Cinema“Col tempo le resistenze saranno superate e si capirà che con queste scelte si è deciso di valorizzare la creatività”. Così il Ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha risposto alla Camera a un’interrogazione del Pd sui decreti attuativi relativi alla legge sul cinema. La deputata democratica Irene Manzi ha chiesto in Aula al Ministro ” quali siano i primi riscontri – anche sulla base delle segnalazioni degli operatori del settore – circa l’efficacia del nuovo assetto normativo” e Franceschini ha replicato: “I decreti legislativi sono stati gli ultimi atti di un percorso molto articolato. Hanno seguito l’iter consueto, con l’approvazione in Consiglio dei Ministri e a seguire le condizioni e le osservazioni del Parlamento. Le condizioni sono state recepite integralmente e le osservazioni in gran parte perché avevano un intento migliorativo. La legge è stata frutto di un lavoro collegiale”.

Nel dettaglio, Franceschini ha spiegato di essere intervenuti con un “decreto sul lavoro”, riguardante ad esempio “la definizione di nuove professioni e figure”, poi di aver insistito sulla “tutela dei minori basandola sul principio di responsabilizzazione delle famiglie. Andando incontro alle richieste delle associazioni e degli operatori del settore, è stata definitivamente abolita la censura, quindi – ha detto Franceschini – non è più previsto il divieto di uscita di un’opera o di un’uscita condizionata da tagli. Si introduce invece un sistema flessibile”.

“Qualcuno – ha aggiunto il Ministro – ha parlato di film vietati ai minori di 6 anni? Non è così. Ci sarà una indicazione sul film non adatto ai minori di 6 anni, verranno mantenuti i divieto di 14 anni e 18 anni, ma con la possibilità per i genitori di accompagnare il minore a vedere quel film vietato”.

Infine, “il decreto che ha fatto più discutere e che punta a rafforzare l’obbligo delle televisioni di investire o trasmettere cinema italiano. Ci sono state reazioni, che non ho capito: le norme c’erano già, si prevedeva anche prima il 50% di opere europee, solo che non c’erano sanzioni né regole legate agli orari di trasmissione. Abbiamo rafforzato gli obblighi di investimento, abbiamo previsto obblighi molto ragionevoli ispirati al modello francese di trasmissione in prime time. Quindi ora le tv private avranno il 6%, 2 ore a settimana, di trasmissione di opere italiane mentre la tv pubblica ne avrà il doppio, quindi 4 ore. Di queste 4 ore 2 di cinema italiano e 2 di opere italiane”.

La deputata del Pd, Giulia Narduolo, nella sua replica ha ringraziato il Ministro e ha sottolineato come “la legge sul cinema sia una delle leggi di cui questo Parlamento può fregiarsi, insieme a quella sullo spettacolo. Si trattava di una legge molto attesa, i decreti in particolare. Si chiede all’intero settore un cambiamento di approccio, una maggiore responsabilizzazione”. Narduolo rimarca il “rapporto con la Rai, che in questo modo valorizza veramente le produzioni italiane”.

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