I ministeri del Lavoro e dei Beni culturali si facciano promotori “di un’apposita iniziativa normativa che consenta di rivedere la disciplina in materia di assicurazione sugli infortuni sul lavoro nel settore dello spettacolo, al fine di superare le attuali disomogeneità ed estendendone l’efficacia alle diverse tipologie di lavoratori, anche prescindendo dalle diverse tipologie di inquadramento contrattuale”. E’ quanto chiede un’interrogazione a prima firma la deputata Patrizia Maestri (Pd).

Nel maggio 2017, ricorda, la Fondazione Di Vittorio, con il contributo e il supporto della Slc Cgil, ha condotto una ricerca nazionale sulle condizioni di vita e di lavoro dei professionisti dello spettacolo. La ricerca ha rilevato che più di un professionista su tre ha subito un infortunio nel settore dello spettacolo dal vivo nel corso della propria carriera, pur evidenziando le difficoltà di molti di essi ad assentarsi dal lavoro per infortunio o malattia: il 62,8 per cento ha dichiarato che gli è capitato di continuare a lavorare per senso di responsabilità, il 16,8 per cento per paura di perdere il lavoro.

“Considerando le particolari condizioni di impiego dei lavoratori dello spettacolo non stupisce il fatto che un numero elevato di professionisti presenti problemi fisici (in particolare, muscolo-scheletrici) o psicologici. Il 64,1 per cento degli intervistati dichiara di soffrire di stress, ansia, depressione o insonnia. I lavoratori dello spettacolo (tecnici o amministrativi, ovvero artisti che forniscano prestazioni artistiche e/o producano opere d’arte) chiedono da tempo che siano estese anche a tutti loro le garanzie di sicurezza sociale previste per i lavoratori, indipendentemente dal vincolo di subordinazione, analogamente a quanto previsto dall’attuale sistema previdenziale e di assicurazione per la malattia”, ha concluso Maestri.

Rispondi