe vari colloqui con Tullio De Mauro che si rese subito disponibile a collaborare all’allestimento bibliografico della sala linguistica. “De Mauro – ha ricordato nel suo intervento l’attuale direttore della Nazionale, Andrea De Pasquale -, con competenza e rigore scientifico, fornì elenchi di opere che servirono per procedere negli acquisti e nella formazione della raccolta”.

Il fondo De Mauro

La sala linguistica viene intitolata a Tullio De Mauro non solo per il suo apporto alla costituzione della sala stessa, ma anche perché oggi si arricchisce di un nuovo fondo: la sua biblioteca personale. Si tratta di circa seimila volumi e circa 650 tesi provenienti dal suo studio alla Sapienza. “L’intitolazione – ha spiegato De Pasquale – è anche l’occasione per siglare la donazione di un primo nucleo dei suoi libri. La sezione consistente è quella dedicata agli scrittori contemporanea. Si incontra la letteratura degli ultimi decenni del Novecento e dei primi decennio del nuovo, cioè di tutta la parte di cui la Biblioteca era sprovvista. Si completa così un periodo storico. Le altre sezioni del fondo De Mauro riguardano, oltre ovviamente la linguistica con particolare riguardo alla dialettologia, le letterature straniere, l’editoria, la storia, l’arte, l’economia, il diritto e l’astronomia”.

La collaborazione tra Roma, Torino e l’Università della Calabria

Si darà vita a una collaborazione con l’università della Calabria che conserva una parte della sua biblioteca saussuriana all’interno della collezione di area umanistica dell’università. Il progetto è quello di ricostruire virtualmente la biblioteca del professore coinvolgendo la Rete italiana di cultura popolare di Torino, a cui è stata donata un’altra parte della biblioteca legata alla dialettologia. Si farà in modo, in prospettiva, che l’utente possa consultare tutti i libri posseduti da De Mauro attraverso un unico portale.

La visione di De Mauro sulle biblioteche locali

Silvana Ferreri ha letto un passaggio in cui De Mauro illustrava la “prima azione” per sconfiggere l’arretratezza culturale nel nostro Paese: “Creare una biblioteca per ogni comune”. Si tratta, diceva, “di un grande sforzo. Le biblioteche, concentrate al nord e nelle grandi città, sono duemila e i comuni sono 8000. Più di tre quarti dei comuni ne sono privi. Se riuscissimo – era l’auspicio di De Mauro – a trasformare la spesa per aprire biblioteche nei comuni da facoltativa e di lusso in obbligatoria otterremmo dei buoni risultati, portando le biblioteche territoriali in tutti gli angoli del nostro Paese”. E ancora: “Le biblioteche rappresentano un potente fattore di crescita della lettura e quindi della crescita complessiva del Paese”.

Un “ministero che funziona”

La moglie di De Mauro ha voluto, in conclusione, rivolgere il suo ringraziamento e sottolineare “la sensibilità, la rapidità, l’efficienza sia del direttore Andrea De Pasquale sia del direttore generale Biblioteche, Rossana Rummo”. In un’Italia, ha detto, che “a volte è inceppata, vedere un ministero funzionare e funzionare bene è una cosa che fa piacere e apre alla speranza cui Tullio ha sempre guardato”.

 

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