La pirateria digitale in Italia resta un fenomeno diffuso nonostante il leggero calo registrato negli scorsi dodici mesi. Quasi 4 italiani su 10 nel 2016 hanno dichiarato di aver visto illegalmente, almeno una volta, film, serie TV o programmi televisivi e di intrattenimento. Nel complesso si stimano quasi 669 milioni di atti di pirateria compiuti. La stima del fatturato perso direttamente a causa della mancata fruizione attraverso i canali legali di film e serie TV piratate nel 2016 è pari a 686 milioni di euro (518 mln per i film, 181 mln per le serie TV). Il danno complessivo all’economia italiana è stimato in 1,2 miliardi di euro mentre sono 6.500 i posti di lavoro persi. Questi gli allarmanti dati che emergono dall’indagine Fapav/Ipsos sulla pirateria audiovisiva in Italia presentata a Roma presso la Casa del cinema di Villa Borghese.

Nel complesso, lo scorso anno ha registrato un trend complessivo in leggero miglioramento, con la pirateria digitale in aumento e il crollo di quella fisica e indiretta. Rispetto a 6 anni fa, inoltre, è aumentata la consapevolezza che la pirateria è un reato, ed è cresciuta anche l’inclinazione ad adottare alternative legali “a pagamento”. L’82 per cento dei “pirati” – si legge nella ricerca – è infatti a conoscenza del fatto che la pirateria è un reato. Il 57 per cento ritiene che sia improbabile essere scoperto e ancor meno sanzionato. Il 31 per cento dei pirati che ha sperimentato l’oscuramento di un sito pirata si è rivolto almeno una volta ad alternative legali.

Alla presentazione dell’indagine “Industria, consumi culturali e comportamenti illeciti” hanno partecipato, fra gli altri, Mario Catania (Presidente della commissione d’inchiesta sulla contraffazione e pirateria della Camera), Nicola Borrelli (Direttore generale cinema del Mibact), Federico Bagnoli Rossi (segretario generale Fapav – Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali), Nando Pagnoncelli (Presidente Ipsos Italia), Rossana Rummo (Direttore generale Biblioteche e Istituti culturali Mibact), Antonio Mura (Sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione) e Francesco Posteraro (Commissario Agcom). In apertura del convegno è stato trasmesso un video messaggio del presidente del Senato, Pietro Grasso.

Bagnoli Rossi: non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo lavorare sempre di più

“I dati presentati oggi – ha dichiarato Bagnoli Rossi – evidenziano come a fronte della naturale evoluzione del mercato audiovisivo, con una sempre più ampia e diversificata offerta legale di contenuti, frutto di un investimento rilevante dell’industria verso le nuove tecnologie, si sia evoluta anche la pirateria e il livello culturale e di competenza tecnologica di chi compie atti illeciti. L’indagine ci dice che non possiamo abbassare la guardia, che dobbiamo lavorare sempre di più e con maggiore determinazione sul fronte della comunicazione e della sensibilizzazione, soprattutto nei confronti dei nativi digitali. Occorre puntare principalmente su due livelli: da un lato la consapevolezza sulla percezione del reato e dall’altro, in una prospettiva di crescita del mercato, una maggiore responsabilizzazione degli intermediari del web. L’impianto normativo oggi esistente in Italia è ancora valido, va solo applicato e implementato con forza da tutti quanti: Autorità, Forze dell’Ordine, Magistratura e Operatori”.

Catania: “Nessun settore sfugge alla contraffazione”

Nel suo intervento Mario Catania ha sottolineato che “nessun settore sfugge alla contraffazione, a differenza di 40 anni fa quando era solo indirizzata verso la moda e l’audiovisivo. Ma il mondo è cambiato completamente, la contraffazione che prevale è quella attraverso internet”. Che fare di fronte a questa tecnologia?

Per l’ex ministro “la reazione penale non è una risposta sufficiente, anche perché l’opinione pubblica non vive il fenomeno come un reato grave, come un fenomeno da contrastare, e di conseguenza la politica traduce in leggi questo sentire: serve un sistema sanzionatorio non penale ma amministrativo per contrastare il fenomeno. Credo – ha concluso Catania – che l’azione debba seguire tre direttrici: lavorare sull’opinione pubblica per far capire il danno della pirateria; una politica penale più efficace per quanto riguarda i grandi traffici: far lievitare un sistema di sanzioni amministrative che sia agile ed efficace”.

Nicola Borrelli (Mibact) ha posto l’accento in particolare su due priorità da seguire per contrastare la pirateria: da un lato bisogna agire su educazione formazione – “per far comprendere il danno che provoca la pirateria” – dall’altro è necessario “incoraggiare quelle politiche commerciali per poter così rispondere alla forte domanda di contenuti multimediali con una risposta legale, semplice e a prezzi contenuti”.

Il consumo illecito dei contenuti: cresce la pirateria digitale

I film sono il contenuto piratato più spesso e dal maggior numero di persone: il 33 per cento della popolazione adulta, con oltre 370 milioni di atti di pirateria (oltre la metà del totale stimato di atti). Nonostante sia il più diffuso, il fenomeno della pirateria di film risulta inferiore rispetto a sei anni fa: -4 per cento (era 37 per cento nel 2010) e -3 per cento in termini di atti.

Sono aumentati nettamente i pirati di serie e di programmi televisivi: nel 2010 erano, rispettivamente, il 13 per cento e l’11 per cento della popolazione, oggi il 22 per cento e il 19 per cento.

