Teatro Romano di Teano“Da oggi parte un’operazione di connessione tra il teatro appena riaperto e le aree contigue, con l’obiettivo di costituire un vero e proprio parco archeologico. Qui parliamo di un monumento di eccezionale interesse storico e archeologico. Ci sono affreschi di 2000 anni fa che riportano ad esempio i nomi di attori dell’epoca, le scommesse che si piazzavano, graffiti che raccontano vari aspetti legati alla vita dell’epoca”. Così Antonio Salerno, direttore del Teatro Romano di Teano, in provincia di Caserta, in un colloquio con AgCult nel giorno in cui il monumento viene riaperto al pubblico, dopo circa 1 anno e mezzo.

In questo periodo sono stati realizzati lavori di messa in sicurezza di alcuni percorsi dedicati ai turisti, “che adesso – spiega Salerno – possono fruire di tutte le aree, dal piano dell’orchestra alla cavea, agli ambulacri”. “Il teatro – dice – sarà il nucleo di un’area più grande, che potrà essere attrattiva e integrata con il territorio. Vogliamo ampliare le potenzialità e connetterci con altre realtà, ad esempio il turismo enogastronomico”. La capacità attrattiva di partenza comunque c’è già, perché “qui siamo davanti a un monumento del II secolo avanti Cristo, uno dei primi edifici interamente costruiti su un sistema di volte, con un’innovazione architettonica che è stata poi utilizzata da tanti successivamente”.

I progetti sono diversi, a partire dalla prossima primavera, con il ripristino della “funzione primaria” del luogo. “Nel 2018 prevediamo una serie di spettacoli e naturalmente verranno selezionati quelli consoni all’importanza del monumento” prosegue Salerno.

Prima della chiusura il numero dei visitatori era in calo e il direttore spiega: “Era un periodo di cambiamenti, anche a livello governativo, così il teatro era rimasto un po’ ai margini anche delle politiche di tutela delle soprintendenza. Il numero dei visitatori era progressivamente decrescente, arrivando sui 7-8 mila annuali. Anche rispetto a questi numeri abbiamo iniziato a ipotizzare il discorso dell’abbinamento con altre peculiarità e altre aree monumentali del territorio, certi che possano essere portati a livelli più alti. La forza attrattiva del monumento c’è, basti solo pensare che non abbiamo ancora mai potuto intercettare i flussi turistici legati al mondo scolastico, cosa che inciderebbe enormemente sui numeri”. Salerno, infine, sottolinea anche che le somme per il recupero del monumento sono tutt’altro che ingenti. “Quarantamila euro, di cui 30 mila dati dal Polo museale e 10 mila dal Comune di Teano. Naturalmente – precisa però – ben altro sarebbe un intervento di conservazione e restauro sul teatro, che necessita di maggiori risorse attualmente non in programma”.

IL TEATRO

Costruito alla fine del II secolo a.C., l’antico edificio da spettacolo venne modificato in età augustea, probabilmente con l’elezione di Teanum Sidicinum a colonia romana, secondo i principi dell’architettura teatrale romana, con l’inserimento di palchi d’onore (tribunalia) e la ricostruzione del fondale verticale dell’orchestra (scaenae frons) che fu arricchito con colonne di marmi preziosi e raffinate decorazioni. Il Teatro faceva parte di un complesso architettonico costituito da una grande terrazza artificiale sulla quale sorgeva anche un tempio che sembra fosse dedicato ad Apollo. Quando, agli inizi del III secolo d.C., il teatro fu completamente rinnovato per volere imperiale, su impulso di Settimio Severo e completato da Gordiano III, assunse forme grandiose. La cavea raggiunse un diametro di circa m. 85 e l’edificio scenico, decorato con tre ordini di colonne, capitelli, architravi e sculture nei più rari e pregiati marmi, raggiunse m. 26 circa di altezza.

In epoca tardo antica e medievale sulle rovine dell’edificio, probabilmente crollato per un terremoto, si impiantò un cantiere per il recupero e il riutilizzo dei materiali architettonici di marmo. Tra il XII ed il XIII secolo sulla cavea ormai interrata fu costruito un quartiere artigianale per la produzione di mattoni e ceramica.

In età moderna dell’antico teatro restava solo un vago ricordo. Un viottolo di campagna passava sulle rovine della scena, montava sulle strutture oramai quasi sepolte e si infilava sotto le volte dell’ambulacro mediano per poi uscire e proseguire verso il centro medievale. L’aspetto vetusto e recondito delle rovine indusse a denominare la zona come “le Grotte” e, a tutela del viandante, fu installata una cappella con altare dedicato alla Madonna.

Le prime esplorazioni sistematiche del monumento furono condotte agli inizi degli anni 60 del secolo scorso da Werner Johannowsky. Dopo alcuni interventi di scavo e restauro nella seconda metà degli anni 80, a partire dal 1998 fu concepito un articolato progetto di esplorazione, restauro e valorizzazione del sito, durato oltre un decennio. Le scoperte succedutesi negli anni permisero di chiarire molti aspetti del complesso monumentale e i restauri effettuati, sia con finanziamenti nazionali sia con fondi dell’Unione Europea, consentirono di restituire alla fruizione pubblica l’antico edificio, che poté ospitare anche importanti rappresentazioni teatrali.

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