Amatrice - Zona rossa - Torre civicaAmatrice rinascerà, questo è sicuro. Anzi, a un anno dal terremoto del 24 agosto una nuova città sta già prendendo forma. Una forma nuova appunto. Ma la parte storica, quella monumentale, sarà in grado di risorgere con la comunità che l’ha custodita per secoli? Due settimane fa è stata inaugurata l’area del Gusto con otto ristoranti, poi il supermercato e ancora più recentemente una prima zona commerciale. Molte casette sono già state consegnate. I problemi, a sentire gli abitanti, però ci sono e non sono pochi. Tuttavia quello che fa dire che la patria degli spaghetti all’amatriciana si riprenderà, è lo spirito della sua gente. Mai prona di fronte ai problemi e con una grande voglia di ricominciare. “Testa alta, orgoglio e senso di appartenenza”, ha detto il sindaco-allenatore Sergio Pirozzi all’inaugurazione del supermercato ammonendo e incitando i propri concittadini: “Dobbiamo farlo per quelli che non ci sono più”. È per loro che Amatrice rinascerà.

Con Amatrice riusciranno però a rinascere i monumenti andati distrutti durante il terremoto? Cosa si sta facendo per preservare ciò che resta? Qual è la situazione attuale e quale sarà il loro futuro? La caparbietà di questa gente e del loro sindaco basterà a tenere alta l’attenzione e a non lasciare indietro la storia della città? Forse è presto per rispondere a tutte queste domande. Ma AgCult ha chiesto aiuto a Emma Moriconi, giornalista e scrittrice, incaricata dal sindaco proprio della supervisione del patrimonio storico, culturale e religioso danneggiato o distrutto durante il terremoto. Con la sua guida abbiamo realizzato un reportage tra le strade della zona rossa di Amatrice e alcune chiese nelle frazioni per verificare lo stato dei monumenti dell’area colpita dal sisma.

Quello che è stato fatto

Sin dai primi giorni dopo il sisma è stata realizzata una mappatura dei beni mobili e immobili. Chiusa la fase di emergenza e soccorso delle persone, sono cominciati gli interventi per i beni culturali: da una parte le squadre che hanno recuperato quelli mobili all’interno delle chiese in situazioni anche estreme. “Questa fase di recupero dei beni mobili è sostanzialmente finita – dice ad AgCult Emma Moriconi -. Abbiamo appena concluso le operazioni nella chiesa di Prato, mancano ancora le campane di sant’Agostino e alcune piccole cose, ma il grosso è fatto”. Poi ci sono stati gli interventi indirizzati ai beni immobili: le chiese, principalmente, e gli edifici pubblici e privati di interesse culturale. Nella prima fase si parla solo di messa in sicurezza: il Mibact ha lavorato su 14 chiese, la Curia su 4 e il Comune ne ha messo in sicurezza una, la chiesa del Purgatorio sul corso principale di Amatrice (l’edificio è di proprietà del Comune, mentre i beni mobili all’interno sono della Curia).

Per quanto riguarda la fase di consolidamento, tutto ora è tornato nelle mani di Paolo Iannelli, il soprintendente speciale unico per le zone colpite dal Sisma. Si partirà con tutta probabilità dalle chiese che sono state messe in sicurezza, ognuna coi suoi tempi.

Il valore della tradizione

“La salvaguardia dei simboli è indispensabile, dove non c’è più niente dobbiamo aggrapparci a quei simboli”, ha detto Sergio Pirozzi. Un auspicio raccolto dagli operatori del Mibact che, spiega Emma Moriconi, “hanno messo in salvo i beni mobili che hanno un valore artistico, ma non solo. Sono stati recuperati anche oggetti di scarso valore storico culturale, ma di enorme valore dal punto di vista devozionale o della tradizione del luogo. Ci sono statue, stendardi, etc. che hanno accompagnato la storia di generazioni di famiglie e che hanno per noi un valore inestimabile. Sono grata a Federica di Napoli (restauratrice del Mibact incaricata dei recuperi, ndr) e a chi si è prodigato in questo senso per il rispetto mostrato per la nostra tradizione”. “Ovunque ti giri – prosegue la Moriconi – tra le nostre frazioni trovi pietre squadrate, pietre scolpite, date incise; è per questo che dico che va recuperata fino all’ultima pietra. Tra cento anni chi racconterà la nostra storia se noi non preserviamo oggi quello che ci è arrivato da secoli e secoli? È così qui, come nei tanti borghi d’Italia”.

