Alfonso Andria Centro Europeo Ravello Sisma“Un risultato pienamente soddisfacente che premia lo sforzo del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello e di tante personalità che sono convenute oggi, rappresentanti di organismi sovranazionali e internazionali”. È un primo commento a margine rilasciato ad AgCult da Alfonso Andria, presidente del Centro di Ravello e animatore, oggi a Roma nel Parlamentino del Cnel, di un convegno (dal titolo: Terremoti, edificato esistente, protezione dei beni culturali) che ha voluto continuare la riflessione contenuta nel numero di giugno di “Territori della Cultura” – la rivista online del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, diretta dal Prof. Pietro Graziani, pubblicata trimestralmente in “QuotidianoArte” -. Una prosecuzione del confronto tra esperti e rappresentanti di istituzioni ed organismi del settore, rivolto ad un pubblico più vasto e alle pubbliche Amministrazioni locali e nazionali. In particolare, con l’ausilio e il sostegno del Comitato Scientifico del Centro e con il coinvolgimento di altri studiosi, si è voluto porre l’accento sugli aspetti più diversi dell’evento terremoto, che investono diffusamente il territorio nazionale e, al suo interno, parte rilevante dell’edilizia storica, non solo monumentale, anche nei piccoli borghi della penisola.

Al convegno hanno preso parte, oltre ad Alfonso Andria, anche Pietro Graziani, direttore responsabile “Territori della cultura” e Piero Pierotti, già Professore di Storia Architettura, Università degli Studi di Pisa. Tra i relatori: Ferruccio Ferrigni, Coordinatore Attività Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali; Armando Zambrano, Presidente Consiglio Nazionale degli Ingegneri; Franco Peduto, Presidente Consiglio Nazionale Geologi; Gianvittorio Rizzano Cugri, del Consorzio Interuniversitario per la previsione e la prevenzione dei Grandi Rischi. Infine anche Maurizio Di Stefano, Presidente Emerito ICOMOS e Stefano De Caro Direttore Generale ICCROM.

“In genere i convegni sono destinati ad altro: magari a permettere a chi li anima di fare qualche critica- spiega ad Andria -. Qui invece non è stato così. Avevamo costruito da lungo tempo un’iniziativa di questo genere: ci sono alle spalle 30 anni di lavoro, di elaborazioni, di acquisizioni della comunità scientifica a livello internazionale, di organismi sovranazionali. Uno per tutti il Consiglio d’Europa. È grazie al Consiglio di Europa, che è tra soci fondatori del Centro di Ravello, che nacque tanti anni fa l’idea di sviluppare un ragionamento su questi temi e di dare poi vita a quell’accordo parziale aperto sul tema dei rischi maggiori che è alla radice di tutta la speculazione culturale e scientifica. Una speculazione che noi a Ravello abbiamo cercato di convogliare cercando di favorire la circolazione di idee lo scambio di metodiche sul piano fattuale strutturale”.

Con questo numero monografico, la rivista “Territori della cultura” espressione di Quotidiano Arte, ha fatto sì “che tutto questo potesse avere una più organica definizione. La guida l’ha data il professor Piero Pierotti e poi il resto è il contenuto che è stato dato oggi. Io – conclude Andria – cerco dal punto di vista politico di interpretare e di guidare la riflessione e di stimolarla, così abbiamo fatto questa mattina e così abbiamo fatto con la rivista arricchendola di contributi molto autorevoli”.

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