“Ad oggi sono circa 750 gli interventi di ricostruzione, tra L’Aquila e i Comuni del cratere, che passano al nostro vaglio. Molti cantieri, sia pubblici che privati, riservano però delle sorprese: durante i lavori spuntano affreschi, resti archeologici, frammenti di pietre lavorate. Serve un grandissimo lavoro di tutela del patrimonio culturale, ma siamo a corto di personale. Questa è una grossa criticità”. L’architetto Alessandra Vittorini è dal 2015 a capo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per L’Aquila e i Comuni del cratere. Conversando con AgCult fa il punto della situazione relativa alla ricostruzione e alla tutela del patrimonio culturale del territorio, spiega cosa ha funzionato, cosa no e in che modo si sta lavorando in un territorio così complesso.

“CARENZA DI FIGURE OPERATIVE”

“Il tema della tutela del patrimonio pubblico è fortemente intersecato, tra il pubblico e il privato – spiega Vittorini -. Ad oggi i beni culturali di nostra competenza sono 750, circa 500 solo a L’Aquila e, di questi, 300 nel solo centro storico. Siamo tranquillamente tra l’80 e il 90% di lavori approvati e partiti, ma c’è carenza di personale. La mia Soprintendenza è entrata in funzione ai primi del 2015 e non ha mai avuto nuove assegnazioni di personale, non c’è stato ricambio. Sulla carta dovrei avere 105 dipendenti, ma in servizio sono 64. Tra questi 64 c’è personale amministrativo, di vigilanza, bibliotecari… Se andiamo a contare le figure che lavorano operativamente nella tutela dei beni culturali, come gli architetti, gli archeologi, gli storici dell’arte e i restauratori ne troviamo 6, invece di 32. Da due anni ci arriva personale in prestito dalla Soprintendenza di Chieti, ma – sottolinea Vittorini – la cosa che ho notato è che dal concorso indetto dal Mibact per nuove assunzioni ancora non si vede nessuno. So che sono entrati in campo archivisti e bibliotecari, ma in una situazione come questa de L’Aquila è l’archeologia l’emergenza assoluta. Qui si sforacchia il suolo e a ogni metro quadro si trova di tutto, addirittura necropoli e tombe dei secoli scorsi. Noi abbiamo un patrimonio sconosciuto che sta uscendo fuori dal sottosuolo, non c’è un palazzo che non rivela beni finora non scoperti. Per non parlare dei soffitti dei palazzi con affreschi del ‘400 e del ‘500”.

“DI FATTO SIAMO RI-TERREMOTATI”

Una situazione difficile, resa ancora più complessa dalle scosse, che di fatto non sono mai cessate. Senza contare che alcuni Comuni colpiti dal terremoto del 2009 (11 o 12) sono stati inseriti anche nel cratere del terremoto del 2016. “Nella percezione pubblica – spiega l’architetto Vittorini – siamo ex terremotati, ma di fatto siamo ri-terremotati. Un sisma che arriva in un territorio già colpito crea ancora più danni. La gente sta provando a rientrare nel centro storico, i negozi provano a riaprire, gli uffici pubblici cercano di tornare nelle sedi originarie, ma le nuove scosse sismiche creano allarme. Il potenziamento dell’organico ci servirebbe anche per dare risposte su questo versante”.

IL SOVRAPPORSI DELLE COMPETENZE

Il problema della gestione della ricostruzione è anche il sovrapporsi delle competenze, dettato dalle diverse indicazioni sul territorio che sono arrivate dal 2009 dal Governo centrale. “Il nostro unico intervento complessivo, comprensivo di progettazione e direzione lavori è stato fatto alla Basilica di Collemaggio. Per il resto – prosegue Vittorini – l’attuazione diretta dei lavori di ricostruzione fa capo a quella che era la stazione appaltante e che oggi è il Segretariato regionale. Il perimetro della mia Soprintendenza rimane comunque il più stravagante, essendo limitata ai Comuni del Cratere. Quando c’è stato il terremoto del 2016 poi hanno deciso di istituire una Soprintendenza speciale che comprende zone del Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. Questo nuovo ufficio si sovrappone a volte, anche nelle competenze”.

A proposito del terremoto del Centro Italia dello scorso anno, Vittorini è convinta che “gran parte dell’operazione di ricostruzione fatta a L’Aquila è replicabile, perché la conformazione del territorio è simile. E sono simili anche i carichi di lavoro. In queste fasi – precisa – si innescano una serie di meccanismi che fanno da moltiplicatore dei carichi di lavoro e che interferiscono con l’archeologia. Pensiamo agli adeguamenti tecnologici, alle strade, comportano tutti insieme un carico di lavoro che investe il patrimonio culturale”.

“TEMPI TROPPO STRETTI PER RILASCIO AUTORIZZAZIONI”

Problemi, infine, si sono avuti e si hanno anche nelle tempistiche nel rilascio delle autorizzazioni. “In condizioni normali – spiega Vittorini – una Soprintendenza ha una scadenza per l’approvazione di un progetto di 120 giorni. Insomma, se lei abita in un palazzo vincolato a Roma il termine è di 4 mesi. Qui da noi la Soprintendenza, con le regole d’emergenza, per legge ha 90 giorni di tempo, a volte anche meno. Perché? Perché bisognava correre. Non solo, con le ordinanze della Protezione civile nella fase d’emergenza c’era bisogno anche della valutazione sulla congruità economica, perché su quella base si erogava il contributo. Noi l’anno scorso abbiamo emanato l’ultimo visto di congruità, un progetto complicatissimo che valeva da solo 40 milioni di euro. Poi – conclude Vittorini – è cambiata la modalità di erogazione dei contributi che vengono dati da un sistema parametrico”.

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