Garantire la messa in sicurezza e la salvaguardia del patrimonio monumentale degli Appennini devastato degli eventi tellurici che si sono verificati a partire dal 2016. Lo chiede, con un’interrogazione al Ministro dei Beni culturali, la deputata di Art. 1 – Mdp Luisa Bossa. “Era l’agosto e l’ottobre del 2016, e poi con altri eventi successivi – scrive Bossa – il terremoto ha devastato alcuni territori montani dell’Italia centrale provocando, com’è noto, danni importanti a intere comunità; tra le emergenze che si sono aperte a seguito degli eventi sismici c’è anche la situazione del patrimonio monumentale delle zone terremotate; si tratta di un vero tesoro di chiese, edifici, testimonianze di arte e cultura che è stato messo a dura prova dal terremoto; un gruppo di storici dell’arte ha firmato e promosso, attraverso l’organizzazione e il sito web emergenzacultura.org un appello pubblico chiedendo che siano realizzati interventi per la messa in sicurezza e la salvaguardia del patrimonio monumentale degli Appennini devastato dal sisma”.

“Il grande sforzo — si legge nell’appello – prodotto dall’Amministrazione a cui apparteniamo, anche con il contributo del personale confluito volontariamente da tutta Italia per unire la propria opera a quella degli altri corpi dello Stato presenti sui territori colpiti – Carabinieri e Vigili del Fuoco –, ha consentito di mettere in salvo quanto possibile del patrimonio storico e artistico di quei territori, su un’area geografica vastissima. È stato un lavoro enorme ma non basta”. “A preoccupare i firmatari dell’appello è ‘la sorte del ricchissimo e per tanti versi straordinario patrimonio monumentale dell’Appennino, costituito dalla fitta trama di borghi, centri storici e antiche chiese disseminati tra le montagne e le valli compresi tra i Monti Sibillini e quelli della Laga, in un contesto ambientale di incontaminata bellezza, che rischia di perdersi completamente'”. Secondo Bossa “vanno stanziate rapidamente le risorse necessarie per procedere ad un piano di messa in sicurezza degli edifici storici gravemente lesionati o solo parzialmente distrutti, in modo da recuperare affreschi, apparati decorativi fissi e restituire così al patrimonio culturale nazionale, un tassello straordinario e raro che si lega alla storia e alle tradizioni stesse del territorio colpito”. “Nel febbraio del 2016 è stata firmata una intesa tra il Governo italiano e l’Unesco per la costituzione della task force italiana per la tutela del patrimonio culturale mondiale messo in pericolo da calamità naturali o conflitti, indicata giornalisticamente come ‘Caschi blu della cultura’; con quel primo accordo l’Italia si è detta disponibile a mettere in campo un primo contingente di 60 unità fra storici dell’arte, studiosi, restauratori e carabinieri del comando tutela patrimonio culturale per intervenire nelle aree di crisi mondiale, prevalentemente a seguito di atti terroristici e guerre ma anche di calamità naturali”.

“Nel maggio 2017, il Ministro interrogato, secondo quanto riportato dagli organi di informazione, ha posto il tema di ‘un ulteriore salto di qualità’ nella tutela del patrimonio artistico, chiamando l’Unione europea a ‘dare un’accelerazione’, annunciando che ‘porremo questo tema anche all’incontro di martedì prossimo tra i ministri della Cultura europei in occasione del Consiglio Ue’; la proposta del Governo sarebbe stata di stabilire ‘un’intesa di collaborazione fra le forze di Polizia e le forze armate dei diversi Paesi, che anticiperebbe anche il tema enorme della difesa europea’; intanto che l’Unione europea si convinca, e che ‘i Caschi blu della cultura’ – conclude Bossa – svolgano la loro azione, sarebbe auspicabile un impegno concreto e maggiore del Governo, almeno per la sua parte, al recupero del suo stesso patrimonio artistico, danneggiato dal sisma”.

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