michela montevecchi elezioniLa riforma Franceschini va rivista per ritornare alla situazione pre-2014, occorre reinternalizzare i servizi aggiuntivi dei musei strettamente legati alla fruizione e alla valorizzazione mantenendo esterni solo quelli accessori ed è necessario avere un maggior controllo sui bilanci degli enti beneficiari dell’Art Bonus. Il programma del Movimento 5 Stelle in ambito culturale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo è “molto articolato e molto ricco” e questi tre punti sono solo la punta dell’iceberg. Lo spiega ad AgCult la senatrice Michela Montevecchi che ha partecipato in prima persona alla stesura dei punti programmatici del Movimento per quanto riguarda i beni e le attività culturali. Un programma che si poggia su quattro grandi sezioni: tutela e valorizzazione, spettacolo dal vivo, paesaggio e finanziamenti. Venerdì scorso insieme al simbolo è stata depositata anche una sintesi dell’intero programma pentastellato, ma la versione completa e definitiva deve essere ancora diffusa. Intanto le idee sul piatto sono tante, sottoposte al vaglio di operatori e cittadini o nate direttamente da istanze civiche.

Le proposte sono tante: dai distretti culturali (“non ci si può dimenticare del tessuto sociale e culturale dei territori” e occorre che “il grande cresca insieme al piccolo”) alle micro donazioni nell’ambito dell’Art Bonus, come sempre per l’art bonus la possibilità di fare ‘offerte’ non solo economiche ma anche in strumenti o competenze oppure la necessità di investire in fruibilità e accessibilità, nella digitalizzazione e nella tutela delle professioni. E altro ancora.

LA RIFORMA FRANCESCHINI

A cominciare dalla riforma che ha cambiato fisionomia al settore dei Beni culturali statali, la riforma Franceschini. “Questo programma è il frutto del lavoro svolto in 5 anni di legislatura e condiviso con vari operatori e i cittadini”, spiega Montevecchi. Sono andati in votazione sul blog tre quesiti: “riforma Franceschini, servizi aggiuntivi e mecenatismo”. Per quanto riguarda la riforma, “dopo una premessa abbiamo proposto tre opzioni: tornare alla situazione precedente, rimanere allo stato attuale o modificare la riforma mantenendo alcuni aspetti. Ha vinto l’opzione di tornare alla situazione pre-riforma”. Quindi, nel programma “c’è la proposta di tornare a una situazione simile a quella precedente all’anno 2014”.

I SERVIZI AGGIUNTIVI

La seconda proposta ha riguardato i Servizi aggiuntivi nei luoghi della cultura, quelli normati dalla legge Ronchey del 1993 (bigliettazione, guide, audioguide, prodotti editoriali, mostre, guardaroba, insomma tutti questi servizi che consentono di valorizzare un museo e di fruirlo nella maniera adeguata). “Questo servizio – spiega Montevecchi – non è cosi vantaggioso per lo Stato che, attraverso le esternalizzazioni, non ricava risorse economiche adeguate. Per questo, noi ci siamo chiesti se non fosse il caso di reinternalizzare alcuni servizi, soprattutto quelli strettamente legati alla fruizione e alla valorizzazione (ricerca, mostre, bookshop) e lasciare esternalizzati gli altri (ristorazione, guardaroba, bigliettazione come servizio, etc). Le opzioni prospettate ai cittadini, anche in questo caso, sono state tre: internalizzare tutto, mantenere la situazione com’è oppure trovare un punto di caduta visto che la presenza del privato è ormai consolidata nella gestione museale. Ha vinto l’opzione che prevede di rivedere le condizioni delle concessioni in sede di rinnovo delle stesse, andando nella direzione di reinternalizzare quelli strettamente legati alla fruizione e alla valorizzazione e mantenere esterni solo quelli accessori. Insomma – spiega Michela Montevecchi -, va rivista la situazione attuale”.

