“Lo schema del decreto, per Apt, è uno strumento reale ed efficace di promozione delle opere europee. Il nostro giudizio è quindi positivo in relazione ai maggior investimenti previsti e a una più puntuale declinazione delle sanzioni. Ma è anche un giudizio critico per quanto riguarda la necessità di alcune inderogabili modifiche”. Lo ha detto il presidente dell’Associazione produttori TV (Apt) Giancarlo Leone ascoltato dalle Commissioni riunite Cultura e Trasporti sullo schema di decreto legislativo riguardante la promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi (uno dei decreti attuativi della delega contenuta nella legge sul cinema e audiovisivo). “Lo sviluppo della produzione dell’audiovisivo è infatti centrale rispetto alle priorità del sistema televisivo e multimediale lineare e on demand. E in questo senso il governo ha meritoriamente indicato un percorso per dare impulso ulteriore alla crescita del settore. Ma questo percorso, secondo noi, risulta in alcuni passaggi disallineato rispetto all’evoluzione del sistema e alla sua prospettiva. Questo perché il futuro del sistema multimediale è sempre più determinato dalla qualità dei contenuti e si forma sulla moltiplicazione delle piattaforme distributive e sulle diverse modalità di offerta e consumo”.

“La qualità dei contenuti è strettamente dipendente dalla risorse che il mercato mette a disposizione in relazione alla dinamiche dei ricavi commerciali e all’influenza regolamentatoria di ogni singolo paese – ha aggiunto Leone -. È questo incontro di esigenze ad esprimere ciò che siamo dal punto di vista dell’industria culturale. Bisogna sempre evitare un’interpretazione troppo dirigistica. Senza flessibilità o possibilità di interpretare correttamente il cambiamento, si potrebbe inficiare la crescita dell’industria dell’audiovisivo. I trend sono tutti univoci – ha proseguito il presidente di Apt -: crescita di domanda contenuti premium come il calcio, documentari, stabilità per opere cinematografiche, internazionalizzazione. Questa immagine non sembra però del tutto centrata nel provvedimento in questione. L’attenzione non può che soffermarsi sul rapporto tra obblighi e opportunità, sulla necessaria interazione tra esigenze di mercato e il bene pubblico. Se coincidono tutto ok. Qualora gli obblighi diventano troppo gravosi per il sistema audiovisivo o disallineati potremmo avere dei problemi e li abbiamo. Quando prima mi riferivo alla necessità che qualsiasi debba essere allineato è perché qualsiasi manovra di incentivo a sostegno dei contenuti deve fare i conti con ciò che è e sarà il mercato di riferimento. Oggi il mercato è nazionale ma è anche globale per le piattaforme distributive. È nazionale la lingua ma non il linguaggio. Oggi ci sono 430 i canali televisivi ricevibili a livello nazionale di cui 69 hanno sede in Italia. A questi vanno aggiunti Netflix, Amazon, Google ecc. Dunque centinaia di ore di prodotti su tv, pc, smartphone, tablet, in modalità free, pay  e così via. Per non citare poi i casi di produttori che operano in Italia come Cattley Magnolia Wildside e così via. Il nostro mercato non è più nazionale ma è globale. Tra Rai e Mediaset e il terzo incomodo Sky c’è un mondo oramai. Questo per dire che il pubblico italiano ha un’opportunità di visione talmente variegata che il nostro sistema regge soltanto se saprà rivolgersi a coloro che usufruiscono di queste piattaforme multicanale con lo stesso approccio culturale di marketing – ha chiarito Leone -. Per rimanere competitivi i nostri attori in campo devono saper interpretare il cambiamento, altrimenti potrebbero essere bypassati. Quindi, per riassumere, in tutto il mondo si producono più opere originali per essere fruite direttamente su qualsiasi piattaforma. Il cinema rimane centrale ma la serialità cresce in qualità e quantità di rapporto con il pubblico e i due soggetti non devono essere discriminati”.

“Credo sia importante riconoscere la necessità che i fornitori di servizi media audiovisivi investano maggiormente sulle produzioni nazionali e sui prodotti indipendenti ma non necessariamente con un eccesso di dirigismo che individui sotto-quote eccessive che mal si coniugano con i cambiamenti in atto e che di fatto si pongono in totale disallineamento con il futuro del sistema – ha sottolineato il presidente di Apt -. Sarà compito del sistema, broadcasting, produttori e autori, individuare le più opportune modalità di investimento all’interno di un quadro definito e potenziato. L’audiovisivo nella sua interezza deve essere il punto di riferimento. Solo i documentari devono avere quote definite perché il ritardo italiano è da colmare. Quindi la proposta di Apt è l’abolizione delle sotto-quote di investimento salvo per i documentari e l’applicazione di un criterio generale di quote che consenta al sistema di interpretarle con la dovuta flessibilità, consentendo al tempo stesso alla produzione di contenuti di essere competitiva”.

“Segnalo poi un dettaglio. L’articolo 44 ter comma 4 nel definire le sotto-quote cinema Rai 2019 e 2020 inserisce nel corpo del testo le quote attuali che non sono in verità simili a quelle reali passando dal 3,6 al 4%. Quindi l’anno prossimo, in assenza di crescita di investimenti totali, rinviata al 2018, Rai dovrà rivedere le proprie allocazioni e disinvestire all’interno della macro-quota di investimento una parte delle serialità per attribuirle al cinema. La nostra proposta è che se rimangono le sotto-quote si lascino alla Rai quelle vigenti onde evitare squilibri – ha detto Leone -. Qualcuno può pensare che l’abolizione delle sotto-quote possano essere un danno per il cinema ma non è così. I 220-240 film che si producono in Italia l’anno su 500 film distribuiti diminuiranno o cresceranno con le quote? Riusciranno autori e produttori a interpretare le esigenze mercato per non costipare il sistema? Qualche dubbio viene. E il tema di quote vale anche per gli obblighi di trasmissione soprattutto per la fascia oraria 18-23. Non ci riconosciamo in queste quote e riteniamo siano eccessive per modellare l’offerta. Quindi proponiamo di non inserire obblighi per questa fascia mantenendo le altre previsioni dell’articolo. Qualora si volesse mantenere dovrebbe inserirsi il genere intrattenimento. Per le quote di trasmissione il comma 4 del 44bis si riferisce all’intera giornata di programmazione e credo possa essere difficilmente realizzabile. Appare consigliabile un altro sistema di calcolo su base per esempio mensile. Il mondo ci guarda e noi guardiamo al mondo e spero che queste modifiche possano favorire una maggiore crescita del sistema”, ha concluso Leone.

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