Io vedo il Marta fra 5 anni come un museo diffuso sul territorio e come un motore di occupazione, anche grazie al Pon cultura e sviluppo. Lo ha detto Eva Degl’Innocenti, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Taranto nel corso dell’evento organizzato dal Ministero dei Beni Culturali per fare il punto a due anni dalla nomina dei primi direttori dei Musei statali autonomi previsti dalla riforma Franceschini. “Il problema più complesso risolto è legato alla città di Taranto – ha ricordato Degl’Innocenti -. La città aveva perduto il senso di identità. Conosciuta solo per l’Ilva senza un riconoscimento del valore culturale. I tour operator non portavano i turisti perché Taranto era giudicata pericolosa”. Allora “abbiamo cominciato a mettere in atto una politica culturale di progettazione con il territorio dall’alto profilo sociale. Ha portato a creare un profondo legame identitario. Abbiamo introdotto la didattica. Il museo è diventato un luogo di aggregazione della polis. Il più grande successo è stato rivolgersi a un pubblico ampio e non specializzato. Il visitatore è diventato protagonista”. In questo lavoro è stato coinvolto anche tutto il personale. Anche dal punto di vista delle infrastrutture il lavoro è stato intenso. “Abbiamo inaugurato il secondo piano del museo dopo 20 anni di lavori”. E infine un piccolo appunto in risposta alle critiche: “Non siamo macchine da marketing. Che cosa abbiamo comunicato? Facciamo ricerca in collaborazione con le università del territorio”.

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