cisternoni-degli-spasiano-sorrentoUn “abuso eclatante” ai danni dell’area nota come i “cisternoni romani degli Spasiano” in una vasta zona sottoposta a vincolo archeologico a Sorrento. La vicenda è al centro di una interrogazione a firma di Michela Montevecchi del Movimento 5 Stelle presentata al Senato e indirizzata al Ministro dei Beni e delle Attività culturali. L’atto dei Cinquestelle nasce dalla denuncia nei confronti di un ristoratore locale per “occupazione illegittima e opere abusive di porzione del sito archeologico cisterne basse” trasformato in un vero e proprio deposito a servizio del ristorante. Per il titolare, scrivono gli interroganti, “dovrebbe essere scattata anche la denuncia da parte del Comune di Sorrento per l’appropriazione dell’area archeologica con segnalazione alla Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Archeologici di Napoli che, almeno fino a questo momento, non risulta abbia ancora effettuato i necessari sopralluoghi anche per la verifica dei danni causati al sito dall’intervento”.

Nell’interrogazione si chiede se non sia necessario verificare l’esistenza di altri eventuali abusi e se non si ritenga di dover avviare “un’indagine conoscitiva al fine di appurare l’esito dell’intervento del commissariato di Polizia di Sorrento e dell’autorità di vigilanza sanitaria”. Inoltre si chiede al Mibact quali iniziative intenda intraprendere “al fine di accertare il corretto operato della Soprintendenza ai beni ambientali e archeologici di Napoli che, nonostante l’opera sia sottoposta a vincolo ministeriale, a notizia degli interroganti non avrebbe effettuato i necessari sopralluoghi per la verifica della condizione del sito”.

I cisternoni romani “degli Spasiano”

I cisternoni romani, detti “degli Spasiano”, siti a Sorrento (Napoli), per la loro importanza e dimensione sono una rilevante testimonianza dello sviluppo raggiunto dalla città in età augustea. Edificati unitamente all’acquedotto del Formiello, che storicamente li alimentava, risalgono al periodo augusteo (I secolo dopo Cristo) e caddero in disuso nel 476 dopo Cristo. Si tratta di un’opera laterizia di oltre 4.000 metri quadrati a forma di parallelogramma, con volte a botte, rivestita all’interno da una malta durissima. I cisternoni furono restaurati all’epoca dell’imperatore romano Antonino Pio, come risulta dal ritrovamento di un’iscrizione scolpita su una fistula acquaria di piombo, conservata oggi presso il museo Correale di Sorrento. Il loro valore archeologico è stato ufficialmente riconosciuto con un decreto del Ministero per i beni culturali e ambientali emanato nel 1982.

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