Nel nostro paese sono necessarie politiche integrate per la rigenerazione urbana, soprattutto delle periferie, e non di misure straordinarie che, nel migliore dei casi, distribuiscono soldi a pioggia e niente più. “L’Italia ha bisogno di una legge sull’architettura che porti a rivedere le città in una prospettiva olistica che ponga l’uomo al suo centro, in modo che le città stesse diventino un’opportunità e non un problema”. Questo il grido d’allarme lanciato da Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che intervistato da Agcult lamenta la “mancanza di visione delle città del futuro” da parte dei nostri decisori politici. Un tema che Cappochin porterà il 2 dicembre al Maxxi di Roma in occasione della ‘Festa dell’Architetto 2017’, un’iniziativa promossa dal Consiglio Nazionale degli Architetti di concerto con la rete degli Ordini provinciali degli Architetti e con lo stesso Maxxi.

“Quella del Maxxi – spiega – è la prima tappa di un percorso molto intenso che si concluderà il 5 luglio a Roma in occasione del Congresso nazionale degli architetti, dove il tema principale sarà proprio quello delle città del futuro. Le città stanno cambiando, abbiamo analizzato gli eco-quartieri più avanzati in Europa e recentemente cinque delle capitali verdi europee, e in tutti questi casi c’è una visione della città che guarda al futuro. Avere una legge per promuovere l’architettura – legge che la Francia ha da quaranta anni – significa anche impostare una progettazione in maniera diversa Tra l’altro, sottolinea, “negli altri paesi la progettazione è di competenza degli architetti, in Europa è così ovunque, salvo qualche eccezione”.

CITTA’ DEVONO ESSERE UN’OPPORTUNITA’ NON UN PROBLEMA

“Se tutti indistintamente possono progettare,credo che ci sia molto da discutere sulla qualità che ne consegue . Abbiamo commissionato un’indagine al Cresme dalla quale emerge che di 11,9 milioni di edifici residenziali in Italia, 5 milioni sono progettati da anonimi, senza un professionista alle spalle, 4,7 milioni da geometri, solo 1,3 milioni da architetti e 900 mila da ingegneri. Questi dati sono elementi di riflessione sulla necessità che anche l’Italia si doti finalmente di una legge sull’architettura per realizzare città nuove. Quello che va sottolineato è che l’architettura di qualità genera plusvalore economico e sociale, non solo con riferimento all’opera progettata, ma a tutto l’ambiente circostante; che la qualità ha un costo, ma che questo costo è di gran lunga inferiore al plusvalore che è in grado di generare.

Sul tema della rigenerazione urbana poi Cappochin sottolinea: “In Senato è in corso d’esame un disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo, ma i meccanismi previsti dalla legge non sono quelli corretti. Non è così che si fa la rigenerazione, serve prima una politica fiscale per incentivare gli interventi di rigenerazione; poi ci vuole una legge che fissi criteri ben precisi su come deve essere fatta la rigenerazione, legando quindi i finanziamenti strutturali a interventi secondo legge”.

SERVE UNA POLITICA INTEGRATA PER LA RIGENERAZIONE URBANA

Cappochin ricorda in particolare il Piano Passera dedicato alla rigenerazione delle aree urbane degradate (“è stata un fallimento”), o i più recenti Protocolli d’intesa per i piani di rilancio delle periferie spiegando che “si tratta sempre e solo di finanziamenti straordinari, soldi dati a pioggia, senza veri obiettivi per rigenerare la città”.

“Va quindi superato l’approccio, in tema di rigenerazione urbana sostenibile – ha detto ancora – basato solo sull’intervento straordinario e settoriale e su conseguenti azioni scollegate e che troppo spesso hanno riguardato proprio le periferie; a tutto si è ricorso negli ultimi anni attraverso le cosiddette misure urgenti e i finanziamenti ad hoc. Serve invece – sottolinea il presidente degli architetti italiani – una politica integrata per la rigenerazione urbana intesa non come politica settoriale, ma come un cambiamento radicale di valori e modi di progettare la nuova città all’interno della quale le stesse periferie cessano di essere aree marginali diventando motori di sviluppo”.

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