La differenza tra la burocrazia e il cuore delle persone

In questo anno il lavoro sui beni culturali, storici, artistici e della tradizione, mobili e immobili è stato enorme. Ma forse si sarebbe potuto fare di più. Per alcuni monumenti simbolo della città come la torre, la chiesa di Sant’Agostino o quella di San Francesco, come anche altri di minor pregio ma non meno cari alla popolazione, si sarebbero potuti contenere i danni e preservarne le strutture. Con le continue scosse di questi dodici mesi, alcune fortissime, i monumenti e gli edifici hanno perso pezzi a poco a poco come in una lenta e inesorabile agonia. Ma davvero tutto questo era inevitabile? Ad Amatrice si vede il responsabile nella burocrazia. I progetti di messa in sicurezza hanno un iter lungo di approvazione e di messa in opera, ma qualcosa in più, soprattutto prima della scossa del 30 ottobre si sarebbe potuto fare. “In tempo di guerra ci vogliono procedure di guerra. E ad Amatrice c’è stata una guerra”, ripete spesso Pirozzi. La burocrazia dopo il terremoto non può essere la stessa che “in tempo di pace”.

Per fortuna ci sono le persone. “Per colpa della burocrazia abbiamo perso quasi tutta Sant’Agostino – ricorda Emma Moriconi -, abbiamo perso mezza San Francesco, abbiamo perso buona parte di San Martino. Le persone del Mibact e della Soprintendenza invece sono state straordinarie, piene di cuore e hanno dedicato a questo territorio molto più del dovuto. Se non avessimo avuto queste persone con questo cuore e questo impegno, che hanno messo a servizio di questa comunità tutto quello che hanno potuto, penso che non avremmo neanche potuto sognare un futuro. Invece oggi abbiamo una speranza perché le cose sono state fatte col cuore, più che per carte bollate”.

Amatrice dov’era e com’era

E ora lo sguardo è proiettato al futuro. Amatrice dov’era e com’era, con la priorità alla sicurezza delle persone. È questo l’obiettivo degli amatriciani. “Ma rivogliamo la nostra Amatrice – spiega Emma Moriconi -. Oggi la tecnologia e la scienza fanno miracoli. Ci sono le resine, ci sono possibilità di infiltrare materiali elastici tra una pietra e l’altra. Qui la terra balla e dobbiamo farci i conti. Ricostruiremo le case in modo che siano sicurissime, cercando però di mantenere alcuni elementi che caratterizzano la storia di ciascuna abitazione. Nei limiti del possibile e del contesto ambientale. Io, ad esempio, il camino che stava a casa mia, abbattuta pochi giorni fa, e che ha scaldato dal 1800 generazioni e generazioni della mia famiglia, lo rivoglio. Bisogna trovare un modo per conciliare l’identità di un popolo, che non si può disperdere, con la sicurezza delle persone, che è la priorità”.

Le vie di casa

Dopo due giorni tra la zona rossa e le frazioni di Amatrice, concludiamo il viaggio tra i simboli della città nello studio di Radio Amatrice. Qui Emma Moriconi lavora, è il caso di dirlo, giorno e notte, senza fermarsi un attimo. Nascoste sotto una scrivania, ci sono delle lastre di marmo, una decina: “niente di rilevante dal punto di vista artistico – mette subito in chiaro Emma -, pezzi di pietra su cui sono stati scolpiti i nomi delle vie. Noi sappiamo che non interessano a nessuno e che sarebbero distrutte e triturate, allora le abbiamo portate qui e così facciamo per tutte quelle che ognuno di noi trova per strada”. Il ricordo tangibile di nomi e di strade che oggi non ci sono più. “Sono le vie di casa nostra, come facciamo a lasciarle là?”.

