Franceschini periferie 2“In questa legislatura sia il governo che il Parlamento, con il coinvolgimento positivo delle opposizioni, hanno investito in cultura: aumentando le risorse, il budget, approvando nuove leggi per cinema, libro, teatro e musica, a tutela del patrimonio culturale italiano. Abbiamo lanciato un messaggio importante immediatamente dopo gli attentati di Parigi, dicendo che avremmo investito 1 euro in sicurezza e 1 euro in cultura, e questo è stato fatto con i governi Renzi e Gentiloni”. Lo ha ricordato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, nel corso del suo intervento al Forum europeo della cultura in corso a Milano. “In questi quattro anni ci sono stati anche cambiamenti importanti nelle politiche europee, che hanno visto l’impegno di commissione, ministri della cultura e Parlamento europeo. Per questo grazie a Silvia Costa che ha dato grande impulso a questa strategia”.

“Abbiamo discusso molto dei temi della protezione del patrimonio culturale minacciato nel mondo. Ha detto bene il presidente del Pe, Tajani, con parole che condivido integralmente: bisogna investire in cultura e lavorare sulle cose fatte in questi anni per trasformare le scelte in politiche culturali da marginali a centrali. Sono stati fatti passi in questo anche su nostra iniziativa. Ricordo il primo G7 della cultura, che non era mai stato fatto. Firenze è stata importante sia per l’evento che per il documento conclusivo. E ho chiesto al Canada di continuare questa prassi. Abbiamo fatto passi avanti nelle organizzazioni internazionali, come le risoluzioni Unesco e delle Nazioni Unite sul patrimonio culturale minacciato da terrorismo e calamità naturali”.

“Il 2018 non deve essere solo un momento celebrativo ma deve essere l’inizio di un percorso, di una svolta: dobbiamo investire in cultura. Ci sono 3 grandi ragioni perché bisogna spingere in questa direzione. L’investimento in cultura è la scelta attraverso la quale passa molto del destino dell’Europa nei prossimi anni. Il primo motivo è che si tratta di una scelta economica, l’Europa ha una capacità attrattiva di turismo enorme, che nessuno nel mondo ha. Bisogna poi investire in industrie culturali e creative: l’Europa in materia di contenuti culturali ha fatto scelte importanti, ma abbiamo giocato troppo in difensiva; ora dobbiamo giocare in attacco, se giochiamo insieme come un unico mercato produttore di contenuti culturali, siamo i primi come consumatori e produttori, non ci sono Usa che tengono. Dobbiamo unirci e saremo i più forti a qualsiasi tavolo andremo”.

“Seconda ragione: investire in cultura significa costruire un’ identità comune, una cittadinanza europea. Questo è il mondo della mobilità e i giovani si sentono già europei. Per questo abbiamo promosso l’Erasmus della cultura, uno scambio fra musei, istituti e soggetti culturali. Terzo punto: investire cultura per superare e fronteggiare le paure. E’ necessario costruire ponti e non muri”, ha concluso.

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