Venezia grandi naviSe tutte le istituzioni devono incoraggiare insieme un turismo sostenibile, è altrettanto vero che tutti insieme dobbiamo impegnarci per scoraggiare un turismo insostenibile. Comincia così ‘lo sfogo’ del sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni a margine della firma al Collegio Romano dell’Accordo per l’organizzazione del VII forum degli itinerari culturali del Consiglio d’Europa. Il sottosegretario si riferisce in particolare a Venezia (“una città che tanto amo”) e a quel turismo che la sta macellando.

La conversazione nella sala della Crociera del Mibact prende le mosse dalla difficoltà cui va incontro l’azione di alleggerimento da quel turismo che assale le città d’arte italiane. Un’azione che vede al centro l’obiettivo del ministero di diversificare e delocalizzare l’offerta turistica liberando così i luoghi più congestionati a favore di quelli meno battuti. Borletti Buitoni, riferendosi a Venezia, rilancia l’idea di uno strumento di dissuasione per l’ingresso in laguna: “Bisognerebbe pensare a un strumento modulabile. La diversificazione dell’offerta turistica funziona finché non hai un’invasione…. Nel momento in cui si usano dissuasioni più immediate riesci a gestire numeri molto più grandi”.

Venezia svenduta e violata

A Venezia, ricorda il sottosegretario, “ci sono 53mila abitanti, erano 147mila dopo la guerra. Non vivi più a Venezia: tutte le botteghe storiche sono state comprate dai cinesi che vendono souvenir che non hanno più niente a che vedere con l’artigianato veneziano”. Venezia, prosegue, “ha perso la sua identità, è stata svenduta, violata”.

Le grandi navi

Per Borletti Buitoni è giunto il momento di dare dei segnali: “Le grandi navi devono stare fuori dal bacino di San Marco”. Adesso, sul tema, è in arrivo un ‘comitatone’ (“al quale, presumo, non mi inviteranno”) tra Comune, Autorità portuale e ministero delle Infrastrutture che dovrà prendere una decisione condivisa. “Il problema lì è che si vuole prevedere una strada alternativa”. Sarebbe stato meglio, prosegue, “ragionare in questi anni sul sistema dell’alto Adriatico dividendo il segmento delle grandi navi in tre: piccole, medie e grandissime. Creando quindi un sistema spalmabile invece di tutto questo tempo perso”.

Ora i tecnici si stanno scervellando per trovare delle vie alternative dove far passare queste navi. “Il problema – spiega l’ex presidente del Fai – è che quello non è un turismo adatto a Venezia. Non puoi far entrare quei bestioni, allargare dei canali che hanno già comportato lo stravolgimento della laguna. Riscavare canali che già hanno stravolto l’equilibrio della laguna, allo stato attuale, appare una follia”. Per non parlare di chi voleva fare una Manhattan a Marghera. “Qualcuno mi deve dire perché Venezia ha bisogno di essere Manhattan. Qual è il senso?”.

Gli itinerari fluviali

Esempi virtuosi che sfruttano gli itinerari fluviali ci sarebbero. “La linea fluviale Locarno Venezia è una cosa geniale: un canale porterebbe queste imbarcazioni da Locarno fino a Venezia e viceversa. In questo modo si uniscono due Paesi, si attraversano tre Regioni e si valorizza un patrimonio culturale fantastico. È quasi finito, ci vuole un intervento economico relativo rispetto alle cifre a cui siamo abituati in Italia”. Ma c’è un ma. “Ecco – aggiunge Borletti Buitoni -, io sono tre anni che cerco di mettere intorno a un tavolo Ministero delle Infrastrutture, Ministero dell’Ambiente, Mibact, le tre Regioni interessate e non ci sono mai riuscita. Pensate che itinerario fantastico sarebbe quello. Si potrebbe veramente valorizzare e decongestionare un territorio”.

Manca, secondo il sottosegretario, “una visione grande”. Il governo “faccia la sua parte che è quella di essere superiore alle istanze locali. Altrimenti l’Italia non ne verrà mai fuori. Ci vuole qualcuno che a un certo punto dica: adesso basta. Si pensi che sulle grandi navi il nostro Ministero potrebbe mettere un vincolo paesaggistico. Un vincolo che io avevo anche fatto preparare… Un vincolo che sarebbe anche un segnale”.

Andrebbe pensato “un sistema coordinato dell’Alto Adriatico trovando altre soluzioni per le grandi navi. Ormai la stazza delle grandi navi che possono avvicinarsi alla laguna è pari a 160mila tonnellate, quando fu fatto il decreto Clini Passera era 40mila”. Il decreto del 2012, nato all’indomani del disastro della Costa Concordia, si occupava nello specifico anche della città di Venezia, riguardo la quale si vieta il transito nel canale di San Marco e della Giudecca a navi con stazza superiore a 40mila tonnellate lorde.

Il futuro

Il sottosegretario Borletti Buitoni pensa a qualche gesto simbolico per Venezia? “Quando lascerò la politica sì, ora no. Mi direbbero che non si può fare…”.

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