“Oggi abbiamo un bando aperto per il Colosseo dove su 84 candidati 14 sono stranieri; mi chiedo chi di loro sarà ancora disponibile visto che con questa sentenza passa il messaggio che in Italia regna l’incertezza più totale”. Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, è furioso per la sentenza del Tar del Lazio (a suo avviso discriminatoria e in contraddizione con la giurisprudenza della Corte Europea) che ha fatto saltare cinque direttori di museo e preso di mira la sua riforma che dal 2015, tra gli altri cambiamenti, prevede la nomina di candidati stranieri a capo dei nostri musei. Una riforma che, rivendica in un’intervista a Vanity Fair, ha fatto crescere il numero di visitatori dai 38 milioni del 2013 ai 45,5 del 2016 (“E nel 2017 sono ancora in aumento”).

Sto facendo la cosa che mi piace di più, e non esiste ministero più pesante di quello della Cultura in Italia

Un ministero che gli piace come conferma lui stesso: “Sto facendo la cosa che mi piace di più, e non esiste ministero più pesante di quello della Cultura in Italia”. L’amore per l’arte? “Nella vita bisogna avere interessi diversi: ho fatto l’avvocato, il politico, ho scritto quattro romanzi e sono appassionato di arte. Un amore a cui sono stato educato da piccolo da mio padre che mi ha cresciuto in una casa piena di libri e insegnato l’amore per il bello”. Anche la moglie viene da quel mondo: “È storica dell’arte, nella scorsa legislatura è stata presidente della commissione Cultura di Roma Capitale, ora è capogruppo del Pd in consiglio comunale a Roma”, ha dichiarato il ministro.

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