audiovisivo carlo calendaNo a un drastico ridimensionamento della platea formata dai produttori indipendenti e dalle piccole e medie imprese nel sistema dell’audiovisivo italiano. È questo il commento espresso dalle associazione di settore Agici (Associazione Generale Industrie Cine-Audiovisive Indipendenti), Cna Cinema, Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), Wgi (Writers Guild Italia), Sncci (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani), Afic (Associazione Festival Italiani di Cinema), Cnc (Centro Nazionale del Cortometraggio) nei confronti delle dichiarazioni espresse dal ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda durante la conferenza stampa di presentazione del prossimo Mercato Italiano dell’Audiovisivo (Mia) svoltasi a Roma lunedì 10 luglio.

In quell’occasione il ministro aveva affermato, infatti, “che i decreti attuativi della nuova Legge Cinema non andrebbero nella direzione da lui auspicata di sostegno alle poche società leader del settore (fra cui Cattleya, Wildside, Lux, Palomar, Iif), secondo quanto disposto dalla stessa legge”. In linea con la missione del suo dicastero, Calenda ha sottolineato di ritenere che “il sostegno mediante risorse pubbliche alle prime dieci società di produzione più capitalizzate (cui andrebbero aggiunte Rai e Mediaset) farebbe da traino a tutte le piccole e medie, trascurando però che tali risorse provengono dal ministero della Cultura, sono disciplinate dalla normativa europea e si basano sull’ ‘eccezione culturale’.

L’impostazione invocata dal ministro Calenda – sottolineano le associazioni – non può essere condivisa in quanto deve essere innanzitutto valorizzata la capacità d’innovazione e di sviluppo della creatività delle piccole e medie imprese che operano nel settore dell’audiovisivo; il che risulta in linea con lo spirito di alcuni dei decreti attuativi che sono stati elaborati dalla Direzione Generale Cinema dopo aver consultato le associazioni di categoria. In particolare, per quanto riguarda la definizione dei sostegni automatici, la valorizzazione degli elementi artistico-culturali, rispetto a quelli relativi agli incassi, rappresentata rispettivamente dalle percentuali del 70%-30%, rispecchia a pieno il principio dell’’eccezione culturale’. Peraltro un’eventuale inversione delle percentuali rischierebbe di sottoporre la norma a un procedimento d’infrazione da parte dell’Unione europea”.

Per questo le associazioni firmatarie chiedono al ministro Dario Franceschini “di mantenere con fermezza la linea fin qui marcata sul tema dei sostegni automatici, di voler confermare quanto è stato faticosamente elaborato dai suoi stessi uffici e di concordare invece con il ministro Calenda le modalità per l’immissione, da parte del Mise, dei promessi fondi, destinati all’internazionalizzazione e all’industrializzazione del prodotto televisivo liberando così risorse del Mibact. Del resto proprio le principali associazioni di categoria dei produttori dovrebbero essere le prime a respingere tesi che portano al drastico ridimensionamento della platea formata dai produttori indipendenti che costituiscono sia la piccola e media impresa (P.M.I) sia la base delle stesse associazioni alle quali si iscrivono in cerca di tutela”, conclude la nota.

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