Occorrerà individuare l’artista prima dell’elaborazione del progetto definitivo e indicare le “modalità di interazione tra l’opera d’arte e lo spazio architettonico o urbano nel quale si dovrà inserire” sin dal primo livello di progettazione. Ma anche avere l’accortezza di assicurare che l’inserimento dell’opera stessa non trascuri i rapporti “formali e linguistici” con il “manufatto architettonico”. Sono alcune delle linee guida per l’applicazione della legge sull’arte negli edifici pubblici (la 717/194) chiarite da un decreto del ministero delle Infrastrutture del 15 maggio scorso e pubblicate in Gazzetta Ufficiale.

L’ambito di applicazione

Tutte le amministrazioni dello Stato, anche autonome comprese regioni, province, comuni e tutti gli altri enti pubblici, che realizzino “nuove costruzioni di edifici pubblici” o la ricostruzione “di edifici pubblici, distrutti per cause di guerra”, devono destinare una quota variabile tra il 2% e lo 0,5% della spesa totale del progetto alla realizzazione di opere d’arte da inserire nell’edificio stesso. Sotto il profilo oggettivo, chiariscono le linee guida, la norma si applica anche in presenza di ampliamenti (corpi di fabbrica aggiunti anche in sopraelevazione) con una loro autonoma rilevanza progettuale e l’espressione “nuove costruzioni” comprende anche gli “interventi di ristrutturazione edilizia” riguardanti demolizione e ricostruzione. Sono escluse, invece, le costruzioni e ricostruzioni di edifici destinati ad uso industriale o di alloggi popolari, scuole ed università. In questo senso la norma fa riferimento ai soli edifici pubblici che hanno rappresentato, e rappresentano tuttora, elementi significativi dei contesti urbani in cui sono inseriti, giocando un ruolo importante all’interno della sistemazione urbanistica di qualsiasi insediamento. La norma non fa un esplicito richiamo ai contesti urbani, ma, si legge nelle linee guida, “sarebbe opportuno estendere l’applicazione della legge” anche a luoghi quali piazze, parchi, nuove aree urbanizzate, o comunque destinate ad uso pubblico “di pertinenza dell’edificio nell’ambito dei programmi di riqualificazione/rigenerazione urbana, dove attraverso questo strumento normativo urbanisti, architetti ed artisti potrebbero interpretare i nuovi luoghi della modernità, attraverso forme e linguaggi contemporanei che possano dare una riconoscibilità e qualità a questi spazi”. Del resto, ricorda il testo, la proposta di estendere la legge anche alle aree urbane era inserita all’interno di un disegno di legge (il numero 1264 intitolato “Legge quadro sulla qualità architettonica” del 2008) voluto dall’allora ministro Sandro Bondi, di concerto con altri cinque ministeri, per estendere la norma anche ai lavori “di ristrutturazione urbanistica”, e appunto a luoghi, strade, piazze, aree verdi e infrastrutture.

Le procedure

Sin dal primo livello di progettazione, sottolineano le linee guida “sarà opportuno indicare le modalità di interazione tra l’opera d’arte e lo spazio architettonico o urbano nel quale si dovrà inserire. L’attenzione deve concertarsi sulle tipologie di opera d’arte, sulle possibili collocazioni rispetto alla gerarchia degli spazi previsti e sull’accostamento dei materiali”. Inoltre, devono essere predisposti anche “grafici illustrativi”, mentre dalla stima dei costi dovrà emergere “la fattibilità amministrativa”. Per questo è opportuno, si raccomanda, che la procedura per l’individuazione dell’artista possa avvenire “prima dell’elaborazione del progetto definitivo”. Nella relazione descrittiva e nei disegni del progetto definitivo dovranno poi concretizzarsi le scelte indicate nel primo livello di progettazione con le specifiche tecniche-funzionali come l’inserimento dell’opera nel manufatto architettonico e i rapporti formali e linguistici. Dovranno essere definiti i principali “parametri dimensionali e tipologici dell’opera d’arte” facendo risultare dai grafici gli spazi (esterni o interni) a questa dedicati e le opere necessarie per il suo corretto inserimento. Le scelte dovranno inoltre risultare anche dal computo metrico estimativo. L’artista, la cui opera verrà scelta, oltre a fornire l’opera stessa, dovrà allegare “una scheda tecnica del manufatto, con le specifiche inerenti il piano di manutenzione e conservazione”. Il responsabile unico del procedimento dell’amministrazione pubblica, infine, dovrà adempiere a tutti i compiti attribuitigli (art. 31 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50) controllando in particolare che nel quadro economico siano comprese le spese per opere artistiche. In caso di varianti che comportino l’aumento della spesa complessiva finale, dovrà infine accertare che la quota prevista (dell’art. 1, comma 1 della legge n. 717/1949), sia ricalcolata sull’ultimo costo effettivo.

