Europa Silvia CostaAumentare le risorse in ambito culturale nella programmazione finanziaria 2020-2027, definire un’agenda e un piano d’azione 2019-2021, migliorare l’accesso al credito delle Imprese culturali e creative e, sul fronte del Copyright, tutelare gli autori del settore musicale per riequilibrare i benefici dell’aumento dei consumi. E ancora: avanti nella costruzione di una diplomazia culturale in grado di affidare all’Europa un ruolo di primo piano nello scacchiere globale. Il 20 gennaio al Palazzo del Ghiaccio di Milano la kermesse del PD/S&D con Matteo Renzi non sarà solo un momento per fare un bilancio del lavoro svolto dalla delegazione democrat all’Europarlamento in questi anni, ma sarà anche l’occasione per lanciare nuove sfide, a cominciare proprio dalla cultura.

“Il futuro si chiama Stati Uniti d’Europa” si articolerà in 11 tavoli tematici tra cui uno su “L’Europa della cultura e dell’educazione, della cittadinanza e della creatività”. A coordinarlo Silvia Costa, con Luigi Morgano ed Enrico Gasbarra, che ripercorrerà i traguardi raggiunti in questa legislatura, a cominciare dall’Anno Europeo del patrimonio culturale 2018 fino alle imprese culturali e creative, dall’inserimento nell’agenda europea della diplomazia culturale alla battaglia vinta sul regolamento SatCab. Nel tavolo si discuterà anche di politiche educative europee, politiche giovanili e di cittadinanza.

L’ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO CULTURALE

“Il 2018, Anno europeo del patrimonio culturale, – spiega Silvia Costa ad AgCult – rappresenta un grande successo del PD/S&D in Parlamento europeo e del semestre della Presidenza italiana UE, e segna finalmente il passaggio ad una comune acquisizione: il Patrimonio culturale materiale, immateriale e digitale è una grande risorsa di identità europea, di inclusione sociale, di occupazione di qualità e di sviluppo sostenibile”. In una fase storica di crisi del senso di appartenenza al progetto europeo, di nazionalismi e di populismi, “dedicare un anno alla conoscenza della grande ricchezza culturale europea, alla cooperazione e al dialogo interculturale e interreligioso, aiuterà a costruire ponti di comprensione reciproca e abbattere i muri dell’indifferenza e dei conflitti”.

È importante, aggiunge l’ex presidente della Commissione Cultura a Bruxelles, ora coordinatrice del gruppo S&D, che “sia stata recepita la proposta del nostro Gruppo perché l’Anno definisca le priorità di una policy europea per il patrimonio culturale in materia di partecipazione e accesso dei cittadini, in particolare dei giovani, di tutela, innovazione e sostenibilità per definire finalmente un’agenda con un piano d’azione 2019-2021 e stanziare risorse significative nella programmazione finanziaria 2020-2027”. E lancia una proposta ambiziosa: “Vogliamo che i fondi per la cultura passino dall’attuale 0,15% del budget della UE almeno all’1%”.

INDUSTRIE CULTURALI E CREATIVE

Partendo dal nocciolo duro, costituito dal patrimonio culturale, da archivi, biblioteche, settore audiovisivo, editoria, arti dello spettacolo, artigianato artistico, fino al design, moda e l’industria dell’alta gamma, “le industrie culturali e creative (ICC) rappresentano non solo uno dei settori più in rapida crescita dell‘economia europea, la nostra vera ricchezza, ma sono strumenti privilegiati e insostituibili per la conservazione della nostra identità, della diversità culturale e linguistica europea”.

Nella Relazione congiunta sulle Industrie Culturali e Creative, presentata in Commissione Cultura e Industria e approvata dal PE il 13 dicembre 2016, “consapevoli dell’importanza strategica, culturale, sociale ed economica di questo settore legato ai territori, difficilmente delocalizzabile e che occupa, nel suo complesso, circa 12 milioni di persone, abbiamo chiesto alla Commissione europea di sviluppare un quadro per una politica industriale globale, coerente e di lungo termine per le ICC, in modo da includere il loro sviluppo, promozione e protezione e il loro adeguato finanziamento, tra gli obiettivi strategici e le prioritàgenerali dell’Unione, al fine di stimolare la competitivitàdi dette industrie e consentire loro di realizzare il potenziale di cui dispongono in termini di creazione di impieghi di qualità e di crescita”.

Per sostenere le ICC “occorre, infine, migliorare l’accesso al credito in particolare per le PMI. Riteniamo – spiega la Costa – che sia necessario sviluppare capacità che permettano di valutare i rischi specifici derivanti dalla mancanza di garanzie materiali e della dipendenza da attività immateriali. Importante, quindi ampliare la gamma di strumenti di finanziamento a disposizione delle microimprese e delle PMI, tramite nuovi modelli di finanziamento innovativi, come il micro credito, i contributi rimborsabili, il crowdfunding, il finanziamento con capitale di rischio e il venture capital. Fondamentale, in questo contesto, arrivare a far accettare al sistema bancario i diritti di proprietà intellettuale come garanzie reali e aprire l’EFSI alle PIM culturali, audiovisive e creative”.

LA DIPLOMAZIA CULTURALE

Con la Comunicazione “Verso una strategia dell’Unione europea per le relazioni culturali internazionali” si è aperta una nuova stagione politica. Si è trattato di “un documento strategico, sollecitato dal parlamento già dal 2011 e incluso tra le 4 priorità della presidenza italiana a fine 2014, che fa della cultura uno strumento chiave nelle relazioni internazionali – aggiunge Silvia Costa -. Si è compreso che solo restituendo una dimensione culturale ed educativa alla politica europea e investendo nei valori identitari europei in dialogo con il mondo e con la ricchezza della nostra diversità culturale, l’Europa potrà essere un attore globale”.

IL COPYRIGHT NEL SETTORE CREATIVO

È ancora in corso, invece, la battaglia sulla riforma del Copyright per cercare di “colmare il divario di valore che penalizza le ICC , in particolare del settore musicale e audiovisivo”. Nonostante, un consumo senza precedenti di contenuti creativi, “gli autori e i creatori, a causa delle piattaforme online che permettono la distribuzione di contenuti protetti da copyright, non beneficiano in maniera equa e proporzionata di questo aumento dei consumi”. Per questo motivo, “stiamo cercando di trovare soluzioni giuridiche equilibrate che siano adattate all’era digitale, ma che sostengano e incontrino gli interessi di tutte le parti coinvolte attraverso un chiarimento della responsabilità di quelle piattaforme di condivisione laddove svolgano un ruolo attivo nella distribuzione, nella promozione e nello sfruttamento economico dei contenuti protetti, generando enormi profitti, a scapito dei creatori”.

IL REGOLAMENTO SATCAB

Si è invece conclusa alla fine dell’anno “la nostra battaglia condotta sul cosiddetto Regolamento SatCab, ovvero la possibilità per leTv di trasferire online produzioni e programmi, perche fosse salvaguardato il principio di territorialità, a sostegno del lavoro e della qualità dell’opera dei piccoli e medi produttori europei, dell’ occupazione nell’industria audiovisiva, della salvaguardia dell’identità culturale in Europa. Una posizione ferma, tenuta in Parlamento dalla nostra delegazione per garantire un adeguato sistema di finanziamento, produzione e distribuzione dei contenuti, assicurando al contempo la fruizione dei prodotti ai consumatori. Regole certe ed eque per incentivare da un lato la circolazione europea delle opere anche online ma non mortificando la creatività e la qualità dell’industria audiovisiva europea”.

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