Il ministero dei Beni culturali è “favorevole” all’utilizzo “di spazi e locali afferenti a musei, monumenti e luoghi di valore artistico e culturale per lo svolgimento di manifestazioni ed eventi di elevato interesse storico-celebrativo, a fini di promozione della cultura, che garantiscano il pieno rispetto delle esigenze di conservazione e tutela del patrimonio culturale nazionale”. È quanto ha riferito il sottosegretario per i Beni e le attività culturali e il turismo Antimo Cesaro rispondendo per iscritto a un’interrogazione presentata da Emanuele Prataviera (Misto) sulla richiesta di un gruppo di cittadini denominato “Maggior Consiglio del Palazzo Ducale” che ha inoltrato istanza formale per ottenere la disponibilità di spazi interni all’edificio veneziano per la cerimonia celebrativa del 220esimo anno dall’ultima riunione del Maggior Consiglio che sancì la caduta della Repubblica di Venezia. Richiesta accompagnata da un più generale riscontro riguardante l’interesse ricorrente per lo svolgimento di eventi culturali e rievocativi, promossi da gruppi e associazioni, in luoghi celebri del patrimonio artistico e architettonico nazionale.

In linea generale, ha infatti risposto il sottosegretario, la Legge Ronchey ha introdotto la possibilità per il ministero dei Beni culturali “di concedere l’uso dei beni dello Stato che abbia in consegna senza alcun’altra autorizzazione, dietro corrispettivo di un canone. Il Regolamento di attuazione disciplinava le modalità di concessione, e prevedeva che il canone fosse versato alla competente sezione di tesoreria provinciale dello Stato, mentre il decreto ministeriale 8 aprile 1994” per l’uso occasionale dei luoghi, “distingueva la tipologia di spazi (cortili e giardini, interni con arredi storici e decorazioni, interni non decorati) e di eventi (conferenze, convegni, proiezioni e concerti, spettacoli e riprese telecinematografiche, ricevimenti) e prevedeva un deposito cauzionale pari almeno al triplo del canone d’accesso, da fissare in funzione della quantità di artisti coinvolti e delle attrezzature utilizzate”.

L’attuale codice dei culturali e del paesaggio, ha proseguito l’esponente del Mibact, “nel disciplinare nuovamente la materia, ha introdotto la possibilità di versamento del canone anche sul conto corrente bancario aperto da ciascun responsabile di istituto presso un istituto di credito”. La fattispecie della concessione d’uso strumentale e precario risulta, dunque, “essere pacificamente ammessa nell’ordinamento dei beni culturali purché gli spazi e i beni siano concessi applicando canoni adeguati ai livelli di mercato e sufficientemente remunerativi per l’amministrazione”, ha concluso Cesaro.

Rispondi