“La più grande soddisfazione è il ruolo internazionale del Mann”. Lo ha detto Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli nel corso dell’evento organizzato dal Ministero dei Beni Culturali per fare il punto a due anni dalla nomina dei primi direttori dei Musei statali autonomi previsti dalla riforma Franceschini. Nel dettaglio Giulierini ha ricordato il “protocollo sottoscritto con l’Ermitage di San Pietroburgo realizzato insieme al Parco di Pompei. Poi il protocollo quadriennale con il Getty Museum” che punterà sui restauri e sulla programmazione di una grande mostra nel 2019. Inoltre, ha sottolineato Giulierini, “abbiamo 30 mostre all’anno tra Cina, Giappone, Usa e Sud America realizzate solo con oggetti di Napoli”.

“Quando sono arrivato l’obiettivo era dare una struttura al museo. Con Ludovico Solima abbiamo pubblicato un piano strategico per la programmazione concreta fino al 2019. Ci siamo trovati di fronte alla necessità di rafforzare il brand del museo archeologico più grande al mondo. Abbiamo proceduto a un restsyling degli uffici e dell’identità visiva”. E a breve “presenteremo una linea di prodotti da bookshop realizzata da eccellenze italiane”. Poi Giulierini si è soffermato sui risultati conseguiti. “Nel 2016 sono stati riaperti i giardini del museo, la sezione egizia e nel 2017 la sezione epigrafica. A presto apertura della caffetteria”.

Migliorata anche la capacità di attrazione del museo: “Nel 2017 le stime ci danno a 535mila visitatori. Siamo arrivati a 2 milioni e 500 mila euro di incassi. Va governata la crescita, dobbiamo conoscere meglio il nostro pubblico e far sì che i servizi siano adeguati ai nostri visitatori”. A dicembre, ha annunciato Giulierini, ci sarà poi “una mostra sul calcio Napoli perché l’identità della città è importante”. A livello di comunicazione il direttore ha espresso grande soddisfazione “per il videogame ‘Father and son’ con i suoi 1,2 mln di download nel mondo. Il videogioco è stato scelto da Apple come gioco vetrina negli store mondiali”. Fra 5 anni, ha concluso, “vogliamo un museo accogliente, innovativo, interconnesso, trasparente”.

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