L’area di Tiriolo, un centro della Sila piccola, situato a nord dell’istmo di Catanzaro, è a rischio a causa della realizzazione di un parco eolico. A lanciare l’allarme è l’esponente dem Nicodemo Nazzareno Oliverio che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini per chiedere “quali iniziative intenda adottare per tutelare le strutture archeologiche emerse durante gli scavi nell’area interessata dal progetto dell’impianto eolico denominato Trazzani nel comune di Tiriolo”. La zona infatti, scrive Oliverio, non solo ha un “notevole” valore paesaggistico e panoramico vista la possibilità di vedere i due mari che bagnano la Calabria ma presenta anche testimonianze archeologiche rinvenute durante i lavori preliminari di realizzazione del parco eolico.

La vicenda

Dopo aver ricevuto il via libera della soprintendenza per i beni archeologici della Calabria nel 2007, la Trazzani Energy s.r.l., la società proponente, ha incaricato nel settembre 2008 un archeologo di eseguire indagini preventive nell’area del progetto. Nell’ottobre 2009 la Soprintendenza della Calabria ha prescritto indagini integrative che sono state a lungo rinviate a seguito della decisione della Trazzani Energy, di ridurre il numero degli aerogeneratori da 11 a 5. Le indagini sono state poi eseguite tra febbraio e marzo 2011 portando a scoprire la presenza di materiale archeologico nell’area della piazzola di una torre. Il ritrovamento ha portato nel marzo 2012 ad avviare ulteriori indagini con saggi stratigrafici che hanno evidenziato la presenza di una fornace sempre nella medesima area, senza nessun ritrovamento invece nelle altre.

Per questo nel 2014  la soprintendenza per i beni archeologici della Calabria ha prescritto scavi di approfondimento nella zona dei rinvenimenti, esprimendosi favorevolmente invece per le altre aree, con una sola avvertenza: tutti i movimenti terra dovevano essere seguiti da archeologi di provata esperienza. Senonché, all’esito di un sopralluogo svoltosi il 7 ottobre 2014, in cui sono emerse “evidenze strutturali riconducibili ad una probabile cinta muraria” la Sovrintendenza ha chiesto un supplemento istruttorio, contestando all’impresa la mancata definizione del tracciato del cavidotto che collega la stazione elettrica a uno degli altri aerogeneratori. Le ulteriori indagini hanno rilevato “evidenze strutturali pertinenti ad almeno due edifici di fine IV-inizio III sec. A.C. e resti murari riconducibili a due differenti contesti di età medievale”.

Da qui la dichiarazione di interesse culturale della zona da parte della sovrintendenza ai sensi del codice dei beni culturali e l’avvio di un procedimento di tutela con la temporanea immodificabilità degli immobili. E il divieto di proseguire i lavori senza la ridefinizione del tracciato del cavidotto interrato. Dopo la comunicazione la Trazzani Energy srl ha fatto ricorso al Tar della Calabria che il 20 luglio 2017 lo ha accolto annullando gli atti di divieto della Sovrintendenza. Da qui la richiesta al ministro Franceschini sulle iniziative da intraprendere per tutelare le strutture archeologiche emerse durante gli scavi.

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