Salone del Libro di TorinoIl Mibact non può interferire nelle scelte degli espositori al Salone del Libro di Torino perché ciò risulterebbe “inopportuno” e “illiberale”. Lo ha detto il Sottosegretario al Ministeri dei Beni culturali, Antimo Cesaro, rispondendo a un’interrogazione dei deputati Deborah Bergamini (FI) ed Emanuele Cozzolino (M5S). I due parlamentari avevano sollevato il caso della esclusione dal Salone della pubblicazione “Setta di Stato – Il caso Forteto”, redatta da due giornalisti, in cui si affronta la vicenda della comunità “Il Forteto”. Il responsabile di tale comunità, Rodolfo Fiesoli, è stato al centro di vicende giudiziarie legate allo sfruttamento minorile e agli abusi sessuali. Fiesoli è stato condannato, scrivono i due deputati, a 17 anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti e abusi sessuali, pena ridotta nel luglio 2016 dai giudici di secondo grado a 15 anni e 10 mesi. L’esclusione, secondo Bergamini e Cozzolino, è stata dovuta al fatto che la regione Toscana, regione ospite della trentesima edizione del festival che si è tenuta lo scorso maggio, ha negato all’associazione Toscanalibri, titolare di uno spazio per presentare la propria produzione letteraria incentrata proprio sulla Toscana, l’autorizzazione alla presentazione.

CESARO: “LASCIAMO PIENA LIBERTA’ AGLI ESPOSITORI”

“Quest’anno, per il Salone 2017 – ha risposto Cesaro – la partecipazione della Toscana quale regione ospite al trentesimo salone internazionale del libro di Torino (18-22 maggio 2017) è caratterizzata, come per tutti i partecipanti dell’evento, dalla possibilità di selezionare, in completa autonomia, le opere da illustrare e presentare nel proprio spazio espositivo, senza alcuna interferenza istituzionale né di altro genere, eccetto quanto disposto e comunicato dagli organizzatori per una corretta regolamentazione delle attività”. Il sottosegretario ha aggiunto: “Le case editrici italiane, oltre 4.600, pubblicano ogni anno più di 65.000 opere, la maggior parte delle quali sono novità e nuove edizioni. In commercio sono presenti più di 900.000 titoli, che l’editoria italiana cerca di individuare preservando la ricchezza e l’articolazione dell’offerta, delle linee editoriali e letterarie. Considerata la cospicua produzione di cui sopra e ribadendo la completa autonomia degli espositori sulle opere da proporre, è doveroso ed inevitabile – ha aggiunto il Sottosegretario – operare una selezione da parte degli stessi, che nulla toglie alla qualità e al valore di quanto non sia scelto. Per quanto riguarda questo Ministero – come pure la Fondazione per il libro – ogni scelta diversa da quella di lasciare piena libertà agli espositori sarebbe da considerare inopportuna e ‘illiberale'”. Ad ogni modo, ha concluso Cesaro, “questo Ministero assicura, comunque, la massima attenzione alla questione evidenziata nell’interrogazione”.

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