mibact collegio romano culturaLe prospettive che si possono aprire per l’Italia investendo nell’economia della conoscenza sono enormi. È questa la visione di politica pubblica che dovrebbe farsi strada anche a livello governativo con la costituzione del CipeCTComitato Interministeriale per la Politica Economica Cultura, Turismo e Industrie Creative che, in accordo con le Regioni, ponga a base dello sviluppo futuro del nostro paese la piattaforma culturale. È la proposta di Claudio Bocci, direttore di Federculture che pochi giorni fa ha presentato il suo 13esimo Rapporto annuale sullo stato dell’arte della cultura nel nostro Paese.

LA RIPRESA

I segnali di ripresa ci sono. Proprio nel Rapporto Federculture si legge che “gli italiani tornano a spendere in cultura per un valore stimato di 68,4 miliardi di euro, l’1,7% in più sull’anno precedente e il 7% in più considerando il triennio che abbiamo alle spalle”, spiega ad AgCult Bocci. Vanno bene il teatro, il cinema, i musei, le mostre e i siti archeologici. “Di particolare interesse – si legge nel Rapporto – la performance dei musei dotati di autonomia speciale: a due anni di distanza dall’avvio della riforma i primi 20 musei statali hanno registrato, nel periodo ricompreso tra il 2014 e il 2016, 8 milioni di visitatori per un introito totale di oltre 31 milioni di euro (rispettivamente + 16,7% e + 37,7% nel periodo considerato)”. Per non parlare del turismo che nel 2016 registra il record di quasi 117 milioni di arrivi e di oltre 400 milioni di presenza.

LE OMBRE

Certo, ci sono anche delle macchie nere nel panorama della fruizione culturale in Italia. A cominciare dal calo della lettura (soprattutto tra gli adolescenti), un forte divario tra nord e sud nel consumo culturale e il punto dolente della spesa rapportata al resto dell’Europa che, seppur aumentata, ci colloca sempre in una fascia medio-bassa.

LA PROGRAMMAZIONE

Per far fronte a queste e ad altre criticità occorre concentrarsi sulla programmazione. Bocci infatti nutre la speranza che “la ‘cultura del piano‘ possa progressivamente affermarsi tra i diversi livelli istituzionali e, per questa via, qualificare l’azione amministrativa di cui c’è grande bisogno”.

Infatti, redigere un piano programmatico finalizzato alla tutela, alla valorizzazione e alla gestione del patrimonio culturale materiale ed immateriale non è stato negli anni un punto di forza del Mibact. “Si tratta di un tema su cui, a differenza di molte Amministrazioni locali, il Mibact ha fatto sempre molta fatica a misurarsi – spiega Bocci -: eppure la legislazione c’è già. Gli artt. 111 e seguenti del Codice dei Beni Culturali, che risale ormai al 2004, non sono mai stati al centro delle politiche del Ministero ma, oggi, l’esigenza di raccordare cultura e ‘intrapresa’ è ormai ineludibile”.

L’IMPRESA CULTURALE

Tuttavia, qualcosa si muove. Dopo la Conferenza dell’Aquila di luglio sull’impresa culturale, “il Mibact ha accolto la proposta di creare un Tavolo Interistituzionale in materia di Gestione, affidato alla Sottosegretario Antimo Cesaro, con l’obiettivo di dispiegare le enormi potenzialità del rapporto che lega la cultura allo sviluppo dei territori, nella sua duplice accezione di crescita economica e di coesione sociale”. Ed è qui che nasce la “necessità di comprendere il profilo, prima culturale e poi operativo, dell’impresa culturale: una forma di impresa che, utilizzando metodi e competenze tipiche delle aziende private, si impegni con, qualità ed efficienza, a favorire la pubblica fruizione, l’accesso alla cultura, la partecipazione dei cittadini all’esperienza culturale”.

LA FORMAZIONE

Intraprendendo la strada che mira a favorire la nascita di nuove imprese culturali, frutto magari di accordi tra pubblico-pubblico e tra pubblico e privato, si creerebbero anche le condizioni per dare prospettive lavorative solide a giovani e meno giovani. In questo senso riveste un ruolo fondamentale la formazione di competenze adeguate. “Il processo di valorizzazione richiede un percorso lungo e la comprensione di dinamiche complesse che richiedono capacità di visione, la conoscenza della legislazione, dei processi amministrativi e, nel contempo, dell’economia della cultura”. Per questo, conclude Bocci, “riteniamo utile la proposta di Federculture di istituire a livello regionale, una Scuola di Governo locale per lo sviluppo a base culturale, al fine di favorire la crescita di centri di competenza che lasci intravvedere con chiarezza le prospettive che, per un paese come l’Italia, si possono aprire investendo nell’economia della conoscenza”.

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