Sito di AltamuraRassicurare la popolazione di Altamura “sull’integrità” del sito scoperto nel 1993, “attingendo le necessarie informazioni sulle attività di ricerca in corso e sulle azioni a tutela del bene”. Lo chiede il deputato del gruppo Misto, Pino Pisicchio, con un’interrogazione al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. “Nell’ottobre del 1993 – spiega Pisicchio – fu scoperto in una grotta carsica sita nell’agro di Altamura, in provincia di Bari, un giacimento fossilifero di grande rarità conosciuto come ‘l’uomo di Altamura’; la rilevanza scientifica della scoperta comportò l’imposizione del vincolo archeologico del sito, emanato con decreto del direttore generale del Ministero per i beni culturali ed ambientali in data 6 novembre 1995, e del vincolo ambientale e paesaggistico (dichiarazione di notevole interesse pubblico), emanato con decreto del Ministro per i beni culturali ed ambientali in data 4 aprile 1996, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 156 del 5 luglio 1996, e comprendente come ambito, la contrada di ‘Lamalunga’; l’importante sito altamurano è diventato oggetto del progetto di ricerca ‘Riscoprire Altamura: indagini avanzate multisciplinari sullo scheletro della grotta di Lamalunga, Italia’ finanziato nel 2016 dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nell’ambito del ‘PRIN 2015’, che sarà sviluppato e portato a termine nell’arco del triennio 2017-2019; tale progetto prevederebbe l’alterazione irreversibile dei luoghi con prove distruttive su uno dei siti paleontologici più importanti d’Italia”.

“Si tratterebbe, pertanto, di un’attività di ricerca propedeutica alla rimozione del cranio di Lamalunga, o di parte dei resti scheletrici umani dalla sua sede naturale. Rimozione che dovrebbe essere utile a completare la ricerca su uno dei reperti più importanti della preistoria e favorire la sua musealizzazione. I resti fossili umani rinvenuti nella grotta carsica dell’Alta Murgia, rappresentano un unicum geologico e paleontologico d’inestimabile valore culturale, ambientale e scientifico, irripetibile a livello planetario, tanto che ha permesso la candidatura di questa porzione di territorio murgiano a patrimonio mondiale dell’Unesco; la pubblica opinione altamurana – prosegue Pisicchio – esprime l’auspicio di rassicurazioni da parte dell’autorità governativa circa la messa in sicurezza del reperto e del sito stesso, ed è preoccupata del fatto che la ricerca possa causare danneggiamenti del bene tutelato dallo Stato, provocando un’alterazione dello stato naturale, modificando gli elementi dell’ambiente carsico e del giacimento fossilifero che costituisce un unico stratigrafico, ovvero, la vera essenza del bene stesso da tutelare”.

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