digitalizzazione beni culturaliEra il 2 agosto del 2013 quando l’allora ministro dei Beni culturali Massimo Bray presentò “Valore Cultura”, un decreto legge che prevedeva misure urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei Beni e delle Attività culturali in Italia. In quel programma, che conteneva tantissime misure per far ripartire la cultura nel nostro Paese, ce n’era una chiamata “500 giovani per la cultura”. Un’iniziativa pensata “per facilitare l’accesso e la fruizione del patrimonio culturale da parte del pubblico” tramite “un programma straordinario di inventariazione e digitalizzazione”. Un ambizioso progetto messo nelle mani di 500 under 35 ai quali fu “data la possibilità di accedere a un tirocinio di 12 mesi” nei Poli museali, soprintendenze, biblioteche e archivi di Stato facenti capo al ministero dei Beni culturali per procedere appunto alla “digitalizzazione di immagini e riproduzioni del patrimonio nelle sue diverse componenti prioritariamente nel Sistema bibliotecario nazionale, nel Sistema archivistico nazionale, nel Sistema generale del catalogo”.

I progetti su cui sono stati chiamati ad operare i tirocinanti selezionati con bando pubblico, sono stati Grande “Guerra e processi di pace: i luoghi e i contenuti” (nel 2014 ricorrevano i cento anni della Prima Guerra mondiale); “Il territorio: le eccellenze”; “Patrimonio culturale immateriale”. Le attività relative ai progetti formativi individuali sono iniziate a settembre 2015 e sono terminate il 30 giugno 2016. Ad ognuno di loro è stato riconosciuto un rimborso spese complessivo per un anno di 5000 euro.

L’EMENDAMENTO MONTEVECCHI SULLA DIGITALIZZAZIONE

Il tema, che era finito un po’ nel dimenticatoio, è tornato d’attualità in queste ore per un emendamento alla Legge di Bilancio presentato da Michela Montevecchi del Movimento 5 stelle e respinto da maggioranza e governo. L’emendamento incriminato chiedeva l’istituzione di un Fondo speciale per la catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, da istituire presso il Mibact, con dotazione da 1 milione di euro l’anno per il triennio 2018-2020. Un’attività in continuità proprio con il “bando dei 500” iniziato e “abbandonato in alto mare”, come dice la senatrice Montevecchi. “Non è possibile che l’Italia, che vanta un patrimonio culturale così ricco, sia ancora indietro sulla strada della catalogazione e della digitalizzazione – spiega ad AgCult -. Un’operazione che non solo agevolerebbe il lavoro di chi deve ‘conservare’, ma anche di chi fa ricerca”. Un’iniziativa che poteva sembrare di buon senso, anche perché si inseriva “nel solco di un percorso già avviato dal ministero stesso”. Ma il governo ha bocciato la proposta. Con quali motivazioni?

LE MOTIVAZIONI DELLA BOCCIATURA

Inizialmente la relatrice della Legge di Bilancio in 5a Commissione Magda Zanoni (Pd) ha motivato la bocciatura dicendo che esiste già un istituto presso il Ministero che si occupa di questa attività. Anche se, a dire il vero, la richiesta Montevecchi prevedeva soltanto di finanziare un’attività di digitalizzazione e di catalogazione e non di istituire un nuovo organismo. A rafforzare lo stop del governo è intervenuto poi il viceministro Enrico Morando che ha aggiunto di essersi informato e che al Mibact risulterebbero già dei fondi destinati proprio a questa attività. Pertanto l’accoglimento di questo emendamento risulta superfluo.

L’INTERROGAZIONE

In base ad ulteriori approfondimenti, sembrerebbe effettivamente esserci un accantonamento presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze di risorse da destinare all’istituto per la catalogazione e la digitalizzazione. Fondi che però al momento non sarebbero ancora nella disponibilità materiale del Mibact. Alla luce della risposta del governo, la senatrice Montevecchi annuncia un’interrogazione per sapere se “effettivamente esistono questi fondi presso il Mef e se esistono perché non sono ancora stati trasferiti al Collegio Romano. E ancora, se questi soldi invece dovessero essere già nella disponibilità del ministero perché non si dà seguito a questo lavoro di catalogazione e digitalizzazione?”. Per la soluzione del giallo bisognerà aspettare la risposta dell’esecutivo.

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Approfondimento:

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