“Spero che il Parlamento trovi una finestra in questa fine di legislatura per portare finalmente a termine questa impresa normativa”. Così l’ex ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha commentato con AgCult – a margine dell’evento sui “Caschi Blu della Cultura” organizzato dallo Iai (Istituto affari internazionali) – il ddl attualmente in discussione in Aula della Camera che istituisce nuovi reati contro il patrimonio culturale. L’ex testo delega Franceschini-Orlando, riscritto e trasformato in ddl dalla Commissione Giustizia di Montecitorio, prevede, in particolare, l’introduzione di nuovi reati che hanno come oggetto i beni culturali con pene anche fino a 18 anni di reclusione.

Ma fu proprio Rutelli il primo, era il 30 luglio 2008, a presentare un disegno di legge (cofirmato da Luigi Zanda) che imponeva di “elevare a delitto le forme più gravi di offesa al patrimonio culturale, affinché siano puniti nel modo più severo i comportamenti che suscitano, nell’attuale contesto storico, un maggiore allarme sociale – come il vandalismo, il furto d’arte, la ricettazione e l’illecita esportazione di beni culturali – e per i quali nessun altro tipo di sanzione, al di fuori di quella penale, sarebbe percepito come adeguato”.

Il ddl presentato da Rutelli

Nel disegno di legge si sottolineava “l’urgenza di una riforma del sistema sanzionatorio applicabile ai reati perpetrati a danno del patrimonio culturale. E’ infatti diventato se possibile più acuto l’allarme relativo alle minacce al nostro patrimonio; ed è quanto mai necessario consolidare i positivi risultati della ‘diplomazia culturale’ italiana nel recuperare capolavori archeologici trafugati dal nostro Paese e nello sperimentare criteri scientifici e metodologie di cooperazione per prevenire i traffici e snidare le complicità nel commercio illecito di opere d’arte”.

L’esame del ddl si interruppe però nel novembre del 2012 a causa della fine anticipata della legislatura.

“Il testo che noi presentammo – ricorda Rutelli – unificava interventi contro il trafugamento, contro il paesaggio – cioè attentati deliberati a valori paesaggistici, con abusi scellerati in siti che ricadevano nelle previsioni del codice del paesaggio – e i danneggiamenti deliberati ai monumenti, come i cretini che fanno il bagno nella Barcaccia o nella Fontana di Trevi o quelli che lasciano la loro impronta imbecille su qualunque monumento, dal Colosseo a un sito archeologico”.

Prevedere anche lavori socialmente utili per chi commette atti di vandalismo

Naturalmente, ha spiegato l’ex sindaco di Roma, ora presidente dell’Associazione Incontro di Civiltà, devono essere previste “sanzioni differenziate” oltre a “misure e interventi che a mio avviso in alcuni casi dovrebbero essere di ripristino: ovvero, coloro che compiono atti di vandalismo e danneggiamento, ancor più che la restituzione economica dell’importo del danno, dovrebbero anche avere una previsione di lavori socialmente utili, quindi imparare il rispetto che riguarda la tutela, la cura e la prevenzione del patrimonio”.

“Da quando ho presentato il disegno di legge, sono passati quasi 10 anni, quelle fattispecie col turismo di massa – e la difficoltà di metterlo sotto controllo – si sono accresciute: quindi oltre a un’azione contro il traffico illecito e contro i trafficanti e i tombaroli, c’è un aspetto fondamentale che è la tutela dal danneggiamento derivante da incuria, arroganza o azione di tribù, perché anche su questo ci stiamo misurando sempre più, con persone che danneggiano il patrimonio culturale. Che danneggiare un treno sia una cosa gravissima e debba essere sanzionata non c’è dubbio, ma che danneggiare la fontana dei Fiumi di Piazza Navona comporti un’aggravante, non dovrebbero esserci parimenti dubbi”, ha concluso Rutelli.

Dichiarazioni in linea con quelle formulate in commissione Giustizia dall’ex Cancelliera Paola Severino che, chiamata ad esprimersi sul provvedimento attualmente all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, aveva salutato con favore proprio l’introduzione del “danneggiamento colposo”.

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