convenzione di faroTutti i comuni del cratere del terremoto del 2009 (compreso il comune dell’Aquila) adottino in blocco i principi della Convenzione di Faro. È la proposta lanciata in un’intervista ad AgCult da Sabrina Ciancone, sindaco di Fontecchio, un borgo medievale dell’entroterra abruzzese con meno di quattrocento abitanti. Un piccolo comune in provincia dell’Aquila che il prossimo mese, per quattro giorni, diventerà il centro dell’Europa ospitando dal 9 al 12 ottobre 2017 il primo workshop di ricerca-azione sulla Convenzione di Faro organizzato dal Consiglio d’Europa. Ultima nata tra le convenzioni culturali internazionali, la Convenzione prende il nome dalla località portoghese nella quale, a ottobre 2005, si è tenuto l’incontro degli Stati membri del Consiglio d’Europa e l’adesione dell’Unione Europea e degli Stati non membri. Entrata in vigore nel 2011, firmata dall’Italia nel 2013, la Convenzione introduce un concetto ampio e innovativo di eredità culturale, definendola come “un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei propri valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. Esso comprende tutti gli aspetti dell’ambiente che sono il risultato dell’interazione tra l’uomo e i luoghi nel corso del tempo”. L’eredità culturale diviene dunque un diritto inalienabile dell’uomo, perché la sua conoscenza e la possibilità di goderne rientrano nel diritto di ciascun cittadino di partecipare attivamente alla vita culturale. Il testo di Faro sancisce dunque un ribaltamento nella concezione del patrimonio culturale e del suo valore per la società, una visione “dal basso” che si innesta nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione Italiana. Al Senato è in esame il disegno di legge di ratifica della Convenzione dopo che a giugno il Governo, su iniziativa del ministro degli Esteri Angelino Alfano, aveva depositato dopo quattro anni di attesa un ddl governativo di ratifica.

Ma come mai il Consiglio d’Europa ha scelto proprio Fontecchio? Nel 2013, con un atto del Consiglio comunale deliberato all’unanimità, il Comune di Fontecchio ha aderito, primo in Italia, ai principi della Convenzione. Ma già quattro anni prima – all’indomani del terremoto dell’Aquila nell’aprile 2009, che aveva colpito anche il suo tessuto urbano e sociale – il paese aveva avviato, nell’ambito del processo di ricostruzione, Borghi Attivi, un progetto di democrazia deliberativa che ha portato alla definizione e all’adozione delle Linee guida per lo sviluppo locale e per l’estetica del paese. “Noi abbiamo cominciato, quindi, a lavorare in questa maniera quando ancora non sapeva dell’esistenza della Convenzione – dice ad AgCult la sindaca Ciancone, la cui sensibilità verso questi temi deriva anche dalla laurea in diritto dei Beni culturali -. Avendo trovato così tante coincidenze e reputato questo strumento una convenzione bellissima, ci siamo dedicati ancora di più anche per diffonderla”. Per questi motivi si capisce perché la scelta sia caduta su questo comune. “La nostra intraprendenza ci ha portato ad entrare nel network della convenzione di Faro e siamo stati invitati a Venezia, a Strasburgo. Abbiamo fatto parte delle best practice della convenzione. Le condizioni particolari del nostro comune: terremotato, piccolo, inserito nella strategia delle Aree interne, una serie di coincidenze e precondizioni, hanno fatto pensare agli organizzatori che poteva essere la sede ideale per questo esperimento”. Si tratta infatti del primo workshop di ricerca-azione che organizzano. “Dieci accademici, il Consiglio d’Europa, il Centro internazionale di Ravello, etc che vanno a discutere con le comunità locali: è la prima volta che si fa una cosa del genere”.

Dalle Linee guida per lo sviluppo locale e per l’estetica del paese è derivato Casa&Bottega, un progetto di social housing e rigenerazione urbana teso a contrastare lo spopolamento, creare occupazione e manutenere il paesaggio. Una cooperativa di comunità gestirà i servizi legati alla mobilità, all’abitare, alla produzione artigianale e agricola e all’e-commerce. Ricorda Sabrina Ciancone: “In questi anni c’è stato il recupero di tanto patrimonio immobiliare del centro storico. Se prima del terremoto la questione era ‘che cosa faremo del centro che era da riqualificare e da rifunzionalizzare’ ora la domanda è ‘che cosa facciamo di questi immobili riqualificati e che devono avere una destinazione’”. Il borgo di Fontecchio rappresenta dunque un luogo ideale di ricerca e azione, poiché le sessioni di lavoro saranno incentrate sulla rivitalizzazione del patrimonio a seguito di un disastro dovuto a crisi multifattoriali (economiche, sociali, ambientali, politiche) e su come la comunità locale possa diventare attore protagonista di questa rivitalizzazione. Muovendo dai principi della Convenzione di Faro, il workshop mira a sviluppare partenariati con università, società civile e centri di ricerca per svolgere studi su territori rurali e urbani, sulle “comunità di eredità” (attori locali, musei, organizzazioni non governative, associazioni, ecc.) e sul patrimonio europeo. L’incontro sarà occasione di conoscenza e scambio di buone pratiche realizzate nei Paesi di provenienza dei relatori. Tre i temi di lavoro principali: Patrimonio nella società che cambia; Patrimonio come ecosistema di sviluppo; Accessibilità al patrimonio culturale.

Il Coordinamento del Consiglio d’Europa sarà garantito da Hakan Demir, Divisione della Cultura e del patrimonio culturale, Consiglio d’Europa (Francia) e da Prosper Wanner, consulente del Consiglio d’Europa, esperto di turismo e comunità. Il Coordinamento scientifico è affidato a Isabelle Brianso, Università di Avignone e membro del French National Committee dell’ICOM (International Council of Museums).

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