ravello Lab 2017 culturaOltre 30 interventi orientati dai quattro keynote speaker (Pietro Petraroia, Franco Broccardi, Stefano Baia Curioni, Giovanna Barni) che hanno delineato riflessioni, bilanci e aspettative delle imprese culturali in Italia nell’ottica della sostenibilità economica e sociale. A Ravello Pierpaolo Forte, presidente della fondazione del Museo Madre di Napoli, tira le somme del tavolo di lavoro “L’impresa culturale tra risultato economico e valore sociale”, panel di approfondimento ospitato all’interno della XII edizione di Ravello Lab – colloqui internazionali dedicato allo Sviluppo a base culturale. “Non sono emerse subito delle vere e proprie raccomandazioni dal tavolo sulle imprese culturali – ha detto in apertura del suo intervento Forte – . Dare sintesi a un materiale molto composito non è stato facile”.

IMPRESA CULTURALE E IMPRESA CREATIVA

Il primo punto “è stato rinunciare a confrontarsi sulla differenza tra impresa culturale e impresa creativa. E non perché sia unitario il modo di vedere questa problematica – ha chiarito Forte -, ma perché ogni impegno culturale ha un elemento creativo e viceversa”. Invece, “abbiamo provato a concentrarsi su cosa connota un’impresa culturale e vedere se esistono e quali sono le differenze con le imprese creative. Questa differenza esiste, tuttavia – ha notato infine Forte – non vale la pena di insistere al momento su questo tema”.

PROFIT O NON PROFIT?

“Il tavolo – ha spiegato Pierpaolo Forte -, non ha evidenziato se sia rilevante la caratteristica profit o non profit per l’impresa culturale. Non è sorprendente: l’impresa ha dentro di sé fisiologicamente l’idea di essere autosostenuta, ma questo non implica affatto l’obbligo di distribuzione di utili. Quindi l’intento lucrativo è decisivo nell’impostazione di un’impresa, ma non è apparsa determinante la distribuzione di utile”.

LA DIMENSIONE PUBBLICA

Il tavolo perciò ha provato a trovare elementi qualificanti che potessero tradursi in veri e propri criteri. “Abbiamo rilevato che qualunque sia l’attività svolta si ha la percezione di essere immersi in un contesto pubblico. Gli imprenditori culturali prima o poi hanno a che fare con la politica e la politica ha delle responsabilità. In questa dimensione pubblica, occorre riflettere quindi sul metodo che l’impresa utilizza fisiologicamente: un flusso decisionale che presuppone un atteggiamento strategico, dei programmi, dei piani che possano costituire elementi di riferimento”.

AI CONFINI DINAMICI DELL’ESPERIENZA UMANA

Un terzo punto su cui in parecchi sono tornati è che “nella sua attività, l’impresa culturale ha la consapevolezza di trovarsi ai confini dinamici dell’esperienza umana, di avere delle responsabilità nell’innovazione in generale e anche in termini di innovazione di impresa”. Pertanto, “l’impresa culturale dovrebbe poter contare su margini di ricerca. In questo un mondo c’è ancora uno spazio per il vecchio principio della discrezionalità”. Vale a dire che “una parte dell’impresa culturale difficilmente potrà essere misurato in termini troppo numerici, troppo tecnici. Occorre affidarsi a sistemi post moderni di legittimazione”. Troppo spesso si fa ancora “ricorso alla logica del massimo ribasso. L’invocazione della discrezionalità in questo settore non vuol dire rinunciare a una metrica a una misurazione”.

IL TEMA DELLA TUTELA

Molto diffusa, ha riportato in conclusione Pierpaolo Forte, è stata la dichiarazione di sentirsi gravati di una responsabilità sociale: “L’impresa culturale è dotata di una sorta di responsabilità sociale dell’impresa culturale, perdonate il gioco di parole. Tutti coloro che lavorano nell’impresa culturale hanno la consapevolezza di avere un impatto sociale col proprio lavoro”. Un impatto per il quale sono stati considerati tanti strumenti e standard di misurazione. “Ma sono emerse consapevolezze piene, espresse con parole e modi diversi, che l’impresa culturale ha sempre una rilevanza in ordine al tema della tutela. Anche l’impresa che ha un orientamento maggiormente di mercato, prima o poi incontra il bisogno di tutela come bisogno aziendale”.

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