Biennale Penne arazzeria“Un paese che non tutela la propria memoria non solo materiale ma soprattutto immateriale e le proprie comunità è un paese destinato a morire o a essere svenduto per pochi spiccioli nelle piattaforme turistiche globali. Cos’è altrimenti l’Anno europeo del patrimonio culturale?”. Lo ha dichiarato Giovanna Barni, vicepresidente vicaria di CulTurMedia, il settore Cultura Turismo e Comunicazione di Legacoop, in occasione dell’inaugurazione della XIX Biennale d’Arte della Città di Penne, quest’anno dedicata alla scoperta delle trame dell’arazzeria tradizionale con l’esposizione “Tessere l’Arte”. Un’arte che va via via scomparendo e che, proprio a Penne, un piccolo comune nella provincia di Pescara, ha trovato un luogo di tutela e valorizzazione di questa attività. “Qui sono rimaste due donne a saper tessere – spiega Barni -.Solo la cooperativa di Penne sta cercando di valorizzare la loro opera, proiettandola con gli arazzi di artista nella creatività contemporanea”. Non sempre però le istituzioni sono in prima linea in questa opera di valorizzazione. Con qualche eccezione, come quella della Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo Rosaria Mencarelli che ha presenziato all’inaugurazione della mostra. “Bisogna condividere e investire insieme su un progetto che tenga dentro tutto: natura, arte e artigianato, storia, creatività contemporanea”, spiega la vicepresidente di CulTurMedia. All’iniziativa hanno partecipato anche il sindaco di Penne, Mario Semproni e Dante Caserta del Wwf. Per la Barni, ora più che mai, è “necessario introdurre questo tema nell’alternanza scuola-lavoro e nei centri di formazione come nei progetti di ricerca e sviluppo che potrebbero unire le nuove tecnologie alle arti”.

L’Arazzeria Pennese fu fondata nel 1965 da due maestri del locale Istituto d’Arte, Fernando Di Nicola e Nicola Tonelli, e da un preparato gruppo di tessitrici, loro ex allieve. L’Arazzeria Pennese segue delle proprie caratteristiche tecniche utilizzando la tecnica del basso liccio, con telai di tipo artigianale a quattro licci, progettati all’interno del laboratorio. Tanti artisti hanno fornito i loro bozzetti all’Arazzeria e collaborato con le loro idee e suggerimenti alla tessitura: Enrico Accatino, Marcello Avenali, Afro Basaldella, Diana Baylon, Remo Brindisi, Giuseppe Capogrossi, Primo Conti, Antonio Paradiso e le figlie di Giacomo Balla. Nel corso degli anni gli arazzi di Penne hanno partecipato a numerose mostre nazionali e internazionali a New York, Las Vegas, Milano, Roma e sono stati realizzati tre arazzi monumentali, due di Afro ed uno di Capogrossi, destinati alla Biblioteca Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele II” di Roma. A partire dalla fine degli anni Novanta la produzione degli arazzi è rallentata fino a terminare del tutto, a seguito della scomparsa di uno dei due maestri fondatori. L’esposizione durerà fino al 6 gennaio 2018 presso la Collegiata di San Giovanni Evangelista a Penne.

In questi giorni intanto la Camera ha approvato un emendamento alla Legge di Bilancio che riconosce le imprese culturali e creative e assegna loro un tax credit del 30 per cento su spese di sviluppo, promozione e produzione. Al Senato invece è ancora ferma in attesa di ratifica la Convenzione di Faro. Il tema di oggi, tuttavia, è capire come valorizzare davvero il patrimonio immateriale e farne occasione di rigenerazione del territorio. E il caso dell’arazzeria di Penne potrebbe essere un esempio. Da qui potrebbero nascere imprese e cooperative, botteghe, in un borgo tra i più belli d’Italia. Basterebbe mettere in fila fondi per start-up, formazione, impresa culturale e creativa, fondi europei per le residenze d’artista e i fondi di promozione turistica. Ma ci vorrebbe la regia delle istituzioni territoriali. Istituzioni che spesso mancano, come ieri all’inaugurazione della Biennale.

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