“La vera motivazione, il vero fondamento dell’Unione europea, è la cultura, che ha permesso in un certo modo di superare le barriere linguistiche”. Per questo è un “errore” quando se ne parla poco nelle campagne elettorali dei paesi europei. Lo ha dichiarato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, in un’intervista al settimanale francese “Marianne”. “Probabilmente si crede che i cittadini abbiano problemi più urgenti, temi che li preoccupano maggiormente, come la sicurezza, l’immigrazione o la disoccupazione. Ma non si fa una buona politica senza una forte dimensione culturale. Ho fatto molte altre cose nel corso della mia carriera politica, ma sono stato io quattro anni fa a chiedere questo ministero, proprio perché volevo imporre l’urgenza della cultura”.

Franceschini ricorda quindi le parole dell’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (“Con la cultura non si mangia”), sottolineando che “ho voluto essere ministro della Cultura anche per dimostrare che quelle parole erano false: oggi gli investimenti culturali in Italia si sono moltiplicati e rappresentano un fattore economico reale. La cultura fa bene all’anima, ma anche all’economia”.

La cultura, inoltre, è “assolutamente un antidoto contro i populismi. Soprattutto lo è la conoscenza che porta la cultura. I populismi vivono di paure. Aveva ragione Umberto Eco nel dire che la cultura è il principale vettore di conoscenza tra i popoli”. La cultura, prosegue Franceschini, “è determinante sia per rinforzare l’integrazione europea che per combattere i populismi. Bisogna far capire ai nostri concittadini che il mondo è cambiato e che non si può rifiutarlo. Bisogna far capire che la preservazione indispensabile della nostra identità si concilia con l’apertura. Non si può affrontare il futuro alzando muri, ma costruendo ponti”, ha concluso il ministro dei Beni culturali.

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