UN NUOVO MECENATISMO

Nel 2014 Franceschini vara il decreto Art Bonus, riprendendo e ampliando il meccanismo del tax credit, e introduce la possibilità di sgravi fiscali a fronte di erogazioni liberali a favore di interventi sul patrimonio culturale. In quel decreto, “grazie a noi prende corpo l’iniziativa del crowdfunding con l’istituzione della piattaforma di donazioni online sul portale del ministero”. Nel programma, ora, il Movimento 5 Stelle ribadisce che “l’art bonus va benissimo, anche se siamo stati contrari all’allargamento delle erogazioni liberali in favore delle società private concessionarie nella gestione dei servizi aggiuntivi”. In ogni caso, “si potrebbe ampliare il sistema e la platea andando nel solco del sistema francese che prevede un allargamento delle iniziative che il privato può fare a favore di un bene culturale, ad esempio offrendo strumenti o macchinari per un restauro e non solo soldi”.

Anche nel caso di questo terzo quesito sono state proposte varie opzioni sul blog e hanno prevalso “l’obbligo di trasparenza dei bilanci dell’istituzione o dell’ente culturale beneficiario delle elargizioni, la possibilità di effettuare micro donazioni da parte del cittadino, la possibilità di effettuare elargizioni strumentali o di competenze e infine prevedere sgravi fiscali calibrati sull’entità delle donazioni”.

PROFESSIONI, CATALOGAZIONE, FRUIZIONE E ACCESSIBILITÀ

Ma nel programma, spiega Montevecchi, c’è molto altro. Per quanto riguarda la tutela e valorizzazione, “tre punti importanti sono la tutela delle professioni nei beni e nelle attività culturali; la catalogazione e la digitalizzazione, ancora oggi non abbiamo un catalogo unico nazionale del patrimonio; la fruibilità e l’accessibilità dei beni. Se è vero, infatti, che l’Italia è un paese che spende di più in accessibilità, tuttavia c’è ancora molto da fare. E non si parla solo di barriere architettoniche, ma anche di bisogni speciali temporanei”.

IL PAESAGGIO E LE SOPRINTENDENZE

Altro punto essenziale è rappresentato dal paesaggio. Questa parte del programma “si pone come obiettivo quello di superare alcuni provvedimenti che hanno portato a un progressivo smantellamento delle soprintendenze come sentinelle sul territorio. Pensiamo allo Sblocca Italia, ad esempio. O al disegno di legge Madia di riforma della Pubblica Amministrazione in cui è stato introdotto il silenzio-assenso anche per le autorizzazioni in materia di Beni culturali e paesaggistici con una contrazione dei tempi per l’emanazione del parere da parte della Soprintendenza”. Sarà necessaria pure “una revisione della riforma per rendere più snello il funzionamento del ministero e delle sue realtà periferiche”.

I DISTRETTI CULTURALI

La riforma dei musei, secondo Montevecchi, ha creato “questi grandi poli museali autonomi, ma ha lasciato indietro il territorio. C’è tutto un tessuto sociale e culturale di contorno che non è certamente meno importante del grande polo museale che esercita una forte attrattività turistica nei confronti degli stranieri. Dimenticarsi del tessuto sociale e culturale in cui è incastonato significa perdere l’occasione di creare dei distretti culturali in cui il grande cresce insieme al piccolo in un processo osmotico. Così facendo si recupera anche il tessuto sociale di quelle aree. La cultura è uno strumento fondamentale per combattere il degrado sociale”.

LO SPETTACOLO DAL VIVO

Sullo spettacolo dal vivo “abbiamo fatto una battaglia senza quartiere che ci è stata riconosciuta anche dagli operatori del settore” in particolare “sulle fondazioni lirico-sinfoniche, sul teatro e la danza”. È importante per la senatrice cinquestelle “adottare misure che possano incentivare la frequenza e la fruizione dello spettacolo dal vivo da parte dei giovani. Ad esempio politiche di bigliettazione che rendano più accessibile il costo dei biglietti. Abbiamo bisogno di dare ai giovani quegli strumenti di aiuto affinché andare al teatro non sia un lusso, ma possa diventare una pratica virtuosa”. In questi campi, dal punto di vista professionale, “bisogna anche garantire degli sbocchi occupazionali. Diventa un problema fare politiche di aiuto alle attività dello spettacolo dal vivo se poi però non ci sono sbocchi occupazionali. Ci sono giovani che si formano in discipline come la lirica e la danza e poi non trovano sbocchi professionali in Italia, patria proprio della lirica e della danza”.

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