senato culturaApproda nella Commissione Istruzione e Beni culturali del Senato il ddl “Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative”. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, “è finalizzato a rafforzare e qualificare l’offerta culturale nazionale e a promuovere l’imprenditorialità e l’occupazione, in particolare giovanile, mediante il sostegno delle imprese culturali e creative”. Così ha sintetizzato il contenuto della proposta di legge a prima firma Anna Ascani (attuale responsabile cultura del Partito Democratico), la relatrice Elena Ferrara (Pd) nel corso della sua relazione alla Commissione. Il testo è in realtà piuttosto ridimensionato rispetto alla proposta originaria della deputata dem, soprattutto nella parte che prevedeva sostegno e incentivi economici e fiscali a favore delle imprese culturali e creative. Resta, nel provvedimento, nonostante le cesoie della commissione Bilancio di Montecitorio e della Ragioneria dello Stato, la possibilità per queste imprese di affittare per dieci anni beni demaniali dismessi a canoni calmierati (150 euro al mese), con tuttavia oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria a carico del concessionario.

LE PREMESSE

Elena Ferrara, nella sua relazione, ha ricordato anzitutto i contenuti del Libro Verde della Commissione europea su “Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare”, del 27 aprile 2010, elaborato nell’ambito della strategia “Europa 2020”, nonché la risoluzione del Parlamento europeo “Valorizzare i settori culturali e creativi per favorire la crescita economica e l’occupazione”, del 12 settembre 2013, e il programma «Europa Creativa» istituito dal regolamento (UE) n. 1295 del 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013.

I REQUISITI PER ESSERE IMPRESE CULTURALI E CREATIVE

Passando all’esame del disegno di legge, la relatrice ha illustrato l’articolo 1, che stabilisce fra l’altro i requisiti di un’impresa per essere qualificata culturale e creativa. Quest’ultima deve quindi: avere per oggetto sociale esclusivo o prevalente “l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali, intesi quali beni, servizi e opere dell’ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, alle arti applicate, allo spettacolo dal vivo, alla cinematografia e all’audiovisivo, agli archivi, alle biblioteche e ai musei, nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegati; avere sede in Italia, ovvero in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché si abbia una sede produttiva, una unità locale o una filiale in Italia; svolgere un’attività stabile e continuativa”.

LE PROCEDURE

La definizione della procedura “per l’acquisizione della qualifica di impresa culturale e creativa, nonché la disciplina per la verifica della sussistenza dei requisiti richiesti e per la previsione di adeguate forme di pubblicità, anche mediante la costituzione di uno specifico elenco tenuto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e aggiornato periodicamente, è demandata ad un decreto interministeriale, sentite le competenti Commissioni parlamentari, previa intesa con la Conferenza Stato – regioni, nonché tenendo conto delle necessità di coordinamento con il Codice del terzo settore, di cui decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117”.

Nelle sue valutazioni finali, Elena Ferrara ha sottolineato come “il provvedimento possa adeguatamente completare i numerosi provvedimenti assunti in questa legislatura in materia di formazione, cinema, spettacolo e musica, dando così una visione d’insieme”.

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