Amatrice Art Therapy tourDistruggere per creare, riattivare il trauma spostando il soggetto in una posizione attiva in modo da controllare gli eventi. E mettendo in atto queste poche azioni, già si compie un movimento di elaborazione immediata. È questa la chiave dell’intervento dei volontari di Art Therapy Italiana che in questi giorni hanno messo in atto un percorso insieme a quei bambini di Amatrice che hanno vissuto il trauma del terremoto del 24 agosto 2016. Nata dall’idea di Monica Grelli, presidente dell’associazione umbra di arte terapia Tra, e di Loretta Salzillo supervisore volontario del progetto, il  tour ha fatto tappa anche ad Amatrice grazie alla collaborazione con l’associazione “l’Alba dei piccoli passi” creata da alcuni genitori per assistere bambini e ragazzi vittime del sisma. L’Art therapy tour “Ricostruiamo i nostri luoghi” – così si chiama il progetto – ha coinvolto non solo il Comune in provincia di Rieti che ha pagato il maggior numero di vittime al sisma di quella notte orribile, ma anche altri centri del Lazio, delle Marche, dell’Abruzzo e dell’Umbria, regione da dove il tour è partito. AgCult ha intervistato Monica Grelli, arte terapeuta di Perugia che ha coordinato e condotto l’intervento ad Amatrice coadiuvata da Serena Robazza (Roma) e Ilaria Meroni (Milano).

“Noi lavoriamo con le emozioni – racconta Monica Grelli -. Il progetto nasce a marzo di quest’anno da un intervento fatto in Umbria. Lì mi sono accorta che l’arte terapia era importante per poter elaborare il trauma del terremoto”. Art Therapy Italiana è l’associazione pioniera che nel 1982 ha portato l’arte terapia nel nostro Paese. Il metodo adottato è un metodo psicodinamico applicato ad adulti e bambini. L’idea del tour rappresenta “un filo che lega i vari luoghi colpiti dalle sciagure del 24 agosto” e dalla necessità di recarsi sul luogo per organizzare le attività. “Ad Amatrice abbiamo notato nei bambini una percezione più forte delle proprie emozioni perché qui, oltre alla devastazione delle case e dei luoghi, c’è stata la morte”.

L’Art therapy tour ad Amatrice

Il terremoto, oltre a distruggere case e luoghi, mina profondamente il senso di sicurezza nelle persone e nelle comunità nonché il senso della continuità dell’esistenza, personale e collettiva. Attraverso gli interventi di arte terapia i bambini hanno rivissuto, da protagonisti attivi e creativi, gli eventi di quella notte al fine di attivare il processo di elaborazione di vissuti ed emozioni connessi agli episodi traumatici subiti. L’attività prevista per i bambini di Amatrice è stata quella di rompere con un martello delle mattonelle inserite in buste di plastica utilizzando però tutti gli accessori per operare in sicurezza (maschere, guanti, grembiuli, etc). Il senso è quello di trasmettere un senso di sicurezza amplificato. “Abbiamo rilevato tanta rabbia nascosta in questi bambini come raramente abbiamo visto. Un ragazzo ha addirittura rotto il martello per la forza messa nell’attività”.

Una volta fatte a pezzi le mattonelle, è stato chiesto ai ragazzi di ricostruire qualcosa e di farlo insieme decidendo quali frammenti scegliere, quali forme, quali colori. Con i bambini più piccoli è stata utilizzata la carta. “La riattivazione del trauma – spiega Monica Grelli – è utile perché fa spostare il soggetto da parte passiva che ha subito il trauma, la demolizione, la rottura, la virulenza in un momento imprevisto, a parte attiva, come protagonista che provoca quella rottura. Perché questo avvenga è importante che ciò si compia in maniera protetta. Ecco perché la vestizione con gli accessori. Solo chi è vestito poteva operare, gli altri potevano solo guardare”.

Il metodo scelto ad Amatrice

L’arte terapia lavora attraverso la metafora, attraverso l’uso del materiale che ha delle caratteristiche proprie. Il processo artistico che si sviluppa durante la lavorazione è molto importate. “E’ il momento principale dove avviene un dialogo tra mondo interno e mondo esterno, tra sé e l’oggetto che si sta creando. Questo lo mettiamo in relazione al processo evolutivo del bambino”, spiega Grelli. Le fasi del processo artistico sono messe quindi in relazione al processo evolutivo dell’individuo. Per questo ogni materiale ha un senso specifico: il materiale duro, quello morbido, il materiale che non sta sui confini come l’acquarello. “Per noi – aggiunge la coordinatrice del gruppo di lavoro – la scelta del materiale è molto importante perché utilizziamo un materiale diverso a seconda della patologia che dobbiamo assistere. In questo caso abbiamo scelto l’argilla”. L’argilla è servita a modellare e ricostruire il villaggio sicuro con lo scopo di permettere a ciascuno di costruire se stesso, la casa e il luogo relazionale in cui vive e vorrebbe vivere.

E da domani?

L’obiettivo ora è non interrompere un percorso iniziato. Non c’è infatti errore peggiore di abbandonare a se stesso chi ha subito un trauma dopo avergli riempito le giornate con attività e occupazioni. “Noi abbiamo fatto tutto questo volontariamente – precisa Monica Grelli -, chi da Torino chi da Milano e da Roma. Ci siamo preoccupati però che il nostro intervento non fosse ‘spot’ o che facesse semplicemente parte delle animazioni estive. Vorrei che il nostro progetto acquisisse continuità nel corso dell’anno, si potrebbero pensare delle sessioni durante l’inverno, magari nei weekend. Un tour che continua e che non lascia soli, anzi. Il percorso deve andare avanti, i bambini ne hanno bisogno”.

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