GarbatellaAvviare una “ricognizione finalizzata all’estensione dei vincoli di natura storica sul tessuto edilizio della capitale antecedente agli anni ’50 del 1900, con particolare riferimento ai quartieri consolidati, che presentano edifici di rilievo architettonico e complessi urbanistici da tutelare integralmente nella loro complessità, dichiarandone pertanto l’interesse culturale”. Lo chiede la senatrice del gruppo Sinistra Italiana, Loredana De Petris, in un’interrogazione al Mibact e al Ministero dell’Ambiente. “Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato, in via definitiva, la legge regionale 18 luglio 2017, n. 7, recante disposizioni in materia di rigenerazione urbana e per il recupero edilizio; la legge conferisce, a vario titolo, ai privati proprietari promotori, fatta eccezione per le aree soggette a vincolo di inedificabilità assoluta e per le aree individuate come centri storici dal piano territoriale paesistico regionale (PTPR), la facoltà di demolire e ricostruire edifici esistenti, con relativo premio di cubatura, facoltà che si applica anche ai tessuti edilizi di pregio esterni ai centri storici, alle aree naturali protette, limitatamente alle zone individuate come ‘paesaggio degli insediamenti urbani’ dal PTPR, e nelle aree agricole, limitatamente alle zone individuate come ‘paesaggio degli insediamenti urbani’ e ‘paesaggio degli insediamenti in evoluzione’ dal PTPR”.

“L’applicazione delle disposizioni – aggiunge De Petris – desta particolare preoccupazione per la città di Roma, laddove sussistono tessuti edilizi di notevole pregio localizzati all’esterno del perimetro del centro storico (mura aureliane), fra i quali il quartiere Coppedè, la ‘Città Giardino’, il quartiere Prati-Delle Vittorie, i quartieri di Garbatella e di Monteverde vecchio, eccetera, queste ed altre zone nelle quali interventi di demolizione e ricostruzione, con l’incentivo di un consistente incremento di cubatura, possono generare gravi danni alla qualità architettonica, urbanistica e sociale degli insediamenti consolidati, antecedenti agli anni ’50 del 1900, con la presenza di edifici di notevole rilievo architettonico a rischio di demolizione, tenuto conto peraltro che l’Assemblea capitolina non ha ad oggi deliberato alcun criterio di esclusione”.

Secondo De Petris “configura inoltre un grave rischio ambientale la facoltà concessa dalla legge regionale di edificare, mediante demolizione e ricostruzione, nelle aree naturali protette, in relazione alla sussistenza di un importante sistema di parchi e di riserve naturali, già istituite e ricadenti nel territorio della capitale, anche di competenza dello Stato, per un totale di oltre 15.000 ettari, tuttora prive, in gran parte, di piani di assetto approvati e cogenti; desta inoltre grave preoccupazione la facoltà di promuovere interventi edilizi anche in aree agricole di pregio, tenuto conto della straordinaria rilevanza paesaggistica che rivestono ampie porzioni dell’agro romano”.

Pertanto la senatrice chiede di sapere “se il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo non ritenga necessario ed urgente disporre, avvalendosi della competente Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma, l’avvio di una ricognizione finalizzata all’estensione dei vincoli di natura storica sul tessuto edilizio della capitale antecedente agli anni ’50 del 1900, con particolare riferimento ai quartieri consolidati, che presentano edifici di rilievo architettonico e complessi urbanistici da tutelare integralmente nella loro complessità, dichiarandone pertanto l’interesse culturale; se non ritenga necessario, in attesa del completamento di tale ricognizione, disporre, d’intesa con la Regione Lazio e con Roma capitale, la sospensione degli interventi di demolizione e ricostruzione autorizzabili, ai sensi della legge regionale 18 luglio 2017, n. 7, al fine di prevenire la possibilità di danni irreparabili al patrimonio storico e ambientale della città; se il Ministro dell’ambiente della tutela del territorio e del mare non ritenga di accertare con urgenza per quali motivi, ad oltre 13 anni dall’adozione da parte dell’ente gestore, non risultino ancora approvati tutti i piani delle aree naturali protette ricadenti nel territorio di Roma capitale, circostanza che espone, fra l’altro, parte di questi territori di straordinario interesse ambientale al rischio di interventi edilizi in attuazione della citata legge regionale, e se non ritenga, a tale proposito, necessario adottare specifiche misure di salvaguardia”.

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