Una “famiglia” di ragazzi accomunati dalla passione per la musica, linguaggio universale utilizzato per abbattere ogni barriera geografica, culturale e sociale nell’Ue e nel mondo. Un ensemble di giovani “per i quali nutro un sentimento quasi materno, con i quali c’è uno scambio di energie straordinario e che rappresentano il miglior modo per restare giovani”. Non trattiene l’emozione e l’orgoglio di una madre Mihaela Schefer quando le si chiede della European Union Youth Orchestra (Euyo), l’orchestra giovanile dell’Unione europea fondata nel 1976 su iniziativa del Maestro Claudio Abbado con l’obiettivo di riunire sotto un unico corpo orchestrale i migliori giovani musicisti del Vecchio Continente. Una prestigiosa istituzione culturale finora basata a Londra e che, in seguito alla Brexit, troverà casa nel Teatro Abbado di Ferrara; grazie anche all’impegno della Rai, che già ospita le audizioni dei musicisti che intendono far parte dell’orchestra.

Nel 1976 Claudio Abbado presentò questa proposta di creare per i giovani della Comunità Europea un’orchestra per ragazzi, ricorda la Schefer, capo progetto Euyo per Viale Mazzini, intervistata da AgCult. “Al tempo facevo parte dell’Accademia di Santa Cecilia quando Abbado diresse l’orchestra nella Cappella Paolina del Quirinale per presentare il progetto all’allora presidente della Repubblica. Dopo quasi 20 anni di lavoro in Rai mi sono poi imbattuta nel progetto di fare qui le audizioni per l’orchestra giovanile europea”.

“Negli anni mi è balenata l’idea di far diventare questo progetto un progetto per la Rai, un progetto di respiro internazionale, con 130 ragazzi – di straordinaria qualità – che chiamo il ‘mio brillante’ di 130 carati. L’unico linguaggio che li accomuna è la musica, non ci sono altre barriere, è un gruppo di ragazzi che si riunisce 3-4 mesi all’anno per fare tournée nel mondo”. Un gruppo unito, spiega la Schefer, all’interno del quale “si creano relazioni affettive e vere e proprie famiglie con tanto di bambini e babysitter al seguito”.

COME FUNZIONANO LE AUDIZIONI E IL RUOLO DELLA RAI

In tutti gli Stati Membri ci sono responsabili che si occupano di fare le audizioni per l’Euyo, in Italia è la Rai. “Nessun paese è stato rappresentato in questo progetto da un’azienda di broadcasting come la nostra”, spiega orgogliosa. “Quest’anno ci sono 1.022 iscritti alle audizioni, qualunque paese dell’Ue può ospitare le prove di qualsiasi ragazzo di un altro paese dell’Ue. È una sorta di ‘Erasmus della musica’”.

Viale Mazzini organizza le audizioni in 3 fasi: 2 eliminatorie e il 28-30 novembre le finali. I finalisti parteciperanno alla tre-giorni finale di audizioni a Fiesole. In commissione ci sarà un rappresentante della Euyo, in questo caso un professore olandese. I tutor girano per l’Unione europea e registrano le audizioni finali, poi arrivati a Londra fanno una scrematura di ogni paese. Alla fine in orchestra andranno 130 musicisti effettivi.

La Rai, spiega la Schefer, “ha un ruolo importante, è un servizio pubblico e dà anche la possibilità di sostenere e dare visibilità a questi ragazzi. In Rai abbiamo una commissione composta da grandi esperti, con una competenza di altissima qualità, e questo permetterà ai ragazzi di essere giudicati al meglio. Noi cerchiamo sempre di promuovere il meglio del meglio, la qualità è altissima. Una volta che i ragazzi – dai 16 a ai 26 anni – terminano questa esperienza nell’Euyo, presentandosi con un curriculum del genere hanno assicurato un futuro professionale. Tanti ragazzi sono oggi protagonisti in orchestre di tutto il mondo”.

“GIUSTO CHE LA EUYO ABBIA SEDE IN ITALIA”

La Schefer ricorda infine l’impegno dell’europarlamentare Silvia Costa, “che si è battuta per la sopravvivenza di questa orchestra, e anche lei crede in un futuro per questi ragazzi. Lei e il ministro Franceschini si sono battuti affinché l’Orchestra potesse trasferirsi in Italia proprio nell’anno europeo del patrimonio culturale, riconoscendone l’alto valore simbolico e per mantenere il forte legame esistente tra l’Euyo e l’Italia fin dalle sue origini; mi sembra giusto che l’orchestra giovanile europea venga in Italia, la patria della musica e del bel canto. Mi sembrava assurdo che l’Euyo finisse in un altro paese”, ha concluso la responsabile del progetto per la Rai.

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