La tipologia di pirateria più diffusa è quella digitale, che coinvolge il 33 per cento della popolazione italiana e mostra un trend in crescita rispetto a sei anni fa. Questo andamento è particolarmente evidente guardando alle stime degli atti di pirateria di film: tra il 2010 ed oggi si è assistito ad un aumento del 78 per cento degli atti di pirateria digitale.

Al contempo sono diminuiti dell’81 per cento e del 50 per cento, rispettivamente, gli atti di pirateria fisica e indiretta.

Nello scaricare le serie TV, il ricorso a siti BitTorrent è diffuso tanto quanto il download da Cyberlocker (57 per cento) mentre i software P2P (peer-to-peer) sono fonte per serie TV solo per il 28 per cento dei pirati. Se si parla di film appare maggiormente diffuso il download da internet (Cyberlocker 59 per cento), senza ricorso a BitTorrent o P2P (54 per cento e 24 per cento, rispettivamente).

Per lo streaming, sia di film sia di serie TV, i siti web collegati ai Cyberlocker sono la fonte principe (93 per cento): la ricerca dei siti avviene per lo più attraverso i motori di ricerca online (56 per cento) o grazie al passaparola di amici/conoscenti (42 per cento). Lo streaming attraverso IPTV, seppur fenomeno marginale, appare più diffuso tra i pirati di serie TV (16 per cento vs. 12 per cento tra i pirati di film).

La pirateria audiovisiva “under 15”: 1 ragazzo su 2 guarda contenuti pirata

Se tra gli adulti i pirati risultano essere il 39 per cento della popolazione, tra i più giovani la percentuale è superiore: 1 ragazzo su 2 tra i 10 e i 14 anni dichiara di aver visto illegalmente negli ultimi 12 mesi almeno un film, una serie o un programma televisivo. La pirateria di film è sempre la più diffusa: nel complesso coinvolge infatti il 46 per cento della popolazione tra i 10 e i 14 anni (vs. 28 per cento programmi TV e 25 per cento serie).

Anche in termini di atti di pirateria il film è il contenuto più piratato dagli adolescenti, ma meno rispetto a quanto questo conti per gli adulti (46 per cento degli atti vs. 56 per cento per gli adulti).

Relativamente alle diverse tipologie di pirateria, come per gli adulti, è la pirateria digitale a prevalere (45 per cento): streaming in primis (34 per cento), ma con un peso del prestito di copie digitali (19 per cento) non molto inferiore al download/P2P (22 per cento).

L’identikit del nuovo pirata digitale

Chi compie atti illeciti oggi ha un profilo molto ben delineato: è principalmente uomo (55 per cento), lavoratore (54 per cento), in posizioni direttive o autonome più frequentemente della media della popolazione italiana, con un titolo di studio mediamente più elevato (62 per cento diplomati). Questo identikit “smonta” l’accezione comune che la pirateria derivi da oggettive difficoltà economiche. I pirati sono inoltre più giovani della media italiana, specie quelli digitali, e appaiono più “connessi e tecnologici”: lettori DVD e/o Blu-ray, smart TV e consolle per videogiochi connesse a internet sono strumenti che li caratterizzano più della media. Più degli altri sono inoltre coinvolti o interessati alle forme della cosiddetta “sharing economy” (crowdfunding, couch-surfing, car/bike-sharing, co-working, ecc).

La percezione dei pirati sui danni e i rischi

Intanto c’è una buona notizia: rispetto a 6 anni fa è aumentata tra i pirati adulti la consapevolezza che la pirateria è un reato, ed è cresciuta anche l’inclinazione ad adottare alternative legali “a pagamento”.

La strada è comunque ancora lunga: solo 1 pirata adulto su 4 (e 1 su 5 tra i più giovani) ritiene che piratare possa considerarsi un gesto grave. Le azioni deterrenti non bastano, soprattutto se si pensa, come dichiarato da oltre un terzo degli intervistati, che l’azione più frequente compiuta dai pirati davanti ad un sito oscurato è la ricerca su internet di un nuovo sito da cui scaricare/vedere il contenuto non originale.

Seppur la maggior parte dei pirati (soprattutto adulti) sia consapevole dell’illegalità del gesto che compie, meno della metà ritiene invece probabile essere scoperto e punito. Secondo i tre quarti o più dei pirati un sistema sanzionatorio (multe e/o denunce) capillare e credibile sarebbe una efficace forma di deterrenza.

L’oscuramento dei siti è un’altra tra le forme di deterrenza considerate più efficaci (77 per cento) e che effettivamente risulta aver portato il 31 per cento dei pirati che l’hanno sperimentato a rivolgersi almeno una volta ad alternative legali per la fruizione del contenuto che stavano cercando.

L’impatto economico sul sistema Paese

La pirateria dunque rappresenta un limite culturale ma anche e soprattutto un danno economico: nel complesso, l’impatto combinato della pirateria di film e serie si stima in circa 128 milioni di fruizioni perse nel 2016, pari ad un danno finanziario annuo per l’industria audiovisiva di circa 686 milioni di euro. Le ripercussioni per l’economia italiana nel complesso sono di diversa natura: si stimano 1,2 miliardi di euro di perdita in termini di fatturato delle aziende (non soltanto quelle dell’industria audiovisiva), che implicano una contrazione di PIL di circa 427 milioni di euro e 6.540 posti di lavoro persi.

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