istituti musicali senatoIl ministero dei Beni culturali intraprenda iniziative anche sul piano normativo per ovviare alle disparità sulla distribuzione dei compensi legati al diritto d’autore. E’ quanto chiede al Mibact il deputato Emiliano Minnucci (Pd). La legge sul diritto d’autore disciplina il processo di raccolta e prima distribuzione dei compensi di cui hanno diritto, tra gli altri, i produttori originari di opere audiovisive e i produttori di videogrammi. La legge dispone che la Siae incassi detti compensi e ne ripartisca il settanta per cento, in parti uguali, tra i soggetti sopra specificati compresi gli artisti, interpreti ed esecutori.

“Nonostante i dettami normativi, però, risulta che la Siae ad oggi corrisponda la totalità dei compensi incassati solo a tre associazioni di categoria (Univideo, Anica e Apt), considerate come maggiormente rappresentative, indipendentemente dal fatto che i produttori siano o meno associati alle predette associazioni maggiormente rappresentative”, spiega Minnucci. “Alcuni produttori di opere audiovisive italiani e stranieri non associati hanno, così, proceduto a richiedere a Siae, attraverso la formazione di una nuova organizzazione collettiva, di poter ricevere quanto loro spettante già per le competenze relative al 2012, ma né Siae né le associazioni di categoria menzionate hanno risposto alle richieste presentate né tantomeno si sono dimostrate favorevoli all’apertura di un qualsiasi tavolo di confronto per risolvere la controversia”.

Il sistema in atto, conclude il deputato dem, “crea un’inspiegabile disparità di trattamento, che produrrà peraltro effetti anti competitivi nei confronti di tutte le altre organizzazioni, ancor più inspiegabile se si pensa che Siae è ad oggi oggetto di un’istruttoria da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per uso di posizione dominante (A508 – provvedimento n. 265319), e che le stesse associazioni di categoria sono state persino riconosciute incapaci ed inefficienti nell’ambito dell’attività di distribuzione dei compensi, così come da sentenza della corte di appello di Roma n. 570/2017”.

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