Consiglio di Stato cinemaPareri favorevoli con osservazioni per i decreti legislativi attinenti la tutela dei minori e la promozione delle opere europee e italiane, mentre più critica è la posizione in riferimento alle disposizioni in materia di lavoro nel settore cinematografico e audiovisivo. Il Consiglio di Stato è intervenuto sugli schemi di decreto adottati in attuazione della delega prevista dalla legge sul cinema e l’audiovisivo (220/2016) e attualmente in corso di esame in Parlamento. I decreti legislativi intervengono in materia di tutela dei minori nel settore cinematografico e audiovisivo (parere n. 2286/2017), in materia di promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi (2287/2017) e in materia di lavoro nel settore cinematografico e audiovisivo (2288/2017). Il Mibact aveva richiesto il parere al Consiglio di Stato dopo l’approvazione in via preliminare da parte del Consiglio dei Ministri del 2 ottobre.

In particolare, in merito al dlgs sul lavoro nel settore cinematografico, secondo il Consiglio di Stato, non risulterebbe “corretta” la scelta di rimandare la classificazione settoriale delle professioni artistiche e delle professioni tecniche del settore cinematografico e audiovisivo a semplici linee guida sottoscritte in sede di Conferenza permanente Stato-regioni, anziché a un provvedimento di fonte regolamentare.

TUTELA DEI MINORI NEL SETTORE CINEMATOGRAFICO E AUDIOVISIVO

Il decreto delinea un nuovo sistema di tutela dei minori nella visione di opere cinematografiche e audiovisive cercando di garantire un equilibrio tra i princìpi di libertà e di responsabilità degli attori coinvolti e sostituendo le procedure attualmente vigenti relative al “nulla osta” alla proiezione in pubblico dei film. In particolare, la nuova disciplina esclude ogni possibilità di “nulla osta” e la facoltà di intervenire sul contenuto dell’opera imponendo tagli o modifiche. Il Consiglio sottolinea che tale scelta “appare certamente più rispettosa della libertà di espressione artistica costituzionalmente garantita” nel rispetto del predetto equilibrio con le esigenze di tutela del pubblico maggiormente sensibile, quello dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nel merito del decreto legislativo, il Consiglio ha stabilito che esso fornisce “piena ed esaustiva attuazione alla delega legislativa” sottolineando come oggetto e finalità dello stesso siano coerenti “con i temi e gli obiettivi definiti” nella legge delega. Viene rilevato, però, che rispetto alle linee di impostazione generale del provvedimento, tese alla “responsabilizzazione degli operatori e degli agenti educativi”, risulti “stridente la conservazione della tradizionale nomenclatura delle opere “vietate ai minori” di anni 14 e 18”. Il Governo dovrà valutare se sia necessario intervenire adottando una terminologia omogenea e maggiormente in linea con l’impostazione di fondo del provvedimento per tutte le classificazioni da esso disciplinate.
Non sembrerebbe inoltre congrua la quantificazione dei membri della nuova Commissione per la verifica della classificazione delle opere cinematografiche attinti dalle varie professionalità, soprattutto per quanto attiene alla composizione giuridica della stessa. La “rigida” determinazione delle quote di composizione dell’organo produrrebbe “squilibri tra le professionalità interessate all’interno dell’organo medesimo” e rischierebbe di “avere effetti incongrui rispetto allo stesso scopo perseguito”.

Il Consiglio rileva che la disciplina delle sanzioni amministrative previste dal provvedimento “avrebbe potuto forse essere utile affiancare alle tradizionali sanzioni pecuniarie e afflittive anche sanzioni di tipo reputazionale”.

RIFORMA DELLE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE IN MATERIA DI PROMOZIONE DELLE OPERE EUROPEE

Il decreto mira alla razionalizzazione delle disposizioni legislative di disciplina degli strumenti e delle procedure in materia di promozione delle opere italiane ed europee da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi. Il parere del Consiglio esamina il percorso compiuto dal provvedimento soprattutto evidenziando il dissenso espresso da alcune categorie di stakeholders. Passando per la definizione del quadro normativo ed economico di riferimento, il Consiglio delinea la ratio della disciplina e i suoi principi direttivi esprimendo osservazioni sui profili generali, comunitari e costituzionali del provvedimento.

Il provvedimento appare “completo e puntuale nel dare attuazione alla delega legislativa in tutti i suoi aspetti” e viene reputato dal Consiglio coerente con gli obiettivi e i criteri direttivi della delega. Esso mira ad agevolare un più corretto funzionamento del mercato, eliminando commistioni e distorsioni tra i vari attori della filiera produttiva per mezzo di un sistema di unbundling, cioè una netta separazione tra chi realizza il prodotto audiovisivo e chi gestisce l’emittente che lo trasmette.

Sarebbe comunque necessario integrare il tessuto normativo introducendo poteri dell’AgCom in tema di vigilanza e controllo “per verificare il rispetto degli obblighi di programmazione e di investimento da parte degli operatori” introducendo poteri di monitoraggio e controllo più incisivi.

Allo scopo di definire un’alleanza strategica tra le varie categorie di operatori per la promozione e il miglioramento dei contenuti da sottoporre al pubblico, il parere suggerisce al Governo di prevedere espressamente la possibilità di stipulare accordi e convenzioni tra i diversi operatori nel campo della produzione e della distribuzione.
Anche in merito a questo provvedimento, il Consiglio rileva che la disciplina delle sanzioni amministrative “avrebbe potuto forse essere utile affiancare alle tradizionali sanzioni pecuniarie e afflittive anche sanzioni di tipo reputazionale”.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI LAVORO NEL SETTORE CINEMATOGRAFICO E AUDIOVISIVO

Coerentemente con quanto stabilito dalla normativa in tema di lavoro, il decreto introduce norme che perfezionano la disciplina del rapporto di lavoro nel settore cinematografico e audiovisivo, prevedendo anche la definizione delle professioni. Il Consiglio rileva che lo schema di decreto presenti un’attuazione “solo molto parziale della delega legislativa” ritenendosi invece necessaria l’adozione di un testo più articolato e incisivo.

Entrando nel merito del provvedimento, non risulterebbe “corretta” la scelta di rimandare la classificazione settoriale delle professioni artistiche e delle professioni tecniche del settore cinematografico e audiovisivo a semplici linee guida sottoscritte in sede di Conferenza permanente Stato-regioni, anziché a un provvedimento di fonte regolamentare.
Si tratta infatti del complesso delle regole e dei criteri sulla base dei quali sarà definito l’ordinamento delle professioni del settore e pertanto di una materia di natura normativa, natura in contrasto con le caratteristiche delle linee guida, di natura non cogente e carenti della capacità di innovazione dell’ordinamento. Si dovrebbe piuttosto procedere all’adozione di un apposito regolamento che, oltre all’intesa in Conferenza, dovrebbe essere preceduto da “ampia e adeguata consultazione delle categorie di lavoratori e operatori interessate” per assicurare che la nuova classificazione sia copertura normativa a tutte le figure professionali di rilievo nel settore, superando “carenze e anomalie” presenti nell’assetto attuale.

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