Acquisto di opere d’arte

Le norme (al comma 6 dell’art. 1) prevedono la possibilità di acquistare sin dalle fasi preliminari “opere d’arte mobili, di pittura, e di scultura” invece di effettuare una progettazione affinché sia inserita organicamente nello spazio dell’edificio pubblico. Tuttavia, sottolineano le linee guida, “dalla prassi operativa si è potuto constatare che questa scelta alternativa non sempre ha avuto effetti positivi per l’inserimento di dette opere acquistate successivamente al processo di progettazione; questa circostanza ha generato un effetto di estraniamento della stessa opera dal contesto, con perdita di significato, per cui si ritiene che questa possibilità dovrebbe essere di fatto scoraggiata dalle stesse amministrazioni. Ad ogni modo, sia nel caso precedente di acquisto di opere d’arte, sia per l’individuazione dell’artista, nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità, imparzialità e nell’ambito dei compiti del responsabile del procedimento della stazione appaltante, l’amministrazione pubblica predisporrà una procedura concorsuale”. Per la scelta dell’artista il provvedimento stabilisce che nella commissione, oltre al rappresentante dell’amministrazione, al progettista della costruzione e al Soprintendente competente per territorio, siano presenti due “artisti di chiara fama” (nominati dalla stessa amministrazione). La procedura concorsuale incentiverà la partecipazione anche di giovani artisti e l’utilizzo di forme artistiche più sperimentali. Nella prassi operativa alla commissione sono stati affiancati, per casi di particolare complessità, senza diritto di voto, altri due esperti in possesso di riconosciuta competenza curatoriale nel settore della storia e della critica dell’arte contemporanea. Poiché tra i compiti istituzionali assegnati alla Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane (dpcm 29 agosto 2014, n. 171, art. 16, comma 2, lettera o), rientra l’attività di vigilanza sulla realizzazione delle opere d’arte negli edifici pubblici, il Soprintendente comunicherà alla Dgaap tutte le varie fasi di svolgimento della procedura, quali progettazione, concorso per la scelta dell’artista e realizzazione delle opere d’arte. A tal fine la Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane potrà fornire supporto e consulenza tecnico-scientifica nella procedura concorsuale, anche attraverso la partecipazione di un proprio rappresentante esperto in materia. Il bando del concorso specificherà i livelli di restituzione grafica del progetto e, a seconda della complessità delle opere, l’eventuale rappresentazione tridimensionale.

Vigilanza

La norma impone al collaudatore dei lavori dei nuovi edifici pubblici l’obbligo di “accertare sotto la sua personale responsabilità” l’applicazione della legge e, in “difetto la costruzione dovrà essere dichiarata non collaudabile”, fino a quando gli obblighi siano stati adempiuti o la amministrazione inadempiente abbia versato la somma relativa alle opere mancanti “maggiorata del 5% alla Soprintendenza alle gallerie competente per territorio, la quale si sostituisce alla amministrazione interessata per l’adempimento degli obblighi di legge”. Con la circolare del 28 maggio 2014 (n. 3728) il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha chiarito che nel corso del procedimento il primo passaggio da eseguire è quello di accertare in sede di verifica, validazione o espressione di un parere tecnico su un progetto che nel quadro economico sia stata accantonata la somma necessaria per la realizzazione dell’opera d’arte prevista. “La stessa verifica dovrà essere effettuata in sede di espressione di parere tecnico e di approvazione delle relative eventuali varianti in corso d’opera”. Al responsabile del procedimento spetta anche il compito di curare il raccordo tra la realizzazione dell’edificio pubblico e l’installazione artistica “promuovendo in tempi adeguati il relativo bando” e prima della fine del procedimento verificare che “il collaudatore si sia espresso positivamente in merito agli adempimenti derivanti dalla legge”. Il Soprintendente, invece, dovrà trasmettere alla Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane copia della documentazione di collaudo e degli adempimenti previsti che provano l’avvenuta esecuzione dell’opera d’arte. Le linee guida, inoltre, segnalano la necessità di rafforzare l’attività di vigilanza, in particolare attraverso una stretta collaborazione tra Anac, Osservatorio dei lavori pubblici e Mibact. Inoltre, proseguono “appare opportuno dare una maggiore evidenza ai concorsi per la realizzazione di nuovi edifici pubblici ricadenti all’interno della legge sull’arte negli edifici pubblici attraverso la pubblicazione dei relativi bandi su siti di settore, ordini professionali nonché della Dgaap”.

