Ha preso il via in commissione Cultura della Camera l’esame della proposta di regolamento relativo all’importazione di beni culturali, presentata dalla Commissione europea il 13 luglio 2017. Relatrice del testo è la deputata del Partito democratico, Irene Manzi. Il provvedimento si inserisce nell’ambito delle iniziative previste dal Piano d’azione della Commissione volto a rafforzare la lotta contro il finanziamento del terrorismo, e mira in primo luogo a contrastare l’importazione illegale e il traffico di beni culturali provenienti da paesi terzi, i cui proventi sono spesso destinati al sovvenzionamento di attività terroristiche e criminali. L’Europa, con il suo ricco patrimonio culturale e l’apprezzamento per l’arte e la storia, la sua vicinanza al Medio Oriente e all’Africa e il suo enorme mercato dell’arte, rappresenta una meta particolarmente interessante per il commercio illecito di beni artistici e culturali. Secondo stime riportate dalla Commissione europea, nell’80-90 per cento delle vendite di antichità i beni hanno origini illecite, mentre il valore finanziario totale del commercio illegale di beni culturali è stato stimato tra i 2,5 e i 5 miliardi di euro annui, un dato che lo rende inferiore soltanto al traffico di armi e di narcotici

“Negli ultimi anni, soprattutto in risposta alla crisi in Medio Oriente, alcuni Stati membri come Germania, Francia, Austria e Paesi Bassi hanno adottato provvedimenti mirati a contrastare e impedire il traffico illecito di beni culturali. In tale ottica – sottolinea la Manzi – la Commissione europea ritiene necessario introdurre una disciplina uniforme e armonizzata”.

COSA PREVEDE IL PROVVEDIMENTO

La proposta di regolamento in esame prevede, in particolare: una nuova definizione comune di “beni culturali” all’importazione, che copre un’ampia gamma di oggetti tra cui ritrovamenti archeologici, antiche pergamene, rovine di monumenti storici, opere d’arte, collezioni e oggetti di antiquariato. L’ambito di applicazione della nuova disciplina è limitata ai beni culturali che hanno dimostrato di essere maggiormente a rischio, vale a dire quelli di almeno 250 anni al momento dell’importazione; l’introduzione di un nuovo sistema di licenze per l’importazione di reperti archeologici, parti di monumenti, antichi manoscritti e libri; un sistema di certificazione più rigoroso per l’importazione di altre categorie di beni culturali che prevede la presentazione di una dichiarazione firmata o dichiarazione giurata che dimostri che i beni sono stati esportati legalmente dal Paese terzo; la facoltà per le autorità doganali di sequestrare e trattenere i beni quando non è possibile dimostrare che i beni culturali in questione sono stati esportati legalmente.

Passando al contenuto specifico della proposta, che consta di 15 articoli, la relatrice ha manifestato “qualche perplessità” laddove viene introdotto il limite di 250 anni con riferimento all’età dei beni culturali che sarebbero oggetto della nuova disciplina. “Se l’obiettivo prioritario della Commissione europea è costituito dall’adozione di una disciplina armonizzata sull’importazione illegale di beni culturali da qualunque Paese – spiega la Manzi – allora non si comprendono le ragioni per cui si pongano limiti riferiti all’età dei beni stessi. Paradossalmente, infatti, ciò potrebbe indurre le organizzazioni criminali a spostare l’oggetto dei loro traffici sui beni culturali più recenti”.

Concludendo l’illustrazione della proposta, la Manzi ha evidenziato che “si tratta di un’iniziativa di evidente rilievo che merita pieno apprezzamento per i progressi che può apportare alla vigente disciplina. Occorre, tuttavia, verificare, nel prosieguo dell’istruttoria, anche avvalendosi di tutti gli elementi che potranno risultare utili allo scopo, eventualmente effettuando alcune audizioni: se l’obiettivo prioritario che si intende perseguire è di adottare una normativa armonizzata che si riferisca all’importazione illegale di beni culturali da qualunque Paese terzo di provenienza, ovvero, si intenda contrastare la pratica di traffico illecito di beni culturali da alcuni Paesi dell’Africa e del Medio Oriente investiti da situazioni di crisi e instabilità; se le misure previste siano pienamente rispondenti agli obiettivi dichiarati e possano garantire un’efficace azione di contrasto, tenuto conto dell’esclusione dall’ambito di applicazione del regolamento dei beni risalenti a meno di 250 anni fa; se la creazione di una banca dati condivisa per lo scambio tempestivo di informazioni tra gli Stati membri possa a tale scopo ritenersi essenziale e se, in tal caso, non si debba prevedere un coinvolgimento diretto della Commissione europea cui compete l’adozione di atti di esecuzione per la messa a disposizione, il funzionamento e la manutenzione del sistema elettronico di archiviazione. Si tratta di questioni che sarà necessario approfondire in primo luogo con il Governo”.

Rispondi