terremoto sisma centro italia - Visso“Non tutti i depositi individuati dalle Diocesi hanno i requisiti necessari” per ricoverare i propri beni danneggiati dal terremoto e “in ogni caso l’enorme quantità di beni in essi riversati, non sempre permette una corretta conservazione sia pure temporanea del patrimonio”. Pertanto “si è posto il problema di garantire condizioni idonee anche a tutte le opere collocate in depositi non Mibact” attraverso il coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro. Lo ha detto il sottosegretario al Miur Vito De Filippo rispondendo in Commissione Cultura della Camera a un’interrogazione di Irene Manzi, deputata marchigiana del Partito democratico. La Manzi chiedeva notizie sullo stato di conservazione dei beni ecclesiastici salvati dalle macerie di chiese e monasteri della regione all’indomani del terremoto del 24 agosto e delle scosse successive.

L’ISTITUTO SUPERIORE DI CONSERVAZIONE E RESTAURO

Il Segretario generale del Mibact, ha reso noto De Filippo, ha disposto quindi che, per le Marche, l’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro assumesse “il compito di partecipare alla sistemazione anche dei depositi individuati dalle diocesi e dagli enti locali in accordo con la Soprintendenza territoriale competente”. A tale scopo “l’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro, in stretta sinergia con gli uffici periferici del Mibact, sta provvedendo, in tali depositi, alla progettazione e sistemazione di idonee infrastrutture (box e scaffalature) e alla ordinata ricollocazione dei beni, secondo criteri che garantiscano la corretta conservazione del patrimonio recuperato. Nei depositi marchigiani sono attualmente coinvolte non soltanto professionalità esperte nei ruoli dell’Istituto ma anche restauratori neodiplomati e allievi, con il compito di curare una prima ricollocazione delle opere, l’avviamento delle attività di pronto intervento e la messa in sicurezza delle stesse”.

DIECIMILA BENI MOBILI MESSI IN SICUREZZA

Il Mibact, ha detto De Filippo, sta lavorando su oltre diecimila beni mobili nelle Marche (tra quelli presenti negli edifici danneggiati e le opere mobili recuperate) in seguito agli eventi sismici del 2016. Il ministero si muove in due direzioni: “procedendo al recupero e al restauro del beni danneggiati (che in questo sisma sono stati circa 1.000) ma anche alla messa in sicurezza di quei beni che, pur non essendo stati fisicamente deteriorati, sono tuttavia presenti in edifici danneggiati o rimasti isolati o aperti e quindi a rischio di trafugamento (circa 9.000)”.

I DEPOSITI

De Filippo ha chiarito anche che l’attività di messa in sicurezza del patrimonio culturale mobile, oltre alla messa in sicurezza in situ con coperture provvisionali o appositi presidi atti a preservare i beni da agenti esterni dannosi, è stata attuata anche con la rimozione e il collocamento dei beni in depositi temporanei. Tale attività è attualmente in corso per l’Umbria nel Deposito di Spoleto, per il Lazio nei depositi di Cittaducale e Rieti e per le Marche nella Mole Vanvitelliana di Ancona. Ma proprio alla luce dell’ingente quantità di beni interessati, è stato impossibile “concentrare tutti i beni recuperati (danneggiati o meno) presso i depositi gestiti direttamente dal Ministero. A quei beni ai quali doveva essere garantita la sicurezza si è comunque assicurato il ricovero”.

LA DIRETTIVA DEL 2015 E I DEPOSITI DELLE DIOCESI

La necessaria messa in sicurezza delle opere recuperate dal sisma, con modalità analoghe a quelle già utilizzate in occasione dei precedenti eventi sismici dell’Aquila e dell’Emilia, è uno dei compiti che la Direttiva del 23 aprile 2015 del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ‘Procedure per la gestione delle attività di messa in sicurezza e salvaguardia del patrimonio culturale in caso di emergenze derivanti da calamità naturali’ assegna agli Istituti centrali e periferici del Ministero. “In considerazione delle condizioni di urgenza dettate dalla situazione emergenziale – ha spiegato De Filippo -, molte Diocesi hanno ‘attivato’ una serie di depositi in cui ricoverare i propri beni. Anche in attuazione “di quanto previsto al punto 2.1 della Direttiva sopra citata e ai sensi dell’articolo 6 comma 5 del decreto del Presidente della Repubblica 4 febbraio 2005, n. 78 «Esecuzione dell’intesa tra il Ministro per i beni e le attività culturali ed il Presidente della Conferenza episcopale italiana, firmata il 26 gennaio 2005, relativa alla tutela dei beni cult urali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche» e dell’articolo 4 del protocollo attuativo del 4/12/2014”.

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