Modigliani parigiUn quadro di Amedeo Modigliani, sulla cui autenticità si dibatte a colpi di sentenze e provvedimenti, si trova al centro di una querelle tra l’ignoto proprietario e il ministero dei Beni culturali. Si tratta del dipinto “Ritratto di donna”, sul quale si è pronunciato anche il Tar del Lazio lo scorso 7 novembre dando ragione al titolare dell’opera che aveva presentato ricorso contro il Ministero. Sì, perché il Collegio Romano aveva negato al proprietario del quadro (la cui identità resta tuttora nascosta) la possibilità di portare il quadro all’estero in via definitiva con la motivazione, secondo gli esperti ministeriali, che si trattasse di un falso.

COSA PREVEDE LA LEGGE?

Nel caso in cui si voglia portare definitivamente fuori dall’Italia un bene, in base al Codice dei Beni culturali, il detentore dell’opera è tenuto a richiedere all’Ufficio esportazione del Ministero il rilascio di un attestato di libera circolazione. Questa operazione va condotta per tutti quei beni “che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni”. Cosa che infatti ha fatto a fine 2015 il ricorrente. Inoltre, questa richiesta di attestato di libera circolazione era stata preceduta da una precedente richiesta del 2 novembre 2011, di attestato di circolazione temporanea (sempre ai sensi del Codice dei Beni culturali) destinazione Parigi–Fondazione Wildenstein, rilasciato il 21 novembre 2011, nonché da una richiesta di attestato di libera circolazione, presentata il 17 luglio 2013 e anch’essa respinta il 17 giugno 2014 per dubbi sulla autenticità del dipinto.

LA VALUTAZIONE DI INTERESSE CULTURALE

Ma dov’è quindi il problema? Potrebbe sembrare che fin qui non ci sia nulla di strano. Tuttavia, il Tar del Lazio ricorda che “chi intende far uscire in via definitiva dal territorio della Repubblica le cose indicate nell’articolo 65, comma 3, del codice dei Beni culturali, deve farne denuncia e presentarle al competente ufficio esportazione, indicando, contestualmente e per ciascuna di esse, il valore venale, al fine di ottenere l’attestato di libera circolazione”. A questo punto, gli uffici di esportazione, nel valutare se concedere o meno l’attestato di libera circolazione, accertano se le cose segnalate presentano “interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico”. L’Amministrazione invece, nota il Tar, “ha negato l’attestato non in base ad una valutazione di interesse culturale ma anzi in relazione alla falsità nell’attribuzione del dipinto”.

Nel caso di specie, infatti, il Mibact non ha considerato il quadro in questione rilevante sotto il profilo della tutela quale bene culturale. “Rispetto all’attestato di libera circolazione – nota ancora il Tar – o il bene rileva come bene culturale, nel qual caso può essere negato l’attestato e avviato il procedimento per la dichiarazione di interesse culturale oppure l’attestato deve essere rilasciato, potendo il bene liberamente circolare ed essere trasferito all’estero”. Ma, appunto, il ministero ha negato l’attestato giudicando un falso il quadro.

Tuttavia, al ricorrere di tali presupposti, “all’Amministrazione dei beni culturali non è attribuito uno specifico potere di impedire o limitare la circolazione del bene, ma sono previsti i generali poteri/doveri di denuncia dei reati posti in capo ai funzionari dell’Amministrazione”. Insomma, secondo il Tar, il ministero non poteva negare l’attestato di libera circolazione, ma avrebbe dovuto piuttosto denunciare l’esistenza di un falso. Pertanto, conclude il tribunale amministrativo, “il provvedimento impugnato, basato su un giudizio di falsità del quadro reso in via autonoma dall’Amministrazione prescindendo dall’esito dei procedimenti penali, è illegittimo in quanto ha presupposti differenti da quelli indicati” dal Codice dei beni culturali.

MA IL MODIGLIANI È VERO O NO?

Quanto all’autenticità del quadro il Tar ovviamente non si esprime in modo diretto. Ciononostante, nella sentenza del 7 novembre richiama più volte le sentenze penali precedenti, addotte dal ricorrente, che già si erano pronunciate “sulla falsità del quadro escludendola espressamente, con la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 452 del 2010, in un procedimento penale, peraltro, a carico di persona diversa dal ricorrente”. E più avanti ricorda pure come il Tribunale del riesame abbia proceduto al dissequestro dell’opera e alla riconsegna al proprietario. Al Mibact restano tuttavia convinti che il quadro non sia un Modigliani autentico. Nel luglio del 2017, l’ufficio esportazioni conferma ancora il diniego dell’attestato di libera circolazione “sulla base della non riconducibilità dell’opera al maestro Modigliani (per l’uso del colore cd. “bianco di titanio” e per l’esame delle varie Commissioni del Ministero che hanno escluso l’autenticità della firma)”. Di sicuro, a questo punto, c’è solo che il Ritratto di donna, Modigliani o non Modigliani, potrà essere portato fuori dall’Italia.

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