“È un provvedimento di ispirazione carcerocentrica” sbotta Arcangelo Sannicandro, deputato di Mdp. “Questo ddl contiene pene spropositate, più simili all’omicidio” ribatte Francesco Paolo Sisto (FI). “Stiamo creando un sistema fortemente regressivo” allarga le braccia Rocco Buttiglione, dell’Udc. In Aula alla Camera è battaglia sul ddl che istituisce nuovi reati contro il patrimonio culturale. L’ex testo delega Franceschini-Orlando, riscritto e trasformato in ddl dalla Commissione Giustizia di Montecitorio, prevede, in particolare, l’introduzione di nuovi reati che hanno come oggetto i beni culturali con pene anche fino a 18 anni. Il testo viene difeso dal relatore Giuseppe Berretta, Pd: “È un provvedimento equilibrato, che ci permetterà di tutelare in modo più efficace il nostro patrimonio culturale”. Berretta chiama in causa i pareri dell’ex Ministro della Giustizia, Paola Severino, e del Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, ascoltati in Commissione nella fase di riscrittura del testo.

Nel corso della seduta di oggi sono stati votati alcuni emendamenti all’articolo 1. Le proposte di modifica – presentate da Forza Italia – miravano ad “alleggerire” il peso detentivo del testo, ma sono state tutte respinte dall’Aula. “Rischiamo di avere più reati che malfattori – ha detto in Aula il deputato Francesco Paolo Sisto -, avremo più pene che indagati”. “Ci troviamo davanti a una norma scritta male” ha spiegato Rocco Buttiglione (Udc). “Se uno trova un coccio arando la terra e se lo tiene, vuol dire che detiene un bene culturale. Stiamo creando un sistema fortemente regressivo”.
Molto critico anche l’Mdp, con Sannicandro: “Non si può punire il tombarolo come se fosse un trafficante internazionale di droga”. L’esame del provvedimento è stato rinviato a domani, quando si procederà con il voto degli altri emendamenti all’art. 1, anche quello presentato da Donatella Ferranti (Pd) che propone di eliminare la reclusione da due a 5 anni per chi trasferisce illegalmente all’estero beni culturali di “rilevante valore”, su cui sia relatore che Governo hanno dato parere favorevole.

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