 

Il viaggio nel centro di Amatrice

La conca amatriciana devastata dal terremoto del 24 agosto 2016 accoglie 113 chiese di cui 97 solo ad Amatrice. Di queste, 13 sono nell’attuale zona rossa, le altre sono sparse tra le 69 frazioni che, insieme al centro, compongono il comune amatriciano. AgCult, insieme a Emma Moriconi, ha ispezionato alcune chiese del centro e delle frazioni, simboli del patrimonio culturale e della devozione. Alla zona rossa si accede dalla piazza in cima a quello che era Corso Umberto, di fronte alla chiesa di Sant’Agostino. Qui è da poco tornata la statua di bronzo di Cola dell’Amatrice, andata in pezzi col terremoto del 24. Un restauro promosso dai Lyons con la consulenza di don Luigi Aquilini ha restituito l’opera alla comunità rimettendo insieme i frammenti e ha pure ridato al pittore il pennello che aveva perso, in realtà ben prima del terremoto. Una statua, quella di Cola, che era stata voluta (e pagata) dagli abitanti di Amatrice come riportano le testimonianze raccolte. A Nicola Filotesio, detto appunto Cola dell’Amatrice, è dedicato anche il museo civico in fondo al Corso, anch’esso gravemente danneggiato dal terremoto. Ma il simbolo della città e di questo terremoto (con l’orologio che segna le 3,36) è indubbiamente la maestosa Torre Civica, del Duecento, che si innalzava per 27 metri alla metà del corso principale. Nonostante le tante ferite inferte dalle scosse non è mai crollata ed è rimasto praticamente l’unico edificio antico ancora in piedi, seppur mutilato, lungo il Corso.

La chiesa di Sant’Agostino

La chiesa di Sant’Agostino è di proprietà della diocesi ed è uno dei simboli di Amatrice. La chiesa è caratterizzata dall’uso della pietra arenaria, nel portale, nelle sculture che decoravano la lunetta e nel coronamento orizzontale. All’interno erano conservati alcuni affreschi tra cui un’interessante Annunciazione costruita secondo moduli derivanti dall’arte umbro-toscana del tardo XV secolo, attribuita a Dionisio Cappelli. L’edificio aveva subito danni alla facciata (crollo di parte del tetto e del rosone sopra il portale gotico) con la scossa del 24 agosto. Nei mesi successivi e con le forti scosse del 30 ottobre, del 18 gennaio (crollo della torre campanaria) e del 29 gennaio (crollo della parete destra), la chiesa è stata terribilmente mutilata. Ora è in sicurezza grazie a una “gabbia” di tubi innocenti che tiene in piedi quello che resta della struttura quattrocentesca.

Istituto delle suore Ancelle del Signore e chiesa del Santissimo Crocifisso

Venendo dalla chiesa di Sant’Agostino, per raggiungere l’istituto delle suore, si passa davanti a quello che era l’hotel Roma dove hanno perso la vita tante – troppe – persone, oggi una spianata contornata da macerie. L’istituto delle Ancelle del Signore, di proprietà dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, era nato nel 1919 come la sezione femminile dell’orfanotrofio di Amatrice. La sezione maschile, ospitata inizialmente dopo la prima Guerra mondiale presso la chiesa di San Fortunato di fronte alla chiesa di San Francesco, è situata alle porte del centro di Amatrice ed è oggi la sede della Casa Madre dell’ONPI. L’istituto delle suore è stato irrimediabilmente compromesso dal terremoto e conteneva affreschi e opere d’arte mobili. Tra queste, la più preziosa è un crocifisso del Quattrocento recuperato dal personale Mibact. Il crocifisso è considerato miracoloso in base ad un evento prodigioso accaduto il 15 maggio 1534. Le cronache narrano che la sacra immagine mutò colore e alcune gocce di sangue sgorgarono dalle ferite del costato e della fronte, a seguito di un falso giuramento fatto da Laura, figlia benestante di Pietro Gentile dell’Amatrice, che negò alla sorella indigente un pezzo di pane. I sacri lini, con i quali fu asciugato il sangue sgorgato dal crocifisso, sono stati ritrovati successivamente all’interno dell’urna (questa andata distrutta) in cui erano conservati. Ritrovata anche la bara che conteneva il feretro della cofondatrice delle Ancelle, madre Maria Valenti, morta nel 1996. Il corpo è stato traslato al cimitero di Amatrice.

