La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma celebra i sessant’anni della Galleria L’Attico con Scorribanda, la mostra che ne ripercorre il lungo percorso artistico a partire dalla fondazione in Piazza di Spagna. Il racconto visivo di queste esperienze si traduce in un progetto di mostra ideato da Fabio Sargentini in collaborazione con la Galleria Nazionale attraverso una selezione di artisti legati all’attività del gallerista dalla fine degli anni cinquanta ad oggi. Una quarantina di opere sono dispiegate, come tasselli di un domino, senza soluzione di continuità lungo le quattro pareti del Salone Centrale. Recuperando lo spirito avanguardista che aveva caratterizzato già ai tempi questa Istituzione, la Galleria Nazionale riunisce in un fil rouge artisti apparentemente contraddittori e inconciliabili, proponendoli in una dimensione ambientale nuova. Dal 23 gennaio al 4 marzo 2018 il Salone Centrale diventa così aggregazione dialettica di artisti generazionalmente diversi e centro generatore di movimento, luce e spazio. Fondata nel 1957 da Bruno Sargentini, nella sua prima sede in Piazza di Spagna, L’Attico acquisisce in pochissimi anni una fama internazionale. Nelle sue sale si alternano i più bei nomi del panorama artistico dell’epoca: Capogrossi, Leoncillo, Fontana, Mafai, Fautrier, Brauner, Magritte, Matta, Permeke, Canogar.

Fabio Sargentini è al fianco del padre Bruno fin dal primo giorno, maturando, a partire dal 1965, il desiderio di lavorare con artisti a lui coetanei. Mentre Bruno si trasferisce in uno spazio in via del Babuino, il figlio per due anni mette a ferro e fuoco la galleria di Piazza di Spagna con memorabili mostre sperimentali: Pascali, Kounellis, Pistoletto, Mattiacci. Nel 1968 Fabio Sargentini trasforma lo spazio di piazza di Spagna in una palestra di ginnastica. La mostra si chiama Ginnastica mentale. Cambiando di segno alla galleria, si apre la strada per rivoluzionare la concezione contemplativa dello spazio espositivo. La mostra dei cavalli vivi di Kounellis, nel nuovo spazio del garage di via Beccaria, sancisce questo cambiamento epocale. Nel garage, contemporaneamente a mostre di Mario Merz, Eliseo Mattiacci, Sol LeWitt, Gino De Dominicis e molti altri, Fabio Sargentini organizza dei Festival di musica e danza con musicisti e danzatori americani che anticipano la performance. Nel 1972 al garage di via Beccaria affianca un altro spazio in via del Paradiso, con caratteristiche del tutto diverse, non più tabula rasa, bensì soffitti affrescati, porte dorate e pavimenti marmorei, che suggeriscono un raccordo con la storia dell’arte. Infine nel giugno del 1976 lascia il garage che viene inondato da 50.000 litri di acqua e che per tre giorni si offre al pubblico come una sorta di “lago incantato”. Fabio Sargentini intraprende, parallelamente, anche la strada del teatro sperimentale. Suoi sono i primi lavori in Italia di teatro concettuale. Nel 1983 riprende l’attività della galleria di via del Paradiso, alternata con l’attività teatrale. Scopre e lancia alcuni artisti di San Lorenzo: Nunzio, Tirelli, Pizzi Cannella, Limoni, Luzzi, Palmieri. Nel frattempo non trascura i suoi artisti storici come Pascali, Leoncillo, Nagasawa e Uncini. Dal 2003 firma con Elsa Agalbato una serie di eventi e spettacoli sperimentali, tra cui Ti regalo un anello(2016);Toga e Spada(2017).

“Ho voluto dare a questa mostra, che occupa tutto il Salone Centrale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, un titolo che rispecchiasse lo spirito d’avventura che mi ha animato nella conduzione de L’Attico, la mia galleria d’arte”, ha commentato Sargentini. C’è infatti in “Scorribanda” un che di piratesco, di corsaro che mi piace. Esso si attaglia bene alla disposizione delle opere sulla parete, pensata da me come un racconto senza pause. L’idea, semplice ma efficace, si basa sull’annullamento della canonica distanza tra quadro e quadro. Lo sguardo non viene così a cadere necessariamente su una singola opera ma su una pluralità. “Scorribanda” è a tutti gli effetti un’installazione. Una quarantina di opere, tra dipinti e sculture di grande formato, dalla fine degli anni ‘50 al giorno d’oggi, sfiorandosi sulla parete, avvolgono in un abbraccio il Salone Centrale. Anche chi guarda percepisce questo abbraccio e non visi sottrae, anzi, le pupille sedotte si dilatano ad accogliere la visione d’insieme della lunga sequenza parietale. Un colpo d’occhio a360 gradi che sa di accerchiamento. Soltanto due sculture infatti sono situate nello spazio tridimensionale. Altrettanto emozionante è l’osservazione da vicino, la messa a fuoco nelle sue sfaccettature di una storia artistica che dura ininterrotta da sessant’anni. Dato l’accostamento di diversi stili ed epoche l’effetto dovrebbe essere spaesante, spettacolare. Godiamocelo! “

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