La commissione Giustizia della Camera ha votato gli emendamenti al nuovo testo base del disegno di legge Franceschini-Orlando “Delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale”.

Il nuovo testo del disegno di legge adottato come testo base (“Disposizioni in materia di delitti contro il patrimonio culturale”) è composto da 6 articoli. In particolare l’articolo 1 (Modifiche al Codice penale) stabilisce che dopo il Titolo VIII del libro II del Codice penale venga aggiunto il “Titolo VIII-bis Dei delitti contro il patrimonio culturale”. Quest’ultimo prevede una serie di 17 articoli (dal 518-bis) che stabiliscono, tra l’altro: la reclusione da due a otto anni per chiunque si impossessi di un bene culturale, sottraendolo a chi lo detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri; appropriazione indebita (reclusione da 1 a 4 anni), ricettazione (da 3 a 12 anni) e riciclaggio (da 5 a 14 anni) di beni culturali.

Quattro gli emendamenti che – da quanto si apprende – hanno ricevuto il semaforo verde della commissione Giustizia della Camera, tutti relativi all’articolo 1, il più sostanzioso e quello che reca le maggiori novità.

Gli emendamenti approvati:

Via libera all’emendamento 1.1 – prima firmataria la deputata Coscia (Pd) – che chiede di inserire, al comma 1 lettera a) capoverso 518-octies, la frase : “nonché di chiunque rende dichiarazioni mendaci al fine di comprovare al competente ufficio di esportazione, ai sensi di legge, la non assoggettabilità ad autorizzazione all’uscita dal territorio nazionale di cose di interesse nazionale”.

Il nuovo testo recita quindi così: “Art. 518-octies. – (Uscita o esportazione illecite di beni culturali). Chiunque trasferisce all’estero beni culturali, senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione, è punito con la reclusione da uno a quattro anni o con la multa da euro 258 a euro 5.165. La pena è della reclusione da due a cinque anni se il delitto ha ad oggetto beni culturali di rilevante valore. La pena prevista ai commi primo e secondo si applica, altresì, nei confronti di chiunque non fa rientrare nel territorio nazionale, alla scadenza del termine, beni culturali per i quali sia stata autorizzata l’uscita o l’esportazione temporanee, nonché di chiunque rende dichiarazioni mendaci al fine di comprovare al competente ufficio di esportazione, ai sensi di legge, la non assoggettabilità ad autorizzazione all’uscita dal territorio nazionale di cose di interesse culturale. Il giudice dispone la confisca delle cose, salvo che queste appartengano a persona estranea al reato. La confisca ha luogo in conformità delle norme della legge doganale relative alle cose oggetto di contrabbando. Se il fatto è commesso da chi esercita attività di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di oggetti di interesse culturale, alla sentenza di condanna consegue l’interdizione ai sensi dell’articolo 30”.

Approvato l’emendamento 1.3 a firma Marotta (Ap-Ncd): “Al comma 1 lettera a) capoverso Art. 518-bis eliminare le seguenti parole: ovvero se ricorre una o più delle circostanze indicate all’articolo 61”. Il nuovo testo è quindi: “E’ punito con la reclusione da due a otto anni chiunque si impossessa di un bene culturale, sottraendolo a chi lo detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri. La pena è della reclusione da quattro a dodici anni se il reato è aggravato da una o più delle circostanze previste nel primo comma dell’articolo 625 o se il furto di beni culturali appartenenti allo Stato è commesso da chi abbia ottenuto la concessione di ricerca prevista dalla legge”.

Via libera all’emendamento 1.4 sempre a firma Marotta: “Al comma 1 lettera a) capoverso Art. 518-sexies, sostituire la parola ‘conoscendone’, con le seguenti parole: ‘sapendo sella sua’”. Il nuovo testo è pertanto “Fuori dei casi di ricettazione, chiunque detiene un bene culturale sapendo della sua la provenienza illecita è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa fino a euro 20.000”.

Infine semaforo verde della commissione Giustizia della Camera all’emendamento 1.5, ancora a firma Marotta, che chiede di sostituire “Al comma 1 lettera a) capoverso Art. 518-novies – primo comma – la parola “inservibili” con le seguenti parole: “non fruibili”. Il nuovo testo recita dunque: “Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, non fruibili beni culturali o paesaggistici è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.

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