Il cinema teatro “Giuseppe Garibaldi”

L’edificio è composto da due sale sovrapposte, la sala al piano terra era adibita a sala proiezioni e teatro. La sala seminterrata chiamata “montanina”, attualmente magazzino, era una sala polivalente. La struttura era sorta sui resti del complesso monastico dei Domenicani. Nel 1810 il Convento e la Chiesa vennero soppressi e adibiti prima a Caserma della Brigata di Gendarmeria e poi ad alloggi per le truppe di stanza o di passaggio, fino ad essere completamente abbandonati. Tra il 1930 e il 1940 l’edificio fu completamente ristrutturato per essere adibito a locali dell’Opera Nazionale Dopolavoro, in seguito fu sede dell’ENAL per poi trovare l’odierna destinazione di sala Cinema Teatro. L’edificio, una volta ricostruito, sarà destinato a museo della Memoria del terremoto. Oggi dell’edificio non resta più nulla. Subito dopo il terremoto del 24 buona parte era ancora in piedi.

La chiesa di San Giovanni

La chiesa, situata in Piazza Cacciatori del Tevere, è in stile barocco, ad unica navata all’interno presenta altari ed è sormontata da una volta a botte. Sulla via laterale si trova la torre campanaria. Di antiche origini, anche se non se ne conosce la data esatta di fondazione, la Chiesa di San Giovanni sorge alla base della Torre Civica, vero simbolo di Amatrice. La chiesa ha subito notevoli danni. Con il sisma del 30 ottobre è crollata completamente e oggi non restano che macerie.

Chiesa del Purgatorio

La chiesa di Santa Maria del Suffragio, detta del Purgatorio, si trova a metà di Corso Umberto. È uno dei pochi edifici rimasti in piedi anche se molto danneggiato. A marzo 2017 il Comune di Amatrice aveva chiesto ai Vigili del Fuoco un’ispezione all’interno della Chiesa con i droni. Nonostante i rilevanti danni alla struttura, era stato rilevato che le statue dell’Altare Maggiore erano ancora in situ e in stato discreto, che il soffitto era recuperabile, che la copia della Sacra Famiglia di Cola Filotesio (l’unica opera presente nella sua città natale) era salva, come pure il monogramma di Maria con gli Angeli sovrastante e uno degli Angeli situato al di sopra di esso. Ma soprattutto era in buone condizioni e salvo (almeno nella parte visibile) il prezioso organo Fedri del 1777, dal valore inestimabile. Oggi, dopo le ultime scosse, sembra che la statua di Sant’Emidio sia caduta, mentre l’altra (San Giuseppe con bambino) sia ancora in piedi. Guarda questo video di Radio Amatrice

Chiesa di San Francesco

La Basilica di San Francesco, di proprietà del Comune, insieme all’annesso convento costituisce il complesso edilizio storico più importante di Amatrice. Oggi di quel complesso non resta quasi nulla. Il chiostro, sede estiva di spettacoli teatrali e di proiezioni cinematografiche nonché luogo in cui la sera prima del terremoto del 24 agosto era stata ospitata la manifestazione enogastronomica dei borghi d’Italia, è andato distrutto. Della basilica, imponente e bellissima, resta una porzione della facciata, parte dell’abside ora messa in sicurezza e puntellata e una parete. Il resto è crollato. L’interno si presentava a navata unica e fino al XVI secolo era completamente affrescato. I dipinti, riportati alla luce nel 1914 e nel 1934 da parte della Soprintendenza ai Musei e Gallerie di Roma, avevano restituito alla città un considerevole patrimonio artistico del quale si era persa memoria. Illustravano le storie della Vergine, del Cristo e dei Santi Francescani. Accanto alla chiesa, nell’ex palazzo della pretura, già Chiesa di Sant’Antonio risalente alla fine degli anni ’20 del Novecento, si trovava la sede del Polo Agroalimentare del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e la locale caserma dei Carabinieri. Anche di questo edificio non resta nulla. Guarda questo video di Radio Amatrice

 

Fuori dalla zona rossa

Santa Maria dell’Assunta presso l’Istituto Don Minozzi

Il complesso monumentale dell’Istituto “Padre Giovanni Minozzi” accoglie opere d’arte della prima metà del Novecento e custodisce le spoglie del “Servo di Dio” Minozzi che lo costruì per accogliere gli orfani delle due grandi guerre. Negli ultimi anni la Casa aveva fornito accoglienza a famiglie e persone anziane.

