Sistema museale nazionaleLa “mia missione principale è questa”: costruire un sistema museale nazionale che sia “inclusivo, non gerarchico, ispirato ai protocolli di rete”. Antonio Lampis, direttore della Direzione Generale Musei del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, traccia le linee di come sarà il “suo” Sistema museale nazionale. Suo perché adesso è lui che dovrà mettere nero su bianco l’organizzazione e il funzionamento del meccanismo pensato dal ministro Dario Franceschini nel 2014 come parte della riforma dei musei. A breve il ministro varerà il decreto con cui verranno ratificati i livelli uniformi di qualità (Luq) e definite le modalità di accreditamento dei musei al sistema. Dopodiché, ma non prima di aprile o maggio, Lampis pubblicherà il suo decreto.

“Un decreto che ho quasi già tutto pronto nella mia testa – spiega ad AgCult – e che definirà modalità di organizzazione e funzionamento di un sistema museale che comprenda tutto: musei statali, regionali, comunali, privati”. C’è tanto da fare, assicura. La riforma dei musei prevede che dopo l’approvazione degli standard, il direttore generale Musei faccia una regolamentazione di come si costruisce il sistema. “Mi confronterò con il Cts (Comitato tecnico scientifico Musei ed Economia della Cultura), poi lo porterò al Consiglio superiore dei Beni culturali e solo allora si potrà approvare”.

IL SISTEMA NAZIONALE DEI MUSEI

Ma come sarà organizzato questo sistema museale nazionale? Lampis fin dai primi giorni dopo il suo insediamento ne ha parlato molto spesso. “Gestione sostenibile e governance partecipativa sono i pilasti portanti del sistema nazionale dei musei – spiegava a ottobre 2017 lo stesso Lampis a Palermo -. Aver messo l’accento su tali elementi rende ovvio e necessario il collegamento dei musei al territorio cittadino o regionale nel quale sono stati creati. Il punto di forza italiano, in assenza di uno storico disegno nazionale stile Louvre o Prado, sta proprio in questo collegamento in capo allo Stato, di centinaia di musei e luoghi della cultura che, grazie ad un protocollo di rete avanzato, appunto il sistema museale, potranno avere nuovi strumenti e occasioni per moltiplicare gli effetti positivi di ogni singolo loro impatto nella società”.

Per Lampis appare scontato che il sistema nazionale dei musei “debba essere fondato sul collegamento tra i musei di proprietà pubblica e privata, secondo il principio di sussidiarietà, distante da modelli gerarchici e fondato su pratiche di inclusione, scambio di informazioni e buone pratiche, formazione coordinata e concepito come aperto all’evoluzione verso progressivi livelli di rispondenza agli standard. Ulteriori elementi determinanti, in un’ottica di gestione partecipata, sono una frequente e diffusa formazione degli operatori ed una necessaria evidenza in termini di branding, in quest’ultimo caso anche attraverso l’individuazione di un luogo fisico in cui potersi rappresentare, favorire incontri reali, bilanci sociali, scambi di esperienze”. E’ per questo che dal 19 gennaio 2018 il Planetario delle Terme di Diocleziano a Roma sarà la scenografia di un appuntamento fisso ogni due mesi per parlare di sistema museale ospitando un direttore di museo autonomo, uno di un museo regionale e uno di un museo privato.

LE GENERAZIONI POKEMON

Una attenzione particolare, nell’ambito della riforma del sistema museale, andrà dedicata “alle giovani generazioni, le cosiddette generazioni pokemon, per le quali l’organizzazione del sapere ha una catalogazione completamente differente da quella del passato millennio. Il grande cambiamento sta nel fatto che, per esempio, il prestigio sociale all’interno delle comunità di bambini piccolissimi, lo si ha attraverso percorsi di conoscenza e non più se si è il più bello, il più bullo il più ricco, il figlio del papà più importante. Oggi chi conosce meglio le tecniche cognitive delle carte che ha collezionato è il leader del gruppo dei bambini, ciò significa che sei leader per quello che sai. Le nuove menti gestiscono fin dall’infanzia una vastissima complessità esperienziale, concepita in termini di evoluzione costante, dunque, anche il sistema nazionale dei musei non potrà che essere evolutivo e dovrà assomigliare il più possibile alle reti neurali, ai protocolli del web, essere assolutamente inclusivo”.

CHE COSA MANCA AI MUSEI

Oggi ai musei manca ancora, spiega Lampis, “un collegamento informatico condiviso e connesso con il Ministero, quel necessario collegamento che favorisca lo scambio di informazioni, la valutazione dei big data, le verifiche gestionali, e che finalmente possa accelerare la gestione contabile. I sistemi di protocollo di rete attuali non possono che essere fondati sul collegamento, non sull’appartenenza e quindi, il lavoro sugli standard sarà un work in progress, sarà un’aspettativa di perfezionamento anche nello spirito delle indicazioni che ci vengono dalla comunità europea e dal buon senso”.

IL VANTAGGIO SOCIALE

Ultimo punto sul quale porre un accento particolare nel panorama della normativa connessa al sistema museale nazionale è “l’importanza dello SROI (Social Return of Investment)”. Per Lampis, “quando parliamo di sostenibilità economica dei musei non intendiamo solo entrate e uscite, ma la valutazione consapevole dei benefici economici ai territori che derivano dalla loro mission istituzionale e sociale. Ad esempio, le visite guidate gratuite che i musei forniscono alle scuole e alle università sono un contributo che il Mibact fornisce al sistema istruzione e tale contributo dovrebbe entrare nel conto economico o almeno nel bilancio sociale del Mibact. Il punto di arrivo di una buona gestione è rendere noto il bilancio sociale. Il sistema nazionale museale racconterà anche questo. Tutto ciò che sarà speso per la gestione di un museo andrà comunicato ai cittadini in termini di vantaggio sociale perché il settore culturale produce di gran lunga di più di quanto spende”.

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