Il ruolo degli uffici periferici del Mibact

Sempre attraverso una circolare (la n. 5 emanata dalla Dgaap il 10 dicembre 2015) sono state impartite agli uffici periferici del Mibact linee di indirizzo per consentire una maggiore azione di monitoraggio e di supporto tecnico all’amministrazione che redige il progetto, anche mediante la richiesta di pareri alla medesima Direzione generale. Inoltre, è stato chiesto loro di intraprendere una serie di iniziative atte a formalizzare la comunicazione dell’avvio delle procedure di progettazione da parte delle amministrazioni pubbliche. Attualmente, infatti, la legge non prevede alcuna comunicazione, ma “in uno spirito di fattiva collaborazione tra le pubbliche amministrazioni, tale adempimento potrebbe risultare utile in relazione all’azione di monitoraggio da parte delle Soprintendenze”. In ultimo, è stato chiesto agli uffici periferici del Mibact, “di comunicare semestralmente alla Dgaap tutte le segnalazioni della realizzazione di nuovi edifici provenienti dalle amministrazioni pubbliche”; “l’eventuale comunicazione da parte del collaudatore dell’avvio, per il tramite del Rup, della procedura di sostituzione dell’amministrazione da parte della Soprintendenza”; “l’avvenuto versamento della somma pari al 5% dell’importo dei lavori delle opere d’arte alla Soprintendenza”; “l’avvio della procedura di sostituzione da parte della soprintendenza”; “l’avvenuto rilascio del certificato di collaudo e del nulla osta prima del pagamento finale della spesa per l’opera d’arte”.

La legge del 1949

La legge 717 del 1949 nasce nell’immediato dopoguerra per dare impulso alla promozione dell’arte e della cultura, introducendo l’obbligo di destinare una percentuale dell’importo dei lavori per la costruzione di nuovi edifici pubblici, “all’esecuzione di opere d’arte figurativa”, poi modificato nel 1960 (legge n. 237) con il termine “abbellimento”. Attraverso questo provvedimento si voleva porre in essere, in sostanza, un percorso politico e culturale in cui l’arte doveva svolgere un ruolo di primo piano, nell’ottica di affermare “il valore di pubblica utilità del lavoro artistico” ed accrescere, il nostro patrimonio artistico moderno e contemporaneo. Con la riforma del titolo V della Costituzione le norme sono rientrate tra le materie a legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Tra queste ultime, tuttavia, alcune non hanno predisposto i necessari provvedimenti normativi.

Le modifiche normative nel corso del tempo

Nel corso degli anni la legge ha subìto due importanti modifiche con la legge 237 del 1960 e la 352 del 1997. In entrambi i casi le variazioni hanno riguardato la composizione della commissione giudicatrice, sia per quanto riguarda il numero dei componenti, sia per quanto concerne i loro profili professionali portando a cinque i membri, due dei quali devono essere artisti di “chiara fama”. Tra le modifiche più importanti anche l’esclusione dall’ambito di applicazione della legge degli edifici industriali, degli alloggi popolari, di scuole e università. Da più parti è stata rilevata l’inopportunità di escludere questi ultimi due luoghi deputati alla formazione culturale, in cui prioritaria dovrebbe essere l’attenzione e l’educazione verso le nuove forme artistiche. Nel corso degli anni, comunque, la legge è stata scarsamente applicata anche per la sua limitata diffusione, rendendola, di fatto, quasi inutile sia dal punto di vista sociale che culturale. Spesso l’accantonamento delle somme destinate alla realizzazione delle opere d’arte sono state destinate agli aumenti dei costi, una inadempienza che se rilevata in fase di conclusione dei lavori, comporta di fatto la non collaudabilità.

Il rilancio della normativa

Per rilanciare l’applicazione della legge, con decreto del ministero delle Infrastrutture di concerto con l’allora ministero per i Beni culturali, il 23 marzo 2006 furono emanate delle “Linee guida” per l’applicazione della legge 717/1949 al termine di un lavoro svolto da un’apposita commissione costituita da esperti di entrambi i dicasteri. Con la legge 27 del 24 marzo 2012, venne poi variata la quota percentuale dell’importo dei lavori da destinare alla realizzazione di opere d’arte negli edifici pubblici, inizialmente prevista al 2 per cento e dal 2012 variabile tra lo 0,5 per cento (per gli importi pari o superiori a venti milioni di euro), l’uno per cento (per gli importi pari o superiori a cinque milioni di euro ed inferiori a venti milioni) e il 2 per cento per gli importi pari o superiori ad un milione di euro ed inferiore a cinque milioni di euro) rendendo quindi la quota stessa inversamente proporzionale all’importo complessivo del progetto. Di recente, la circolare 28 maggio 2014, n. 3728 del Dipartimento per le infrastrutture, gli affari generali ed il personale del ministero delle Infrastrutture ha indicato la necessità di aggiornare la norma in materia di contratti pubblici, evidenziando inoltre l’esigenza del puntuale espletamento delle attività di verifica, validazione, espressione di parere tecnico ed approvazione di un progetto e del relativo quadro economico qualora lo stesso ricada nell’ambito di applicazione della legge n. 717/1949.

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