Le difficoltà nel mettere in sicurezza la chiesa di Santa Maria dell’Assunta presso il complesso di Don Minozzi sono derivate, oltre che dagli imponenti rivestimenti di marmo a lastre, soprattutto da una rete di tunnel sotterranei che attraversa tutto il complesso e che unisce gli edifici dell’ex orfanotrofio. Il solaio realizzato non era nelle condizioni di reggere il peso enorme dei mezzi che operavano con gru ed elevatori. Una rete di gallerie pensata e realizzata da Dan Minozzi stesso per evitare ai suoi ragazzi di attraversare, con la neve e il freddo pungente che in inverno è molto intenso da queste parti, gli ampi piazzali del complesso. Per consentire gli interventi dei mezzi hanno dovuto prima mettere in sicurezza i tunnel palificando l’intero percorso con legno e tubi innocenti. Nello specifico, le pietre scolpite della facciata della chiesa sono state asportate una per una (per essere conservate in un hangar a Rieti) ed è stata realizzata un’intelaiatura in acciaio per sorreggere la parete frontale e il timpano da cui è stata rimossa una pesantissima statua di bronzo.

Nella parete presbiterale della chiesa superiore era presente un affresco di Ferruccio Ferrazzi (una delle sue opere più estese) che raffigurava la resurrezione. Ferrazzi, pittore molto stimato e riconosciuto in tutto il mondo, aveva realizzato l’opera con lo stile futurista degli anni Trenta. L’affresco dopo il terremoto del 24 agosto era per lo più integro o comunque caduto in frammenti molto grandi e quindi facilmente recuperabili. Dopo le scosse del 30 ottobre l’opera è andata distrutta. Nella basilica inferiore sono presenti dipinti laterali di fattura recente e sulla destra la tomba di padre Minozzi.

Il complesso ha ospitato un maglificio di grande rilevanza nell’Italia centrale della fine degli anni Venti. Padre Minozzi si recò personalmente da Italo Balbo, allora ministro dell’Aeronautica, per presentare il lavoro che facevano le orfane presso l’istituto. Balbo, colpito anche dal fatto che fossero orfane di guerra, commissionò a Minozzi la realizzazione delle maglie per gli aviatori italiani. Nella struttura era presente anche l’archivio di padre Minozzi, oggi trasferito solo in parte a Rieti.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Prato

La Chiesa di Prato è un’opera d’arte nascosta tra le case della frazione. Il personale del Mibact ha completato la rimozione dei beni mobili e la messa in sicurezza proprio in questi giorni. La struttura è ancora in piedi, ma il tetto è crollato e la facciata è molto lesionata. I lavori di messa in sicurezza, costati oltre 250mila euro, prevedono una copertura per preservare i resti dell’edificio e dei sostegni in legno e tubi innocenti per una delle pareti. Dal sito sono stati trasferite le campane, alcune lapidi, delle croci e varie suppellettili. Molto particolari erano, all’interno, i tre altari lignei di cui quello centrale era rivestito d’oro. Autore dell’intaglio è G. Battista Gigli di Prato (1620-1684), a cui è dedicata una lapide funeraria all’interno della Chiesa.

Chiesa di Santa Savina a Voceto

Anche nella chiesa dedicata a Santa Savina nella frazione di Voceto è stata da poco ultimata la messa in sicurezza e la realizzazione di una copertura per preservare le strutture dagli agenti atmosferici. L’assetto attuale della Chiesa di Santa Savina risale alla seconda metà del XV secolo, anche se non si esclude una fondazione precedente, intorno al XIII sec. Antichissime invece le testimonianze della presenza nella zona di un nucleo abitativo risalente almeno al 50 d.C. La chiesa è molto nota nel territorio per la leggenda popolare che narra della visita al borgo dei santi Pietro e Paolo. Nella casetta dei Casareale di Voceto furono ospitati gli Apostoli Pietro e Paolo. In quel periodo il villaggio era stato quasi del tutto abbandonato a causa di un’invasione di vipere. Gli Apostoli fecero il miracolo di farle allontanare dal paese e donarono ai Casareale la virtù, che si tramanda di generazione in generazione, di immunizzare coloro che, colpiti dal morso delle vipere o di altri animali, si fossero recati nella loro casa.

