Camera Aula parlamentoApprovazione del nuovo testo e conferimento del mandato a riferire in aula alla relatrice Irene Manzi. Dopo oltre due anni e con un testo ampiamente rivisto rispetto a quello originario presentato da Anna Ascani (Pd) nel 2015 esce finalmente dalla Commissione Cultura della Camera per approdare in Aula la proposta di legge “Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative”. La relatrice Irene Manzi riferirà in assemblea sul nuovo testo che ha dovuto recepire gli ultimi rilievi della Commissione Bilancio e del Governo. L’obiettivo, aveva detto Manzi ad AgCult la settimana scorsa, è quello di portare in aula il provvedimento prima della pausa estiva.

Le ultime modifiche imposte dalla Bilancio

Lo stallo era rappresentato dalle problematiche relative alla concessione di immobili pubblici alle imprese culturali e creative. Nel suo parere, la commissione Bilancio d’accordo col governo, aveva chiesto, infatti, di “sopprimere il riferimento all’acquisizione della sede da parte delle imprese culturali e creative”; inoltre di “prevedere che non solo gli oneri di manutenzione ordinaria, ma anche quelli di manutenzione straordinaria, fossero a carico del concessionario” e, infine, di “sopprimere il riferimento all’eventuale subconcessione del bene”.

Il dibattito in Commissione

Il Movimento 5 stelle, che si è astenuto al momento del voto, ha espresso il proprio disappunto per l’effetto degli emendamenti sulla parte più interessante del provvedimento in termini economici e di aiuto alle imprese. “Le modifiche apportate – ha detto Luigi Gallo – hanno sostanzialmente privato il provvedimento dell’ampia apertura al mondo delle imprese culturali, assicurata dal testo iniziale”. Una posizione che non trova d’accordo la relatrice. “L’ampio spettro dell’oggetto sociale previsto dall’articolo 1 per il riconoscimento delle imprese culturali e creative – ha fatto notare Irene Manzi -, ricomprende non solo società e imprese, ma anche molte realtà associative e, pertanto, il provvedimento non può definirsi di chiusura, rispetto al mondo imprenditoriale culturale”.

Per Roberto Rampi del Pd occorre fare i conti con la realtà. Meglio un testo rivisto che niente. “Avere una definizione chiara della tipologia delle diverse realtà che sanno mettere insieme capacità di fare impresa e di fare cultura – ha detto -, potrà permettere, in seguito, interventi mirati che diano maggiore concretezza alle disposizioni di cui oggi si discute”. L’esponente dem auspica poi che al Senato il provvedimento abbia un iter rapido, perché “le imprese, che finalmente si vedono riconoscere una fisionomia ben definita, erano in attesa da molto tempo di una legge che potrebbe definirsi storica”.

Bruno Murgia, annunciando il voto favorevole di Fratelli d’Italia, ha fatto notare che la legge consentirà di superare l’approssimazione con cui finora le imprese interessate sono state considerate. Tuttavia, ha rilevato Murgia con rammarico, “ogni volta che si affrontano provvedimenti in materia di cultura, non vengono appostate le risorse necessarie, mentre è proprio sul versante culturale che andrebbero fatti gli investimenti maggiori”.

Infine Mdp e Sel hanno annunciato il loro voto di astensione preannunciando la presentazione in aula di emendamenti tesi a ripristinare le disposizioni iniziali. “Il risultato – ha detto Giancarlo Giordano di Sel – è senza dubbio inferiore alle aspettative che questa proposta di legge aveva ingenerato: il passo tra l’illusione e la delusione è stato molto breve”. La rassegnazione all’invarianza della spesa, per Giordano, “non deve essere accettata con tanta passività: quando si crede in ciò che si sta facendo, come la VII Commissione aveva dimostrato con il lavoro approfondito e appassionato che ha dedicato a questo provvedimento, si dovrebbe combattere di più per raggiungere il risultato auspicato”.

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