Ascani Narduolo Rampi Piccoli Nardelli imprese culturali“Essere riusciti a prevedere una misura incentivante e aver confermato il riconoscimento e la definizione delle imprese rappresenta un risultato che va aldilà delle più rosee previsioni di appena una settimana fa. In questo, il ministero e il ministro Franceschini ci hanno aiutato in maniera significativa”. Irene Manzi, relatrice alla Camera del provvedimento che prevedeva la disciplina e la promozione delle imprese culturali e creative, è visibilmente soddisfatta del risultato raggiunto con l’approvazione in Commissione Bilancio di Montecitorio dell’emendamento alla Legge di Bilancio che definisce le imprese culturali e creative e che attribuisce loro un tax credit del 30% dei costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione e promozione di prodotti e servizi culturali e creativi. Si tratta, spiega ad AgCult Manzi, di “aver tenuto fede a quel doppio binario cui ci eravamo impegnati: adottare misure di vantaggio sostanziali e non solo ideali per le imprese culturali e creative”. Al momento si tratta di una misura sperimentale messa in campo per i prossimi tre anni: “La natura sperimentale dell’incentivo permetterà di calibrare meglio gli interventi sperando che poi possano diventare strutturali”, precisa il segretario della VII Commissione.

LA PROPOSTA ASCANI SULLE IMPRESE CULTURALI E CREATIVE

Con questo emendamento, chiaramente, approda a un binario morto l’iter della proposta di legge Ascani sulle imprese culturali presentata nella primavera del 2015 dall’attuale responsabile Cultura del Partito democratico e parcheggiata al Senato da qualche settimana. Una pdl che ne ha viste di tutti i colori nel suo lungo, tortuoso e accidentato percorso parlamentare. E che solo la testardaggine (o la determinazione) di un gruppo di parlamentari (a cominciare da Anna Ascani, ma anche la relatrice alla Camera Irene Manzi come pure Roberto Rampi e Giulia Narduolo col supporto costante della presidentessa della VII Flavia Piccoli Nardelli) ha creduto che la pdl fosse ancora viva anche quando qualcuno avrebbe piuttosto parlato di accanimento terapeutico. Invece no, alla fine hanno avuto ragione loro. Prima con l’approvazione alla Camera, nonostante i mille tagli e ridimensionamenti operati dalla commissione Bilancio, e poi con il “ripescaggio” nella Manovra di questi giorni. Una promessa che la Ascani e la Manzi avevano fatto proprio in sede di approvazione alla Camera. “Al Senato c’era più di una difficoltà a far andare avanti la proposta, a cominciare dal non aver ottenuto la sede deliberante” per avere una via preferenziale all’approvazione, spiega Irene Manzi.

Di fatto, la pdl Ascani – così come riformulata dopo le cesoie della Commissione Bilancio e della Ragioneria dello Stato – prevedeva la definizione di impresa culturale e creativa (recepita nell’emendamento del Pd) e la compilazione di un apposito albo a cura del Mibact (elenco anch’esso recepito nell’emendamento). Dal punto di vista delle agevolazioni, con la pdl depurata di tutti gli aspetti fiscali, era rimasta solo la concessione a canoni agevolati di beni demaniali dismessi alle imprese culturali e creative a patto, però, che queste si facessero carico delle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili (nella maggior parte dei casi da ristrutturare da cima a fondo). Insomma, un vantaggio che rischiava di trasformarsi in un vero e proprio boomerang con costi esorbitanti per imprese sempre alla ricerca di un faticoso equilibrio finanziario.

POCHE RISORSE

È anche per questo che, nonostante il tanto lavoro svolto in questi anni, per la Manzi non ci sono dubbi: “Molto meglio il tax credit della concessione dei beni demaniali. Soprattutto alla luce della formulazione finale della norma che prevedeva tutti gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria a carico delle imprese stesse”. Tuttavia, le risorse (500mila euro per il 2018 e un milione di euro per il 2019 e 2020) sono limitate, soprattutto per il prossimo anno. “Ci si è tenuti prudenzialmente bassi visto che comunque il decreto che regola la possibilità di accesso delle imprese al registro del Mibact sarà scritto da un nuovo ministro in una nuova legislatura e certamente non prima di sei mesi”. La misura comunque era molto attesa da tantissime realtà italiane: “Abbiamo dato la notizia a tanti e la soddisfazione è stata grandissima. Per noi è anche il senso di un lavoro che non va disperso”.

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