Nella chiesa sono presenti, lesionati ma miracolosamente salvi, degli affreschi attribuiti a Dionisio Cappelli o alla sua bottega. Sull’altare maggiore era presente l’affresco della “Crocifissione” (1517) del Cappelli. Sull’arcata c’erano tre pinnacoli affrescati: nella cuspide centrale la “Madonna col Bambino”, che regge sul palmo della mano sinistra il paese di Voceto; nelle cuspidi laterali S. Sebastiano e S. Rocco. Sui pilastri, nell’archivolto, c’erano la “Madonna con putto, un Santo Papa (forse Silvestro), l’Agnus Dei, un Santo Vescovo e S. Agnese”. Nella parete destra, in una nicchia, c’era un altro affresco raffigurante la “Madonna in trono con Bambino e ai lati i Santi Giovanni Battista e Antonio Abate”.

Chiesa della Madonna della Torre a Villa San Cipriano

A Villa San Cipriano, la frazione più vicina al centro di Amatrice tanto che non si capisce dove finisce una e comincia l’altra, c’è la chiesa della Madonna della Torre. Si tratta di una delle chiese già messe in sicurezza. Molte delle abitazioni circostanti sono crollate o sono state abbattute. Anche se ce n’è una ancora in piedi in procinto di essere demolita, che condivide con la chiesa una parete in comune. Un’operazione delicata che andrà condotta con molta attenzione. Questa chiesa potrebbe essere anche una delle prime ad essere ricostruita. Infatti i costi per un’ulteriore messa in sicurezza potrebbero essere investiti per procedere direttamente alla ricostruzione. Ma siamo ancora nel campo delle ipotesi. Di certo non c’è ancora nulla. La struttura è, dopo gli interventi di emergenza, stabile. E pensare che il 29 gennaio l’epicentro della scossa che ha fatto crollare la parete destra di Sant’Agostino era proprio sotto questa piazza. Su questa chiesa c’è anche una storia legata all’abside pentagonale costruita e voluta a tutti i costi dagli abitanti della frazione, ma contrastata dalla diocesi (all’epoca era quella di Ascoli Piceno) che la considerava un’aggiunta non coerente con l’impianto originale. Gli interventi necessari ora per il ripristino dell’edificio potrebbero permettere di verificare se esistano tracce di un’abside piu antica per sciogliere questa querelle.

Santuario della Filetta

La Madonna di Filetta è la patrona di Amatrice. La Chiesa di Santa Maria dell’Ascensione o Filetta venne costruita in memoria di un evento miracoloso verificatosi nel 1472 quando, il giorno dell’Ascensione, durante un temporale, la pastorella Chiara Valente avrebbe ritrovato un cammeo nel quale identificò l’immagine della Vergine. Da allora ogni anno viene ricordato questo evento con una processione solenne lungo il sentiero che da Amatrice conduce al Santuario. La facciata è semplice con un portale ad arco acuto ed un campanile a doppia vela. All’interno le pareti sono ricoperte di affreschi, tra cui molto interessante è quello che ricopre l’abside, opera del pittore Pier Paolo da Fermo, che descrive dettagliatamente la solenne processione verso il santuario. L’edificio è ora stato messo in sicurezza dopo aver subito gravi danni dal terremoto.

Chiesa dell’Icona Passatora

La chiesa dell’icona Passatora è stata messa in sicurezza piuttosto in fretta (a novembre erano già al lavoro) ed è stata realizzata una velinatura per proteggere gli affreschi che ricoprono la superficie interna della chiesa. Un intervento “provvidenziale” per la loro salvaguardia, tanto da ridurre praticamente a zero i danni derivati dalle scosse del 18 gennaio. La chiesa è stata edificata nel corso della metà del XIV secolo, intorno ad un’edicola a tempietto che racchiude l’immagine della Vergine conosciuta fin dal XIII secolo. La chiesa si trovava sulla via percorsa tra le montagne dai pastori che furono tra i primi ad adorare l’immagine della Madonna. L’interno è riccamente affrescato, la maggior parte delle opere sono del pittore amatriciano Dionisio Cappelli. Su tutte spicca decisamente la Madonna in Trono col Bambino, nell’atto di sorreggere la città di Amatrice in miniatura. Interessante anche l’altro affresco che adorna il pilastro destro e rappresenta la Madonna in trono col Bambino tra gli Angeli e Sant’Antonio Abate e Santa Lucia, dello stesso autore, conosciuto come il Maestro della Madonna della Misericordia.

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