irene manzi - imprese culturaliStiamo lavorando intensamente in queste ore. Siamo ben consapevoli che un parere negativo della Commissione Bilancio equivarrebbe ad affossare il provvedimento. Qualche speranza ancora c’è, nonostante le mille difficoltà che ha attraversato e sta ancora attraversando alla Camera il provvedimento finalizzato alla “Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative”. Appare fiduciosa Irene Manzi, relatrice in Commissione Cultura di Montecitorio, cui la proposta di legge è affidata in sede referente. Conversando con AgCult, spiega: “Ho riparlato anche oggi con il relatore del provvedimento in V Commissione per cercare di far comprendere il senso dell’articolo contestato riguardo alle sedi. Un articolo che tra l’altro è in linea con le politiche di valorizzazione del patrimonio pubblico tenute in questi anni e con le disposizioni del codice del Terzo settore. Stiamo dialogando per far sì che ci sia un parere in primo luogo favorevole e con minor condizioni possibili”.

Il nodo delle sedi concesse alle imprese culturali

Sì perché l’ultimo stallo sul provvedimento (già privato della parte che prevedeva agevolazioni fiscali alle start-up culturali) è rappresentato dal vecchio articolo 5, diventato, dopo la scure del governo e della Commissione Bilancio, il 2. Nell’ultima seduta del 22 giugno la commissione Bilancio aveva ‘ricominciato’ l’esame del testo ai fini del parere alla VII commissione. Il presidente Edoardo Fanucci, in sostituzione del relatore Fabio Melilli, aveva confermato le problematiche relativamente alla concessione di immobili pubblici alle imprese culturali e creative. “La disposizione – aveva detto – non risulta in linea con l’ottimale utilizzo dei beni pubblici, atteso che la previsione di concedere un immobile pubblico per un periodo rilevante, di almeno 10 anni, a fronte di un canone meramente ricognitorio, semplicemente sulla base della circostanza che tali immobili ad oggi non siano utilizzabili per altre finalità, di fatto ne preclude la futura valorizzazione, con potenziali riflessi sfavorevoli per la finanza pubblica”.

Per superare le criticità pur conservando la finalità della legge, Fanucci aveva proposto di “sopprimere il riferimento all’acquisizione della sede da parte delle imprese culturali e creative; inoltre si potrebbe prevedere che non solo gli oneri di manutenzione ordinaria, ma anche quelli di manutenzione straordinaria, siano a carico del concessionario e, infine, si potrebbe sopprimere il riferimento all’eventuale subconcessione del bene”. Posizioni condivise dal viceministro Morando, presente alla seduta del 22 giugno, che aveva chiesto, ai fini del rispetto dell’articolo 81 della Costituzione, di “sopprimere il riferimento all’acquisizione della sede da parte delle imprese culturali e creative, la quale comporterebbe una riduzione dei beni pubblici, e porre a carico del concessionario anche gli oneri di manutenzione straordinaria, per gli evidenti riflessi per la finanza pubblica”.

Relatrice ottimista sull’ok della Bilancio

Nonostante tutto, Irene Manzi è ottimista, anche alla luce del lavoro condotto negli ultimi giorni e che la vedrà impegnata anche nelle prossime ore sia a livello parlamentare sia governativo. Quindi, un parere favorevole (presumibilmente con varie condizioni) che potrebbe arrivare già domani. “Secondo me ci sono buone possibilità che questo avvenga. Abbiamo discusso con il viceministro Morando per motivare il senso di un parere positivo al provvedimento. Stiamo continuando a lavorare in queste ore per evitare un affossamento del provvedimento: siamo ben consapevoli che un parere negativo equivarrebbe ad affossarlo”. Si cerca anche il supporto del ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini. “Ci sentiremo anche con il ministro Franceschini – annuncia Manzi -. Dovremmo avere una riunione operativa nei prossimi giorni su questo e su altri atti che sono ancora pendenti e che necessitano di una chiusura: penso allo spettacolo dal vivo, ad esempio. Questo provvedimento sulle imprese culturali e creative è stato seguito fin dall’inizio in collaborazione col ministero”.

L’Articolo 2 del provvedimento

(Facilitazioni per la sede sociale e i locali dell’impresa)
  1. Per l’acquisizione della sede e per lo svolgimento delle attività di perseguimento dell’oggetto sociale, le imprese di cui all’articolo 1 possono chiedere la concessione di beni demaniali dismessi, con particolare riferimento a caserme e scuole militari inutilizzate, non utilizzabili per altre finalità istituzionali e non trasferibili agli enti territoriali ai sensi del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85. I beni sono concessi per un periodo non inferiore a dieci anni a un canone mensile simbolico non superiore a euro 150,00 con oneri di manutenzione ordinaria a carico del concessionario. L’ente gestore predispone un bando pubblico ai fini della concessione dei beni alle imprese maggiormente meritevoli per adeguatezza del progetto artistico-culturale. L’eventuale sub-concessione deve essere preventivamente autorizzate dall’ente gestore.
  2. All’articolo 1, comma 611, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, dopo il secondo periodo, è aggiunto il seguente: «Il documento di strategia nazionale reca specifiche indicazioni per la destinazione alle imprese culturali e creative, iscritte nell’apposito elenco tenuto dal Ministero dei beni e delle attività culturali, dei beni confiscati definitivamente».

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