Flavia Piccoli NardelliIl cinema, l’Art bonus, e la cultura come un bene di cui poter godere. Ma anche macro e micro mecenatismo e la chiave della defiscalizzazione per trovare forme virtuose di collaborazione pubblico-privato. Flavia Piccoli Nardelli, presidente della Commissione Cultura della Camera, è intervenuta a #terrazzaPD all’incontro “Tra cinema e cultura”, talk organizzato dal Partito Democratico per parlare dei temi caldi per la cultura in Parlamento. Insieme alla presidentessa della VII Commissione di Montecitorio anche Nicola Maccanico, Salvo Nastasi e Simonetta Giordani.

La legge sul cinema

La legge sul cinema è stata un modello virtuoso, ha detto Piccoli Nardelli: si tratta “di un provvedimento di legge che è stato incardinato al Senato e che ha visto più di 50 audizioni. Dagli scrittori, ai distributori, agli esercenti, al pubblico, alla scuola: tutti coloro che nel cinema lavorano o che del cinema godono. Tutto questo mondo si è ritrovato per proporre una serie di emendamenti”. Le Commissioni Cultura di Camera e Senato hanno lavorato insieme per portare aggiustamenti e modifiche sui temi più sensibili. “Il provvedimento – ha ricordato la presidentessa della VII Commissione – è stato approvato in tempi rapidi dal Senato e senza modifiche dalla Camera. Tutti erano consapevoli che questo del mondo del cinema è un mondo importantissimo per l’intero settore della cultura in generale”.

Dove è intervenuto il Parlamento? Sul cinema “difficile”, sul cinema d’autore e su quello dei giovani. Quello che difficilmente trova un pubblico commerciale, un pubblico facile. Ha ricordato Piccoli Nardelli: “Qui c’era stata un’opzione da parte del governo: 10% dei fondi che sarebbe stato messo a disposizione di questo settore specifico. Il Parlamento lo ha portato al 18% aumentandolo in maniera significativa. Proprio nella consapevolezza che il cinema deve avere un suo pubblico, ma anche che c’è un pubblico che noi dobbiamo raggiungere e far nostro”.

Il secondo provvedimento va nella stessa direzione. “Parliamo di un 3% dei fondi stanziati per il cinema per la sensibilizzazione che va fatta con le scuole sul mondo del cinema e dell’audiovisivo. Significa, per la prima volta, avvicinarsi a un mondo dei giovani che nell’audiovisivo, nel videogioco si ritrovano molto di più che non nel cinema tradizionale”. E ha poi precisato: “Noi sosteniamo il cinema perché lo consideriamo importante da un punto di vista sociale, economico, di crescita democratica di questo paese”. Anche dal punto di vista della dinamica parlamentare questa legge ha rappresentato un esempio: “Siamo arrivati a una votazione finale senza nessun voto di opposizione e in cui tutti i gruppi politici hanno riconosciuto l’importanza di questo settore”.

Il problema di trovare nuovi pubblici

E’ evidente che per quanto che riguarda il mondo della cultura, abbiamo bisogno di allargare il pubblico di riferimento. “C’è un atteggiamento verso la cultura nel nostro paese – ha detto Piccoli Nardelli – che l’ha santificata, ma resa lontana. Noi abbiamo bisogno di togliere questa specie di sacralità che la cultura si è messa addosso. Dobbiamo far capire che la cultura è qualcosa di cui dobbiamo poter fruire”. L’esponente dem ha ricordato come il decreto Colosseo abbia cambiato molto il rapporto con la cultura. Era un periodo in cui per alcuni scioperi si erano verificate difficolta per entrare al Colosseo e a Pompei. Attraverso un provvedimento, allora, si era stabilito che la cultura fosse uno dei diritti essenziali della cittadinanza. E come tale andava preservato. Quell’esempio “significa che dobbiamo porci di fronte a un museo, a una biblioteca, come di fronte a qualcosa di cui dobbiamo poter fruire”.

Esiste poi il problema della defiscalizzazione. “Dobbiamo trovare forme virtuose di collaborazione pubblico-privato, togliendo quell’alone di incertezza e sospetto che per molti anni è rimasto legato all’idea di utilizzare il sostegno del privato. Occorre vederlo come un sostegno virtuoso di fronte a un patrimonio sterminato come quello italiano che altrimenti diventerebbe difficile da sostenere”. Proprio per questo l’Art bonus è molto interessante: “E’ vero che parliamo di forme di macro mecenatismo, ma anche di micro mecenatismo. Piccoli interventi per la propria biblioteca, per il museo dietro casa. Il sostegno diventa così una forma per ribadire che è mio diritto sostenere quel bene, controllare come viene gestito, esserne parte attiva. E questa è la democrazia nella cultura”.

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